• LA LETTERA

Cari politici, la vostra strategia è guerrafondaia

In forza di motivazioni presentate come indiscutibili per le democrazie, non si considerano più le conseguenze catastrofiche della guerra e di un suo allargamento. È la naturale conseguenza di politici, anche cattolici, che guardano la Parola di Dio come un corpo estraneo; di un’Europa che disprezza le sue radici e i suoi grandi personaggi, come san Giovanni Paolo II, che hanno operato davvero per la pace. Un consiglio...

“Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada!” (Mt 26, 52).

Cari parlamentari europei, cari politici italiani,

zelanti nel travolgerci tutti, precipitosamente, in un inquietante “tempo di angoscia”; protesi nello spingerci tutti, passo dopo passo, verso un orizzonte non definito, in cui si delinea sempre più il rischio reale di una nuova guerra in Europa dai risvolti e dalle conseguenze del tutto incontrollabili. Voi siete sempre più in balìa di oscillazioni emozionali e di contraddizioni che contribuiscono ad innalzare il livello di angoscia della gente. Oscillazioni dovute, sembra, al fascino fatale rappresentato dal bisogno di grandezza storica e di ergersi a nuovi difensori della democrazia e dell’umanità.

Ma quanti, quanti morti ci vorranno ancora per capire che stiamo andando nella direzione sbagliata? Quest’azione politica - che ci sta spingendo verso la guerra, giustificata come inevitabile scelta etica a cui sono chiamate le democrazie - lascia non solo l’amaro in bocca, ma lacera l’esistenza stessa; perché la sensazione è che si sia imboccata una strada già pensata, predisposta, preparata da tempo. In forza di motivazioni che vengono proposte all’immaginario collettivo come indiscutibili, si è smesso di considerare la guerra per le sue catastrofiche conseguenze per l’umanità intera. Ora, la guerra, il conflitto armato, è divenuto improvvisamente l’unica risposta possibile, un inevitabile Qui e Ora, destinato a travolgerci tutti. Il maligno si presenta sempre, nella vita di tutti, in forme seducenti e menzognere, facendo apparire le sue proposte come cosa buona e giusta!

Eppure, considerare “buona e giusta” una strategia che porta inevitabilmente verso un allargamento della guerra, è un modo arduo di risolvere il problema che affligge l’Ucraina, che richiederebbe da parte di tutti i politici e i leader europei massima prudenza, tatto, buon senso e umanità: virtù che sembrano così fortemente assenti nelle espressioni e nel linguaggio della politica.

Domanda: ma questa Europa che ha rinunciato alle sue radici cristiane, che ha alimentato il disprezzo verso un’ontologia etica della persona, che guarda con disprezzo al suo passato e alle sue tradizioni, e che ha posto le basi del suo futuro su una visione del mondo in cui i valori delle generazioni che l’hanno resa grande devono essere cancellati… riuscirà a sopravvivere a sé stessa, a non bruciarsi e a non frantumarsi? Riuscirà, questa Europa, ad evitare che, a loro volta, anche i popoli che le appartengono e da cui è nata si brucino e si frantumi quell’unità culturale e di valori che l’ha resa grande nel mondo?

Un Uomo senza Dio e senza etica è di per sé un campo di battaglia tra il bene e il male. Oramai sappiamo che la Bibbia e la Parola di Dio, anche per i tanti politici che si dichiarano cattolici, è guardata come un corpo estraneo, come se non ci riguardasse più; dimentichi che la Parola di Dio non è solo una finestra aperta sul passato, ma una luce che può illuminare il futuro e che può insegnare a “codificare” il presente! Quanto ci aiuterebbe anche oggi meditare sulla Parola di Dio. Attenti, signori miei, a cosa ci dice la Bibbia: “Tu vieni a me con la spada, con la lancia e con l’asta. Io vengo a te nel Nome del Signore”! (1 Sam 17, 45).

