Vescovi senza mandato, Lefebvre parla per bocca di Schneider
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Lo scisma c'è ma il vescovo kirghiso non lo vede. In una recente intervista il presule torna a sostenere le ragioni della San Pio X appellandosi a un presunto minore legalismo dell'epoca patristica, smentito però dai Padri stessi.
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«Sono convinto che un giorno, in futuro, [mons. Marcel Lefebvre] sarà riconosciuto dalla Chiesa come un grande vescovo, e non escludo che un giorno, in futuro, in qualche modo, possa essere canonizzato, come vescovo confessore in tempi difficili». Così, in una recente intervista a Michael Matt, per The Remnant, mons. Athanasius Schneider rende noto l’esito di un percorso partito per riconciliare la Fraternità Sacerdotale San Pio X con la Chiesa e finito con il supportare la deriva scismatica della stessa.
Il modo con cui Schneider, in questa intervista, sostiene la liceità delle ordinazioni episcopali del 1988 e di quelle annunciate dalla FSSPX per il prossimo 1° luglio, conferma la percezione che avevamo avuto in occasione della sua lettera aperta a Leone XIV (vedi qui), nella quale egli si appellava alla generosità del Papa nientemeno che per approvare uno scisma, ossia che egli ha ormai fatto proprie le principali argomentazioni che la Fraternità ripete da anni; chi ha frequentato gli scritti e la predicazione dei sacerdoti della FSSPX, non ha difficoltà a realizzare che, parafrasando il noto passo della Genesi, la voce è quella di Schneider, ma le braccia sono quelle di Lefebvre!
Mons. Schneider, purtroppo, non riconosce che le consacrazioni episcopali contro la volontà espressa del Santo Padre sono un atto scismatico, a causa di una grave lacuna nella comprensione della duplice natura, visibile e invisibile, della Chiesa. Lumen Gentium 8 insegna che «la società costituita di organi gerarchici e il corpo mistico di Cristo, l'assemblea visibile e la comunità spirituale, la Chiesa terrestre e la Chiesa arricchita di beni celesti, non si devono considerare come due cose diverse; esse formano piuttosto una sola complessa realtà risultante di un duplice elemento, umano e divino».
Questo testo richiama da vicino l’insegnamento dell’enciclica di Pio XII, Mystici Corporis, che insiste proprio sull’inconsistenza e l’inaccettabilità della contrapposizione tra la Chiesa giuridica e la Chiesa spirituale, tra la Chiesa della carità e la Chiesa della comunione gerarchica. Non si può appartenere alla Chiesa senza il necessario legame giuridico (visibile) con essa, legame che invece mons. Schneider purtroppo continua a liquidare come espressione di legalismo. Nel caso dei vescovi, è di istituzione divina che essi debbano essere mandati, mediante la «missione giuridica», dal momento che, come spiega Pio XII, «il divin Redentore mandò nel mondo gli Apostoli come egli stesso era stato mandato dal Padre», e debbano essere ricevuti nella comunione della Chiesa dal «successore di Pietro, vicario di Cristo e capo visibile di tutta la Chiesa» (LG 18). Non si può presumere di comunicare al principio invisibile dell’unità della Chiesa, lo Spirito Santo, se ci si separa scientemente dal principio visibile di questa unità, il successore di Pietro, consacrando dei vescovi contro la sua volontà, con lo scopo di poter conservare e perpetuare una totale indipendenza da lui (come ha espressamente dichiarato il superiore generale della FSSPX). La volontà di esistere ed agire indipendentemente dalla giurisdizione del Papa è l’essenza stessa dello scisma, qualsivoglia siano le motivazioni soggettive di questo atto.
Mons. Schneider basa il suo proclama che la Fraternità non sarebbe scismatica su considerazioni anodine, senza alcun fondamento nel Magistero della Chiesa, accusando chi invece si premura di portare testi del Magistero a sostegno della tesi opposta, di avere una concezione della Chiesa e dello scisma troppo ristretta e troppo legalistica. Schneider esorta a rifarsi a quella che, a suo avviso, sarebbe una concezione della “Chiesa del primo millennio” più ampia, meno legalistica e meno prona ad una concezione assolutistica del papato, dando così la mano anche ad altri scismatici, gli ortodossi, e a quell’ecumenismo malsano che guarda al mitico “primo millennio” per eliminare il secondo.
Schneider, che pure vanta la sua formazione patristica, non si avvede che in realtà è proprio in epoca patristica che il concetto di scisma era ben più vivo e “ristretto” di quanto non lo sia stato in seguito, grazie alle precisazioni maturate dalla riflessione giuridica e teologica. Ottato di Milevi, per esempio, descrive la situazione dello scisma donatista con la nota espressione di «altare contra altare»: i donatisti erano considerati scismatici perché non partecipavano all’unità dell’Eucaristia celebrata dall’unico vescovo introno all’unico altare, edificando invece altari e chiese indipendenti, e rifiutandosi di unirsi all’Eucaristia del vescovo del luogo. Esattamente come fa la Fraternità.
Le lettere di Sant’Ignazio d’Antiochia sono ancora più insistenti circa la necessità della comunione con il “vescovo visibile”, che rappresenta il vescovo invisibile, Cristo: «Come il Signore nulla fece senza il Padre col quale è uno, né da solo né con gli apostoli, così voi nulla fate senza il vescovo e i presbiteri (Lettera ai cristiani di Magnesia, VII, 1); ed ammonisce coloro che, pur ritenendosi cristiani, «parlano sempre del vescovo ma poi agiscono senza di lui. Questi non sembrano essere onesti perché si riuniscono non validamente contro il precetto (IV, 1). Si tratta di espressioni inequivocabili per indicare che la struttura gerarchica della Chiesa impedisce di “agire” in modo da rivendicare una totale indipendenza dalla gerarchia della Chiesa. Cosa che la Fraternità compie ordinariamente, e che anzi rivendica per restare fedele al proprio fondatore.
La Fraternità non sarebbe scismatica, secondo Schneider, perché Lefebvre ha sempre dichiarato che i vescovi da lui consacrati, un giorno, quando lo “stato di necessità” sarà terminato, andranno dal Papa e si metteranno a sua disposizione. Il vescovo ausiliare sposa questa logica, affermando che questi vescovi illegittimi sarebbero «come un ponte in questi tempi oscuri», e quando verrà «un Papa chiaramente 100% tradizionale», essi sottometteranno a lui il proprio episcopato. Dunque, ad ogni conclave, dopo l’annuncio dato dal cardinale protodiacono, dovremo attendere rispettivamente che i vari sedevacantisti e beneplenisti ci dicano se è finalmente finita la Sede vacante, e che la Fraternità, insieme a mons. Schneider, ci indichi la percentuale di tradizionalismo del nuovo eletto... A parte questa assurdità, è evidente che Schneider confonde, nella valutazione dello scisma, il finis operis – nel caso, rifiutare la dipendenza dalla gerarchia legittima della Chiesa, che è l’oggetto specifico dello scisma –, con il finis operantis, ossia il fine secondo per cui si persegue il finis operis. Che la Fraternità voglia rimanere autonoma dalla gerarchia legittima (finis operis), per il bene delle anime (finis operantis), non cambia la specie propria dell’atto scismatico, ma semplicemente crea un cortocircuito totale, per cui si vorrebbe aiutare le anime, mentre le si separa oggettivamente dalla Chiesa.
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