Macché Quaresima, l'Europa sottomessa augura "Feliz Ramadan"
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Nell'Italia dei campanili scuole e diocesi si affrettano a benedire il digiuno islamico, a Colonia la Moschea centrale è più omaggiata del Duomo e a Londra si ferma anche il calcio. Una trasformazione culturale con imponenti ricadute economiche, mentre i cittadini europei restano con le mani in mano a veder sorgere la mezzaluna.
L’inizio del Ramadan 2026 è l’epitome definitiva e rumorosa, di un’Europa radicalmente cambiata. L’Italia, che per secoli ha scandito il proprio tempo sul rintocco dei campanili, si riscopre oggi un territorio di conquista culturale, dove il richiamo del muezzin e le circolari scolastiche sul digiuno islamico contano più delle tradizioni che hanno fondato la nostra civiltà. Mentre la Comunità di Sant’Egidio e Genti di Pace insieme a svariate diocesi in giro per lo stivale, da Torino a Bologna fino a Mantova si affrettano a benedire il mese sacro, ci accorgiamo che la cortesia del dialogo è diventata il silenzio del naufrago.
Il cuore di questa metamorfosi batte oggi a Genova, tra le mura dello storico istituto superiore Vittorio Emanuele II-Ruffini. La scuola, che conta ben 1.400 studenti è diventata il fulcro di una controversia che ha coinvolto i vertici dell’Ufficio Scolastico Regionale e lo stesso Ministero dell’Istruzione. Qui, una disposizione interna emanata dalla dirigenza, in nome dell’integrazione, ha esortato il corpo docente a differire verifiche e interrogazioni, rimodulando l'intera programmazione didattica per assecondare le necessità degli studenti che osservano il Ramadan. La scuola è stata così invitata anche ad adattarsi ai loro ritmi biologici, evitando accuratamente di fissare prove valutative in concomitanza con la veglia di preghiera del ventisettesimo giorno o per l’Eid al Fitr, festività conclusiva. C’è stato, poi, l’invito rivolto ai docenti di scienze motorie a concedere ampi esoneri dall’attività. Una scelta che ha destato profondo sconcerto nel resto degli studenti e che ha innescato immediate e aspre polemiche anche tra gli insegnanti che hanno formalmente segnalato i fatti all’Ufficio Scolastico Regionale. Mentre il Ministro Giuseppe Valditara è stato sollecitato all’invio immediato di ispettori. Ad ogni modo, niente di nuovo sotto il cielo italiano: basta ricordare la volontà di chiudere la scuola di Pioltello, già due anni fa, sempre per il Ramadan, o la proposta di trasformare il Natale in “Festa d’Inverno” all’Istituto Universitario Europeo di Fiesole.
A Roma, intanto, la pressione cresce. C’è il neo partito islamico MuRo27 (Musulmani per Roma 2027), capeggiato dall’ex dem Francesco Tieri, che punta a incidere sull’agenda elettorale capitolina con proposte politiche basate sulla religione islamica. La loro richiesta è esplicita: chiudere le scuole nella Capitale per favorire il Ramadan, proprio come avvenuto, sottolineano, a Pioltello, dove il 40% degli studenti si assentava bloccando di fatto le lezioni. Una bella presa di posizione ideologica, scegliendo scientemente Roma come simbolo della rivoluzione che sta combattendo una religione che, comunque, non ha ancora firmato l’intesa con lo Stato italiano.
