Colpo di scena, il processo a Becciu è tutto da rifare
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Riparte da zero il procedimento giudiziario che è "costato" il conclave al porporato sardo, dopo che la Corte d'Appello vaticana ha decretato la nullità relativa del primo grado per inosservanza delle garanzie procedurali. Soddisfazione per le difese, debacle per l'ufficio del promotore ed in particolare per l'operato di Alessandro Diddi.
Colpo di scena del caso Becciu. La Corte di Appello dello Stato di Città del Vaticano ha decretato ieri la «nullità relativa» del primo grado ed ha disposto la «rinnovazione del dibattimento e il deposito in cancelleria di tutti gli atti e documenti del procedimento istruttorio». Una sorpresa per tutti anche se a rileggere le parole di Leone XIV alla cerimonia d'inaugurazione del tribunale di Città del Vaticano si poteva capire che qualcosa stava effettivamente cambiando nella macchina giudiziaria d'Oltretevere. Prevost aveva detto che «l'osservanza delle garanzie procedurali, l’imparzialità del giudice, l’effettività del diritto di difesa (...) costituiscono le condizioni attraverso le quali l’esercizio della funzione giurisdizionale acquista particolare autorevolezza e contribuisce alla stabilità istituzionale».
Proprio l'inosservanza delle garanzie procedurali e la mancata effettività del diritto di difesa ha portato la Corte d'Appello presieduta da monsignor Alejandro Arellano Cedillo a dichiarare la nullità della sentenza di primo grado che aveva condannato a più di cinque anni di reclusione il cardinale per truffa e peculato. Insieme a lui, erano stati condannati altri nove imputati nel processo per la gestione dei fondi della Segreteria di Stato mentre era stato assolto il suo ex segretario monsignor Mauro Carlino. Ora quest'ultimo sarà l'unico a non doversi ripresentare nelle aule vaticane mentre per gli altri si ricomincia ma questa volta davanti alla Corte d'Appello. Quest'ultima tira le orecchie all'ufficio del promotore di giustizia che dovrà depositare in cancelleria entro fine aprile tutti gli atti e i documenti del procedimento istruttorio, senza tagli e selezioni.
La Corte ha infatti ha ritenuto fondata l'eccezione di nullità sollevata dalle difese degli imputati che lamentavano la mancata messa a disposizione di tutti gli atti e i documenti del procedimento da parte del promotore di giustizia. La linea della difesa passa anche sulla contestazione relativa al rescriptum ex audientia del 2 luglio 2019 con cui Francesco diede ampissimi poteri istruttori al promotore di giustizia. Questo rescriptum, infatti, così come altri tre ad hoc emanati nei mesi successivi, rimasero segreti fino alla produzione in giudizio il 29 giugno 2021. La Corte ha dato ragione ai difensori sul fatto che la mancata pubblicazione «abbia inciso sulla legittimità di alcuni atti istruttori adottati sulla base dello stesso» e pertanto ha disposto la rinnovazione del dibattimento.
Un trionfo per le difese, una debacle per l'ufficio del promotore ed in particolare per l'operato di Alessandro Diddi, grande protagonista in primo grado. La Corte ha dato ragione alle due contestazioni che sono state un cavallo di battaglia delle argomentazioni della professoressa ordinaria di Diritto canonico, Diritto ecclesiastico e Storia del diritto canonico presso l'Università di Bologna Geraldina Boni. Nel suo libro scritto con Manuel Ganarin e Alberto Tomer Il processo Becciu. Un’ analisi critica aveva sviscerato sia la questione dell'omesso deposito di numerosi atti sia quella della segretezza dei rescripta, ritenendoli una violazione del diritto di difesa.
Contattata dal nostro giornale, la docente non ha fatto commenti ma ha manifestato la sua soddisfazione per quella che ritiene una «vittoria della giustizia». Una soddisfazione condivisa anche dai legali di Becciu, Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo, che hanno vinto su tutta la linea e si vedono riconosciute dalla Corte le contestazioni mosse più volte anche nel corso del dibattimento in primo grado.
Ora la Corte d'Appello non si limiterà alla disamina dell'appello delle difese, ma rifarà il processo in condizioni che sono oggettivamente ritornate alla normalità dopo la fase dell'«eccezionalità» segnata dai rescripta. Il riconoscimento della Corte d'Appello del mancato rispetto del diritto di difesa riporta alla mente l'editoriale che il 30 ottobre 2024 scrisse Andrea Tornielli sui media vaticani per difendere le motivazioni della sentenza di primo grado. Il direttore editoriale del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede parlò di Processo giusto e trasparenza.
Oggi è un tribunale vaticano a sancire che quel processo non fu giusto e che non ci fu trasparenza perché il rescriptum del 2 luglio 2019 non fu pubblicato e perchè tutti gli atti e documenti non vennero messi a disposizione degli imputati e dei loro difensori. Tornielli scriverà un nuovo editoriale sull'ordinanza di ieri?
Appello per Becciu, ma i media vaticani bypassano i giudici
Dichiarata ammissibile l'istanza della ricusazione presentata dalla difesa del porporato e degli altri imputati. Ieri la prima udienza, tra le anomalie giudiziarie e comunicative ereditate dal pontificato precedente.
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«Nell’accettazione pontificia ci sono numerosi profili di incertezza perché non si menziona il conclave né si priva espressamente Becciu della dignità cardinalizia. I cardinali avrebbero dovuto tenerne conto, ma Becciu ha dato comunque prova di grande amore alla Chiesa con il suo passo indietro». Sul caso del porporato estromesso dal conclave parla la canonista Geraldina Boni.

