• LA MINACCIA

    Come l'Iran può colpire gli Usa anche in America Latina

    L'Iran potrebbe lanciare attacchi contro gli interessi statunitensi anche nei Paesi dell'America Latina, apparentemente agli antipodi. Per una serie di contatti prima commerciali, poi culturali, infine politici, l'Iran ha creato una vasta rete di contatti e simpatizzanti in Sud America e specialmente in Venezuela, con l'alleato Maduro.

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    • GOLFO

    Iran contro gli Stati Uniti, dove avverranno le rappresaglie

    Teheran ha annunciato una dura rappresaglia dopo l'uccisione del generale Soleimani, a Baghdad, per mano degli americani. Quale rappresaglia? La prima mossa è avvenuta nella notte, con un lancio di missili contro due basi americane in Iraq. Per i prossimi giorni? Non dobbiamo attenderci azioni troppo eclatanti, come attacchi ai pozzi sauditi o al traffico delle petroliere nel Golfo, ma azioni più selettive contro i comandi e le basi degli americani in Iraq. Infatti l'Iran ha d'ora in avanti tutto l'interesse di mostrarsi al mondo arabo e islamico come parte aggredita e un'escalation che coinvolga troppo gli alleati arabi degli Usa sarebbe controproducente.

    L'IRAN PUO' COLPIRE IN SUD AMERICA di Marinellys Tremamunno

    • VENEZUELA

    Maduro ci riprova: tenta la via del golpe parlamentare

    Maduro sta cercando di prendere il controllo del Parlamento, dominato da una maggioranza di partiti democratici. Ha provato a chiuderli fuori, con l'uso dell'esercito e nominare una nuova giunta direttiva di fedelissimi. Per ora il tentativo non è riuscito e ha attirato la condanna internazionale.

    • DIPLOMAZIA

    Nucleare iraniano, fine di un trattato che era già morto

    L'Iran, come prima rappresaglia per l'uccisione del generale Soleimani, annuncia che non rispetterà più i vincoli del Jcpoa, il trattato sul nucleare di Teheran. Di fatto riprende la corsa all'atomica. Tuttavia si tratta dell'ultimo chiodo nella bara di un trattato internazionale (voluto da Obama e dall'Ue) già morto nel 2018.

    • GUERRA

    Libia, arrivano i turchi. Per l'Europa non c'è più posto

    In Libia si assiste a una preoccupante escalation militare. I primi reparti militari turchi sono già sbarcati in Libia a sostegno del premier di Tripoli al-Serraj, ma sull'altro fronte l'offensiva del generale Haftar gli fa guadagnare  molti quartieri della città di Sirte. La crisi libica mette a nudo l'inconsistenza politica e diplomatica dell'Unione Europea (UE): il governo di Tripoli, che ormai si affida alla Turchia, ha cancellato la prevista missione diplomatica della UE, fatto che avrà drammatiche ricadute sull'Italia.

    • ELEZIONI

    Croazia: vince il socialista Milanovic. Cattolici delusi

    Presidenziali in Croazia: nel ballottaggio fra il socialdemocratico Milanovic e la conservatrice Grabar-Kitarovic, ha vinto il primo. La presidente uscente, cattolica, era troppo "adulta" sui temi etici per avere la fiducia dei cattolici. Che alla fine si sono astenuti in buona parte, non vedendo fra i due alcun "male minore".

    • DIPLOMAZIA

    Il raid Usa e l'assordante silenzio dell'Ue

    Mike Pompeo, segretario di Stato americano, nella prima conferenza stampa rilasciata dopo l’uccisione del generale Soleimani, ha dichiarato di aver discusso il raid con gli alleati. E di non aver avuto soddisfazioni dagli alleati europei. L'Ue non parla con una sola voce. Soprattutto: non parla. Le cause del silenzio sono politiche.

    • LA CRISI IRAQ-IRAN-USA

    Uccidere Soleimani? È moralmente lecito (a certe condizioni)

    L'azione statunitense che ha portato all'uccisione a Baghdad del leader iraniano Qassem Soleimani solleva una questione morale, sulla sua liceità o meno. La dottrina cattolica offre dei criteri chiari: l'azione è lecita se è un'azione difensiva armata (e questo è il caso) e se le modalità dell'atto sono proporzionali al fine buono. È chiaro che l'uccisione manu militari deve rappresentare l’extrema ratio per difendere alcuni beni di alto pregio (pace sociale, eliminazione dell'oppressione, etc.). Ci deve essere inoltre proporzionalità tra bene difeso e bene leso. Infine si richiede la proporzione tra benefici sperati e danni prevedibili. È chiaro che alcune di queste valutazioni richiedono l'apporto di analisti militari, ma a quanto è dato conoscere si può ritenere che l'attacco a Soleimani abbia fondate ragioni.

    IL SILENZIO DELL'UE di Stefano Magni

    • IRAQ

    Ucciso Soleimani: la dura risposta Usa all'espansionismo dell'Iran

    Inizio anno veramente incandescente in Medio Oriente, con l'uccisione del generale Soleimani. In Iraq la ribellione contro le milizie sciite ha innescato un confronto diretto fra Usa e Iran. La rivolta è infatti scoppiata contro la corruzione del nuovo potere che gli iraniani hanno stabilito in Iraq, dopo la sua liberazione dall'Isis. Khamenei ha puntato il dito contro la solita cospirazione Usa e ha alzato il tiro contro il personale militare e diplomatico americano in Iraq. Fino all'assalto dell'ambasciata a Baghdad. Ma a questo punto la risposta Usa è stata durissima e inaspettata. Uccidendo il generale Soleimani, è stato colpito l'architetto dell'espansionismo iraniano in Iraq, Yemen, Siria e Libano.
    - ATTENTATO CON COLTELLO, TOCCA ANCORA A PARIGI, di Lorenza Formicola

    • ISLAM

    Attentato con coltello, tocca ancora a Parigi

    Un morto e due feriti gravi sono stati provocati dall'ennesimo accoltellatore islamico, forse un convertito, a sua volta ucciso dalla polizia. L'attentato è avvenuto a Villejuif, periferia sud di Parigi, già teatro di precedenti attacchi di fondamentalisti islamici.

    • LA SVOLTA

    Spagna oscurantista, l'Ue sospetta del governo rosso

    Per sete di potere Sanchez ha accelerato il patto mortale non solo con Podemos, la versione europea del populismo castro-chavista, ma anche con i più estremi movimenti secessionisti spagnoli. Il Primo Ministro ha visto calare le proprie quotazioni a Bruxelles. Il programma presentato da Socialisti e Podemos rappresenta una svolta oscurantista ineguagliabile.

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    • POPULISMO

    L'esilio di Evo Morales, come la sinistra si mobilita

    Dopo che l'ex presidente boliviano è andato in esilio, a seguito di elezioni fraudolente, la sinistra sudamericana è entrata in crisi e sta reagendo in modo anche scomposto. Prima il Messico (Lopez Obrador), poi l'Argentina (Fernandez) lo hanno ospitato e si rifiutano di collaborare con la giustizia boliviana. La Spagna fa un "blitz" per aiutare i suoi sodali.