Tra menù halal nelle mense scolastiche, polemiche sul crocifisso e lezioni che non disturbino l’islam, il rischio di una totale prostrazione ideologica è palpabile. Si tratta di una forma di discriminazione invertita, in cui si pretendono diritti senza rispettare i doveri, tradizione e identità. Lo specchio deformante di questo futuro è Colonia, in Germania. Qui, i segnali di islamizzazione sono ovunque: passando davanti al maestoso Duomo, una delle chiese più imponenti della cristianità europea, ci si accorge che il simbolo è ormai solo una scenografia da cartolina. La Moschea Centrale di Colonia domina infatti il paesaggio con i suoi due minareti da 55 metri e una cupola monumentale, un complesso costato oltre 30 milioni di euro e finanziato dall’Unione turca DITIB. Inaugurata personalmente dal presidente Erdoğan, la moschea è gestita da imam che sono dipendenti pubblici turchi inviati da Ankara come veri agenti governativi in Germania. Nel 2024, persino il club di calcio locale ha inserito la sagoma della moschea sulla maglia ufficiale come «omaggio all’inclusione». Dal 2021, il richiamo del muezzin è diffuso dagli altoparlanti in tutto il quartiere, un segno di rispetto approvato dal sindaco: un richiamo legato all’espansione dell’islamismo che copre tutto il resto.
È quella stessa Colonia dove, nel 2015, si consumò una delle pagine più vergognose della storia recente: oltre 1.000 uomini aggredirono sessualmente 1.200 donne tedesche colpevoli di essere bianche e vestite all’occidentale, quindi violentabili, secondo l’uso islamico, usando la tecnica islamica del taharrush gamea (molestie collettive) poi, importata finanche in Italia. La reazione delle autorità fu la censura e la minimizzazione, accusando chi denunciava di alimentare l’odio razziale. Copione che s’è rivisto tragicamente anche durante le ultime feste di capodanno in piazza a Milano.
A Londra la situazione è ancora più avanzata. Sono anni, ormai, che il Ramadan sembra aver soppiantato qualsiasi solennità della cristianità. Nei grandi supermercati campeggiano pubblicità che chiedono, «Sei pronto per il Ramadan?», Harrod’s propone cene per l’Iftar (il pasto serale che interrompe il digiuno) sul proprio sito, le catene di fast food offrono sconti e i parrucchieri restano aperti fino a tardi. Le "Luci del Ramadan" brillano a Coventry Street, facendo concorrenza a quelle installate per il Natale. C’è persino il momento dell’accensione istituzionalizzata, esaltata e pubblicizzata con orgoglio dal sindaco musulmano Sadiq Khan - sono luci interattive che occupano le varie piazze per augurare “buon Ramadan”. I siti del turismo londinese suggeriscono, poi, i migliori itinerari per celebrare il Ramadan in città con tanto di percorso gastronomico ed eventi organizzati dalla comunità musulamana. Le scuole modificano i calendari e la Bbc incoraggia l’empatia verso chi digiuna: è una città dove i musulmani sono il 15% e i cristiani una minoranza silenziosa.
Perfino il calcio inglese si è arreso. In Premier League e nella English Football League sono state istituzionalizzate le pause durante le partite per permettere ai tanti calciatori musulmani — campioni come Mohamed Salah, William Saliba o Abdoulaye Doucourè — di interrompere il digiuno al tramonto. Il protocollo, nato nel 2021, prevede sospensioni concordate prima della partita e testimonia come le società si stiano progressivamente sottomettendo abbracciando questa identità religiosa e politica a scapito della prassi sportiva.
Una trasformazione culturale talmente potente da produrre ricadute economiche concrete. In Italia, per esempio, i musulmani sono oltre 1,7 milioni (il 30% della popolazione straniera). Il mercato dei prodotti certificati halal — alimentari, cosmetici e farmaceutici — è cresciuto del 3,5% a valore, nell’ultimo anno, superando i 381 milioni di euro di vendite al dettaglio. Il Ramadan è diventato una vera “micro-stagione” dei consumi: catene come Carrefour attivano ormai sconti specifici su carni e ingredienti per l’Iftar e aspettano il consumo serale per fare cassa.
E, allora, dov’è l’inclusione quando i cittadini europei si sentono stranieri nei loro stessi quartieri? Dov’è la diversità quando l’unica cultura visibile è quella islamica? Dov’è finita la cristianità europea? Per ora, sta a guardare la forza dilagante del Ramadan.
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