• RIPOSO FESTIVO

    Per il governo polacco la domenica è sacra

    In Polonia negozi chiusi nei giorni di festa: è l'impegno ribadito da Marlene Malag, ministro della famiglia: «è un tempo riservato alla famiglia, alla preghiera, non allo shopping». Lo storico sindacato Solidarność approva: l'obiettivo è tutelare i dipendenti. In Germania la legge più restrittiva sul punto. Poiché la festa fa bene al lavoro stesso, come ricordava il filosofo Josef Pieper.

    • ISLAM

    Egitto, è lotta contro il velo. Altro che islamofobia

    Le donne che indossano lo hijab (il velo) sono sempre più spesso discriminate, nei luoghi pubblici e non solo. Il velo, in Egitto, è ormai considerato socialmente associato ai poveri. L'imam di al Azar, però, lo vuole imporre ancora, almeno nei giorni di festa. In Nord Africa il dibattito è aperto. Contrariamente all'Europa. 

    • JIHAD

    Somalia, Shabaab all'attacco. Il governo li coopta

    Nella lunghissima guerra civile somala, il potente gruppo jihadista Al Shabaab è tornato a colpire. Ha condotto raid massicci oltre il confine etiope e ha condotto un attentato anche nel cuore della capitale Mogadiscio. Il nuovo presidente Mohamud promette di stroncare la minaccia. E al governo viene cooptato uno dei fondatori di Al Shabaab. 

    • TOTALITARISMO

    Lockdown più comunismo e in Corea del Nord si muore di fame

    Dal 14 agosto le restrizioni per il Covid-19 in Corea del Nord sono state rimosse. Nel Paese comunista, che si era sempre detto libero dal virus, era stato proclamato lo stato d'emergenza a maggio. Il lockdown ha provocato la morte per fame di decine di prigionieri. E anche i liberi non stanno molto meglio.

    • RUSSIA

    Darya Dugina uccisa, un attentato in cerca d'autore

    L’uccisione alla periferia di Mosca di Darya Dugina, figlia del filosofo politico Alexander Dugin, presenta ancora molte zone d’ombra soprattutto nei suoi possibili risvolti. Mosca accusa Kiev, l'Ucraina smentisce seccamente, nessuna pista (neppure quella interna) è esclusa, resta più probabile però l'ipotesi dell'attentato ucraino.

    • COLPI DI STATO

    In Mali partono i francesi e restano i jihadisti

    Si conclude la missione a guida francese che per otto anni ha contrastato i terroristi, con scarso successo. Al comando in Mali e Burkina Faso giunte militari che la popolazione sostiene aspettandosi maggiore sicurezza rispetto ai governi democratici. Speranza vana, perché aumentano i civili uccisi. I governanti dirottano il malcontento accusando Parigi.

    • RISCHIO ATOMICO

    Alta tensione sulla centrale di Zaporizhzhia

    Continua lo scambio di accuse sui bombardamenti che hanno sfiorato la centrale nucleare occupata dai russi. La Nato sollecita un’ispezione sul posto e il ritiro delle forze russe. Non è escluso che Zelenksy possa far leva su incidenti atomici per spingere i Paesi occidentali al suo fianco, rischiando però di perdere consenso internazionale se dovesse forzare troppo la mano.

    • ELEZIONI CONTROVERSE

    Ruto presidente (contestato) del Kenya

    Sull’elezione di William Ruto, annunciata dopo sei giorni dal voto, c’è l’ombra delle «questioni residue» che l’ambasciata Usa invita a superare. 4 membri su 7 della commissione elettorale hanno rifiutato di sottoscrivere l’esito, respinto apertamente dallo sconfitto Odinga.

    • UNIONE EUROPEA

    Varsavia accusa: dall'UE solo pretese e false promesse

    I polacchi puntano il dito contro l’Unione Europea: non funziona se l’uguaglianza dei singoli Paesi è solo nominale, mentre comandano i più forti. La reazione di Bruxelles, che stoppa i fondi e pretende riforme su aborto e lgbti, dimentica che è la “conservatrice” Polonia a farsi carico dei rifugiati ucraini.

    • VOTO CRUCIALE

    Kenya, perché le elezioni interessano oltreconfine

    Oltre a essere la potenza economica dell’Africa orientale, il Kenya conta nello scenario internazionale per il suo ruolo di mediatore nelle crisi degli Stati vicini. Anche il futuro del Paese, tra corruzione e debito con l’estero, è incerto e ha bisogno che le elezioni - tenutesi il 9 agosto - si concludano senza incidenti. Testa a testa tra Odinga e Ruto.

    • STATI UNITI

    L’assalto a Trump segna la fine del modello americano

    L’irruzione in casa dell’ex Presidente in realtà è il segno e il culmine del dominio di un’oligarchia (politica, finanziaria, mediatica, ecc.) che ha sovvertito l’ordine naturale e legale. Il rimedio, però, non consiste nel ritorno al cosiddetto modello americano, ai «princìpi dei Padri Fondatori», perché questi sono stati concepiti fin dall'inizio per consentire il dominio sociale e politico di una oligarchia.

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    • IL NEO PRESIDENTE

    Colombia, con Petro si insedia il castro-comunismo

    Il 7 agosto è iniziato il mandato presidenziale di Gustavo Petro, ex membro del gruppo di guerriglieri M-19 e primo leader di sinistra a prendere il potere nella storia della Colombia. Il forte simbolismo della cerimonia d’insediamento - culminata nello sfoggio della spada di Bolívar - rievoca l’ossessione chavista di imporre il socialismo del XXI secolo in tutta l’America Latina.

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