Oratorio cattulmano, Delpini dimentica che l'ospitalità ha dei limiti
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Rispondendo alla Bussola sulla preghiera islamica all'oratorio estivo, il vescovo di Milano Delpini ci dà degli ottusi. Ma il problema non è l'accoglienza e dimentica che il Magistero parla chiaro sui limiti dell'ospitalità.
La presenza della preghiera islamica all’interno dell’Oratorio estivo di Baggio, notizia data dalla Bussola e poi ripresa da altri media in questi giorni, ha chiuso la Chiesa ambrosiana in una operazione di difesa che ha coinvolto persino il vescovo di Milano Mario Delpini.
Per mettersi al riparo da critiche e obiezioni per un’iniziativa, quella voluta dal parroco don Giovanni Salatino che ha previsto nel corso dell’Oratorio estivo la presenza di animatori/educatori musulmani e offerto loro un momento di preghiera islamica, la difesa della Diocesi si è strutturata fin da subito con un comunicato pubblicato sul sito diocesano e poi con le dichiarazioni del vescovo Delpini a margine di un evento diocesano.
Il vescovo, secondo quando riporta il Corriere della Sera nell’edizione di Milano, non deve aver preso molto bene l’articolo della Bussola che ha suscitato incredulità e perplessità non solo tra il clero milanese. «Le polemiche sono sempre un pretesto per altro — ha tagliato corto Delpini —, la nostra è un’attenzione per i ragazzi non cristiani, per fare in modo che non siano lì solo per giocare, ma abbiamo anche un momento di preghiera. La Chiesa delle genti, essendo a Milano, non è estranea al dialogo con le altre religioni quest’idea che tutti ne sappiano di più di quelli che sono responsabili o protagonisti di qualcosa è una forma di ottusità, ma a me non fa effetto, non ascolto e quindi non mi accorgo di ciò che dicono quelli che voglio insegnare come si fa il prete. E c’è anche chi vorrebbe insegnare a me come si fa il vescovo».
Che a Delpini non faccia effetto è un escamotage per spegnere da subito ogni polemica, in realtà gli fa effetto eccome, visto la veemenza infastidita della sua risposta, ma che ci sia qualcuno che voglia insegnare il vescovo a fare il suo mestiere, è quantomeno curioso, dato che la legge della Chiesa parla chiaro e noi alla Bussola non abbiamo fatto altro che evidenziare la contraddizione esistente.
In precedenza, era stato il portale Chiesa di Milano a difendere l’iniziativa con un articolo nel quale, rimandando al documento sull’oratorio ambrosiano come laboratorio interreligioso di ottobre scorso, si giustificava l’operazione sincretista degli islamici che pregano in parrocchia, tirando in ballo il concetto di “emulazione spirituale”: «La presenza di ragazzi e giovani di altre fedi in oratorio non indebolisce l’identità cristiana di chi li accoglie: al contrario, può diventare occasione per riscoprirla più in profondità. Il teologo padre Maurice Borrmans ha parlato a questo proposito di emulazione spirituale: l’incontro con chi vive con convinzione la propria fede religiosa, e spesso i ragazzi musulmani mostrano una consapevolezza religiosa non comune, può risvegliare nei giovani cristiani il desiderio di approfondire e vivere più seriamente la propria tradizione».
Sempre nell’articolo diocesano, si è scoperto qualcosa di più su questo momento di preghiera: è la «possibilità che i ragazzi di altra religione abbiano un momento di preghiera proprio, guidato da adulti della loro comunità, in spazi appositi come il salone o il campo all’aperto».
Dunque, gli educatori e i bambini musulmani potranno contare su un adulto di una comunità islamica. Ma si tratta di un imam? E la comunità islamica è una realtà conosciuta nel centro di Baggio?
Mancando queste informazioni, nei giorni scorsi la Bussola lo aveva chiesto direttamente agli organismi di comunicazione della diocesi. E si è così appreso che «nel caso di Baggio la figura adulta di riferimento per i 6 bambini di fede musulmana iscritti all'oratorio estivo è un'educatrice professionale e maestra elementare, marocchina di origine, di nazionalità italiana, musulmana. Nel quartiere non esiste una comunità islamica riconosciuta».