Che senso ha, alla luce della Parola di Dio, armarci con la stessa violenza - alla pari o anche di più - di quella che si dice di voler combattere? Putin, che ha attaccato l’Ucraina, è vittima e carnefice di sé stesso. Ce lo ha insegnato quel grande Papa che ha sofferto, in prima persona, sia il comunismo che il nazismo: la violenza genera violenza e chi la promuove, poi, la subisce. Questa è la storia, carissimi, è essa stessa che ce lo insegna: chi vince oggi ha ucciso chi ha vinto ieri, e domani ci sarà chi ucciderà chi ha vinto oggi.

Giovanni Paolo II, l’11 maggio 1991, scriveva ai vescovi d’Europa: ‹‹La persecuzione ha raggiunto l’intensità maggiore in quei casi dove, come in Ucraina, Romania, Cecoslovacchia, le locali Chiese Cattoliche di tradizione bizantina, sono state dichiarate “sciolte” o non esistenti... col ricorso a metodi dispotici o corrotti››. È stato documentato che in un lasso di tempo non lungo, nel secolo scorso, furono ufficialmente soppressi in Ucraina 344 religiosi tra vescovi, sacerdoti e membri di ordini religiosi (The Ukrainian Greek Catholic Church and the Soviet State, p. 236).

L’elezione al soglio pontificio di Karol Wojtyla cambiò però il panorama geopolitico (egli conosceva bene sia le tattiche del comunismo che del nazismo). Il Papa compì perciò attenti e importanti passi diplomatici, confrontandosi sia con i politici sovietici che convocando a Roma il “Sinodo dei Vescovi Cattolici Ucraini”. Sebbene nell’Unione Sovietica, allora con a capo Gorbaciov, si parlasse molto di “Glasnost” (trasparenza e chiarezza nei rapporti politici), la repressione sovietica continuò con diversi metodi coercitivi, ad esempio vietando le celebrazioni pubbliche cattoliche. Nel dicembre 1989, dopo la visita di Gorbaciov in Vaticano e l’incontro con Giovanni Paolo II, al mondo venne dato il seguente annuncio: ogni congregazione in Ucraina poteva decidere se essere greco-cattolica o ortodossa! Ma soprattutto, cosa bellissima, si istituì una commissione formata dai rappresentanti del Vaticano, della Chiesa Cattolica Ucraina, con la Chiesa Ortodossa Ucraina e il Patriarcato di Mosca. Si apriva così una strada di Pacificazione sociale, religiosa, umana.

Cari parlamentari europei e ministri vari, imparate dagli uomini che fecero grande la nostra storia, uomini “grandi” perché capaci di vero dialogo - seppure sofferto - e tenaci nel perseguire ostinatamente la pace. Perché, prima dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, l’Europa e la politica non si è attivata - come sta facendo oggi - per cercare o tentare un dialogo che fosse davvero in grado di fermare la guerra? Cosa glielo ha impedito? Che tristezza pensare che in Europa, in un momento significativo per i cattolici qual è il periodo natalizio, quando già si potevano intravedere i segni dell’imminente catastrofe, la preoccupazione dei parlamentari europei era di sopprimere ufficialmente i nomi di Maria e Giuseppe dalle carte istituzionali. Ma siamo impazziti? È normale? Cosa sta succedendo a chi ci governa? Cosa gli sta veramente a cuore?

Carissimi, la vera difesa della democrazia è smettere di fare della vita dei popoli e delle nazioni un campo di battaglia per le guerre dei potenti.

Chiudo con un (possibile?) suggerimento: all’Oratorio, da bambini, si giocava al “tiro alla fune” ma il nostro curato, furbo, non dava la vittoria al più forte, ma premiava chi faceva cadere la squadra avversaria. Come? Per vincere bisognava mettere in atto la seguente strategia: prima bisogna tirare forte la corda e, quando l’avversario è concentrato nell’imprimere a sua volta il massimo della forza nel tirare, quello è il momento di mollare completamente la corda, facendoli cadere a gambe all’aria. Provateci! Speriamo che tutti possiamo comprendere che il male lo vince solo chi decide di non farlo agli altri! Il vero coraggio, oggi, è di chi ha la forza di spezzare la catena del male.

* Suora e fondatrice della Comunità Shalom

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