• MULTINAZIONALE COL TRUCCO

    Ikea, la holding che paga le tasse quanto un'opera pia

    Lo sapevate? Ikea, il gigante svedese del mobile low cost e gay friendly ha un segreto. Quello di essere una multinazionale che fattura centinaia di miliardi di dollari, ma che paga le tasse come una ong di Calcutta o un’associazione no profit che distribuisce pasti caldi ai clochard di Parigi. Possibile? Sì, ecco come fa.

    • SORPRESE ECONOMICHE

    Il Giappone doveva crescere E invece...

    Il premier nipponico Shinzo Abe aveva fatto un uso smodato della leva monetaria e ha lasciato aumentare il debito pubblico. Il tutto per sostenere la crescita, dopo un lungo periodo di stagnazione. Eppure, nonostante le previsioni di molti analisti, il Paese è entrato in recessione. Perché è una nazione che invecchia.

    • PASCAL SALIN

    Ue e crisi economica, il centralismo non è la soluzione

    L'economista francese Pascal Salin spiega a La Nuova Bussola Quotidiana, quali siano le cause della crisi economica e la sua possibile soluzione. Per Salin è sbagliato unificare le politiche economiche europee, idea dominante fra i politici: si sommerebbero gli errori nazionali invece che risolverli.

    • ACCIAIO E NON SOLO

    Ci vorrebbe una politica industriale

    Il caso drammatico delle Acciaierie di Terni, riportano alla ribalta il destino di grandi insediamenti industriali. Finanza predatoria, stagnazione, latitanza della politica: tutti aspetti che aggravano la crisi italiana e il problema della perdita dei posti di lavoro. Politica e sindacato devono cambiare radicalmente strada.

    • EDITORIALE

    Tanto lavoro a parole (e quello possibile subito)

    Tutti a parlare di lavoro, ma poi finisce che le risse ideologiche frustrano anche le migliori intenzioni del governo. Aldilà delle battaglie sulle regole del mercato, basterebbe però solo una maggiore efficienza di Stato ed enti locali per creare subito migliaia di posti.

    • CRISI IN BORSA

    La "droga" monetaria presenta il conto

    La crisi dei mercati finanziari, che si è accentuata nell'ultima settimana, è causata da politiche monetarie estremamente espansive. Iniettando troppa liquidità, le banche centrali hanno favorito la crescita di bolle speculative. E ora iniziamo a pagare il conto. La nostra classe dirigente non l'ha capito.

    • LA MANOVRA

    Quella fragile Stabilità voluta da Renzi

    Una Legge di Stabilità piena zeppa di contraddizioni: più spesa pubblica, ma risparmi (soprattutto a spese delle Regioni), taglio dell'Irap, ma aumento del debito, nel rispetto dei paletti europei. L'unica logica è quella elettorale: Renzi mira a ingraziarsi tutte le categorie.

    • RUSSIA

    Sanzioni, si avvicina il "generale inverno"

    Quanto sarà fredda la nuova guerra con la Russia? Per ora alle sanzioni finanziarie occidentali, Putin risponde con l'embargo sul settore agroalimentare e la minaccia di tagliarci il gas. La partita è appena incominciata. Vince chi terrà duro al prossimo inverno 2014-2015. Come ai tempi di Napoleone.

    • RIFORMA

    «L'importante è cambiare la cultura del lavoro»

    L'articolo 18 è solo un aspetto del problema. La proposta di Renzi, il Jobs Act, riguarda tutto il sistema. Roberto Corno, esperto di ricerca e selezione del personale, commenta questa nuova riforma.  "Avrà pure una scarsa efficacia pratica. Ma intanto contribuisce a cambiare la cultura del lavoro". Ecco perché.

    • PRESUNTA CORRUZIONE

    Eni: quel pregiudizio tutto italiano contro le lobby

    L'inchiesta della magistratura sulla presunta maxi-tangente Eni in Nigeria, può provocare danni economici ingenti in un momento molto delicato. Prove di corruzione, finora, non ne sono state presentate. E le leggi italiane sul lavoro di lobbying delle aziende sono una giungla mai riformata.

    • ECONOMIA CRIMINALE

    Così i milioni di mafia e droga salveranno l'Italia

    Dove non arriva la spending review, ci penserà la mafia a sistemare i conti dello Stato. Droga, prostituzione, contrabbando  potranno servire ad aumentare il Pil e far ripartire l'Italia. Stiamo scherzando? Beh, chiedetelo all'Europa che impone ai governi a ricalcolare il Pil tenendo conto anche del fatturato criminale.

    • MEDIA EVO/3

    Editorialisti a cottimo e strapagati: è la stampa bellezza

    Un segno del declino dei giornali è rappresentato dalla scelta degli editorialisti (quasi sempre non giornalisti). Sono sempre gli stessi, in alcuni casi riempiono le prime pagine dei principali quotidiani da venti o trent’anni, sono profumatamente pagati e sottraggono ingenti risorse al lavoro giornalistico.