Apprendiamo, dunque, che la preghiera è rivolta non agli animatori, ma proprio ai bambini musulmani. E che a guidarla sarà una donna che di mestiere fa l’educatrice.
La vicenda è decisamente grottesca. Ma senza mancare di rispetto a sua eccellenza, che ha degnato la Bussola di accuse ingenerose come appunto quella di essere ottusi, correrebbe l’esigenza di ribadire sommessamente almeno due concetti.
Anzitutto il problema non è l’accoglienza dei bambini islamici, che infatti si pratica a Milano da tanti anni. Negli oratori ambrosiani, vuoi anche per la particolare conformazione socio urbanistica e per i più svariati motivi, sono tante le esperienze di parroci che hanno aperto le porte delle strutture parrocchiali a chi è di religioni differenti. Ma lo si è sempre fatto e lo si continua a fare non solo a Milano, ma in diverse parti del Paese, all’interno di una proposta educativa cristiana nella quale la Chiesa non fa alcuno sconto o concessione sul messaggio evangelizzatore mentre i genitori sanno che, mandando i loro figli in un oratorio cattolico, parteciperanno a momenti di vita, e anche di preghiera, improntati ad un approccio cattolico. Se dovessero obiettare sulla proposta cristiana, anche i genitori musulmani sanno che ci sono altre proposte di “campo estivo” più confacenti a loro, come ad esempio quelle proposte dai Comuni o da realtà associative più “laiche”. E nessuno se ne scandalizzerebbe.
Diversa, invece, anzi, molto diversa è la questione di creare momenti di preghiera separati all’interno della realtà parrocchiale, con adulti addirittura esterni per inserire una preghiera, in questo caso musulmana, che snatura del tutto l’idea di un oratorio cattolico.
La presenza poi di animatori/educatori musulmani rappresenta uno scandalo aggiuntivo: come è possibile che la proposta educativa cristiana di un oratorio possa contemplare anche la presenza attiva di chi cattolico non è? Quale tipo di educazione potrebbe mai costruire se manca del tutto il concetto di evangelizzazione che si porta avanti anche attraverso le forme del gioco e della condivisione fraterna? Questo è oggettivamente lo scandalo: l’esproprio anzi, l’autoesproprio della Chiesa e la rinuncia ad annunciare e a vivere impostando le cose secondo la propria fede. Quello dell’accoglienza è un falso problema.
C'è un approccio diametralmente opposto se si pensa che mentre a Milano si portano avanti esperienza di autocensura cristiana, a Sanremo, sempre un vescovo “fa rumore” portando nel dibattito la necessità di evangelizzare i musulmani, come prima forma di carità.
In secondo luogo, però, c’è anche una legge della Chiesa che sta a indicare un divieto preciso per questo tipo di commistioni. Le indicazioni della Chiesa sul fatto che non si possono dare locali o aree parrocchiali per momenti di preghiera di altre fedi, risponde al bisogno di non creare confusione, annacquare il messaggio dell’evangelizzazione e in definitiva, non fare pasticci a livello educativo. E questo va tenuto in mente soprattutto se si pensa all’Islam, una religione politica che è abituata a considerare territorio dell’Islam tutto ciò che calpesta per la preghiera in nome di Allah.
Al punto 84 degli Orientamenti Pastorali per il Dialogo Interreligioso licenziato nel 2014 dal Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso e improntato a un «dialogo nella verità e nella carità», l’aspetto della verità è così spiegato: «È necessario che i pastori cattolici comprendano e spieghino ai fedeli le conseguenze dei loro gesti di amicizia, di ospitalità e di cooperazione nei confronti dei seguaci di altre religioni. In ogni caso, il dovere dell’ospitalità ha i suoi limiti. Offrire una chiesa come casa di preghiera a persone di altre religioni è sconveniente e si deve evitare. È anche importante scoraggiare l'uso di edifici destinati ad attività pastorali cattoliche come luoghi di preghiera e di culto per persone di altre religioni».
Insomma, un’ospitalità con dei limiti, rappresenta l’approccio che la Chiesa ha sempre avuto nei confronti dell’altro, inteso come non battezzato. E questo, con tutto il rispetto per sua eccellenza, non ci sembra affatto ottuso. Non è mancata accoglienza, è soltanto verità nella carità.
