• UTERO IN AFFITTO

    Ucraina, i 46 neonati e l’ingiustizia a monte

    La vicenda dei 46 bimbi bloccati in Ucraina ricorda che l’utero in affitto è l’esito più sconcertante della fecondazione artificiale e della breccia aperta con la Legge 40. Per loro si mobilitano le femministe, che però non si accorgono delle contraddizioni del proprio pensiero sull’autodeterminazione. Cosa fare con i bambini? Qualunque soluzione verrà presa, il problema è alla radice.

    • IN ATTESA DELLA CONSULTA

    Figli di “due madri”, sarà sì al suicidio della famiglia?

    Un’italiana e una statunitense si “sposano” negli Usa e fanno ricorso alla fecondazione artificiale in Danimarca. Dopo il parto a Pisa dell’americana, la coppia lesbica chiede che il bambino venga riconosciuto dal nostro Paese come figlio di entrambe. In giornata potrebbe arrivare la decisione della Corte costituzionale, e il rischio è di un ulteriore attacco al buonsenso.

    • LA SENTENZA DEL TAR

    Eterologa senza limiti, il problema è il “diritto” al figlio

    Dopo il ricorso di una coppia, il Tar della Lombardia ha eliminato il doppio vincolo previsto dalla Regione per l’accesso alla fecondazione eterologa: il non superamento dei 43 anni da parte della donna e il limite di tre cicli. Per i giudici amministrativi è «irrazionale» distinguere tra omologa ed eterologa. Il problema, in realtà, è alla radice: il diritto al figlio contenuto nella legge 40.

    • L’INTERVISTA

    Bertelli: «Il decreto sui nuovi Lea discrimina i cattolici»

    «Il governo Gentiloni ha inserito nei nuovi Lea solo le tecniche di fecondazione in vitro, cioè quelle a cui i cattolici non possono accedere in retta coscienza, creando così una discriminazione pazzesca». Lo dice alla Nuova BQ il genetista Matteo Bertelli, che chiede un tavolo di confronto con l’attuale esecutivo. Dai nuovi livelli essenziali d’assistenza è rimasta esclusa la naprotecnologia, cioè l’alternativa cattolica (e all’avanguardia) alla fecondazione artificiale.

    • 40 ANNI DOPO

    Prima nata in provetta festeggia. Ma c'è poco da esultare

    Ovvio che Louise celebri la vita, data da Dio anche se "costretto" a creare un’anima in vitro. È il fatto angosciante di un uomo che piega la creazione a sé, i cui effetti oggi sono devastanti, basti pensare al farmaco che blocca la pubertà approvato ieri dal governo, nel tentativo di strappare a Dio, dopo la vita, anche la sessualità.