Il vescovo di Milano sposa il Pride e si piega alle blasfemie Lgbt
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La messa del vescovo di Milano Delpini in occasione del Pride nel quartiere della movida gay: apologia dell’omosessualità che diventa blasfemia con il riferimento al Sacro cuore. L'affronto delle "milizie" Lgbt anche durante la comunione.
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Ma se un vescovo, anzi un arcivescovo, celebrasse una messa per persone LGBT nel mese dedicato al Pride sareste legittimati a pensare che il tal arcivescovo appoggia il Pride? Sì, eccome. Siamo oltre lo scandalo, siamo all’apologia dell’omosessualità e transessualità che diventa blasfemia perché si usa del sacro per incensare il turpe.
Il Gruppo del Guado, uno dei molti gruppi che vogliono infiltrare realtà arcobaleno nella Chiesa cattolica, ha organizzato una messa venerdì scorso presieduta dall’arcivescovo di Milano Mario Delpini presso la Chiesa di San Carlo al Lazzaretto nel quartiere più gay di Milano. Il manifesto che pubblicizzava l’evento raffigura una chiesa arcobaleno e ricorda che la celebrazione eucaristica cade nella festa del Sacro Cuore di Gesù. Tanto per rendere la celebrazione ancor più dirompente e per far sanguinare ancor di più quel Cuore. Delpini durante l’omelia, tra le altre cose, ha detto: «Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete il popolo più numeroso, siete anzi i più piccoli, ma perché vi ama».
Un partecipante ha postato su Instagram, colmo di “pride” per il suo gesto, la maglietta con cui si è presentato a ricevere la comunione. Sulla maglietta vediamo Gesù vestito con panni arcobaleno e sopra la sua testa la scritta «Ah Men». Un gioco di parole tra il termine “amen” e l’espressione inglese che significa “Ah gli uomini!”. Un esplicito riferimento all’attrazione omosessuale. Dato che la protervia non conosce limiti, il soggetto in questione, rivelando le sue intenzioni sempre tramite Instagram, ha fatto sapere che quando ha ricevuto la comunione ha pronunciato la medesima locuzione davanti all’arcivescovo: «Ah Men». Una vera e propria irrisione a danno di Nostro Signore. Vi ricordate il Vangelo? «Gli uomini che tenevano Gesù lo schernivano percuotendolo» (Lc 22, 63).
Ma torniamo al fatto che un arcivescovo celebri una messa non in riparazione degli atti sacrileghi commessi durante il Pride, ma per appoggiare condotte di vita che il Pride promuove e che la Chiesa condanna. Non nascondiamoci dietro un dito: la misericordia, l’accoglienza, l’ascolto, l’inclusività se fossero autentiche griderebbero a gran voce a queste persone che le loro scelte possono spalancare a loro la dannazione eterna. Se un vostro amico stesse per finire in un burrone non fareste di tutto per avvertirlo? Non arrivereste al punto di afferrarlo per un braccio per strapparlo all’abisso? Qui, siamo all’opposto. Qui si spinge l’amico nell’orrido.
Ora viene da domandarsi perché accade tutto questo. Andiamo per ipotesi, anzi per mere intuizioni. Lo sfacelo dottrinale può spiegare solo in parte l’avventatezza, perché è di questa che si tratta, di celebrare una santa messa, presieduta dall’arcivescovo, per un gruppo militante di gay a ridosso del Pride cittadino. Qui c’è di più, altrimenti non si spiegherebbe una scelta che rischierebbe nel percepito collettivo, nonostante tutto il favor gay del mondo cattolico, di provocare grande scandalo, così come lo ha provocato.
A parer fallibile nostro, può essere che la Diocesi sia sotto ricatto. È un’arma che da sempre le lobby gay hanno adottato all’interno della Chiesa. Forse, e sottolineiamo forse, anche Papa Francesco siglò Fiducia supplicans, il documento che ha legittimato le benedizioni di coppie gay, perché sotto ricatto da parte della Conferenza episcopale tedesca, favorevole alle unioni omosessuali: o firmi o scisma. Francesco, sicuramente favorevole alle coppie gay, era comunque un rivoluzionario di professione e il vero rivoluzionario non avrebbe mai compiuto un passo più lungo della gamba come fu, invece, la pubblicazione di quel documento, questo perché i tempi non erano ancora maturi. Vedi infatti i danni prodotti da quella firma: la rivolta di un intero continente, l’Africa, contro quella Dichiarazione, la divisione nell’episcopato mondiale, la chiusura del dialogo ecumenico con le Chiese ortodosse. Lo ripetiamo: è una mera ipotesi, la nostra, non suffragata da nessun riscontro oggettivo.
Può essere che, anche nel caso di Milano e per rimanere sempre nel campo delle ipotesi, i militanti arcobaleno sappiano che armadi aprire per trovarci dentro ammassi di scheletri. Casi di pedofilia tra i sacerdoti, preti dalla condotta finanziaria disinvolta, amanti in talare e collarini sopra grembiulini e questi forse anche sotto zucchetti. Non ci riferiamo ovviamente a Mons. Delpini. Quest’ultimo, conosciuto da tutti come uomo moderato, può essere che sia finito tra l’incudine e il martello e abbia scelto il martello tenuto in mano dai gruppi LGBT. Ovviamente questo non può giustificare in nessun modo una “messa pride”.
