Diocesi, deriva “cattomana”: vai in Oratorio, ma preghi Allah
Ascolta la versione audio dell'articolo
La diocesi di Milano continua a fare notizia. Nell'oratorio ambrosiano di Baggio il parroco offrirà agli educatori musulmani del Grest (!) una sala di preghiera. Per lui si tratta solo di «tradizioni religiose differenti». E la diocesi esulta.
All’oratorio ambrosiano si prega Allah. Non poteva avere esito più scontato - e sciagurato - il documento pubblicato dall’Ufficio dialogo e ecumenismo della diocesi di Milano nell’ottobre scorso, di cui la Bussola si era occupata (QUI). L’oratorio come luogo di incontro interreligioso, si intitolava, e un parroco del milanese, è subito passato dalle parole ai fatti.
Siamo a Baggio, popoloso quartiere della città di Milano e nella parrocchia di San Giovanni Bosco (che assieme a San Filippo Neri è uno dei padri degli oratori della Chiesa, ma pazienza) il parroco don Giovanni Salatino (nomen omen), alle prese con il campo estivo in parrocchia, l’ha fatta grossa.
Al motto di «reciproco riconoscimento» e «dialogo interreligioso» consentirà ad alcuni ragazzi musulmani di poter «vivere un loro momento di preghiera». Succede che tra gli educatori/animatori dell’oratorio estivo vi siano anche alcuni ragazzi islamici. Ora, è difficile da capire per un marziano che dovesse essere improvvisamente catapultato nella periferia milanese e per la verità anche per noi, ma già il fatto che al Grest di una parrocchia vi siano dei ragazzi educatori di fede islamica, dovrebbe impensierire il vescovo di Milano Mario Delpini.
Invece la diocesi è così contenta di questa allegra miscellanea di fedi, impastate di educazione (educazione a che cosa poi?) che la notizia della sala di preghiera concessa a loro, viene pubblicata proprio sul sito della Chiesa di Milano.
Così dice il don Salatino, alias “don Saladino”: «Ho la fortuna di avere alcuni animatori, già grandi, di fede islamica: saranno loro, quindi, a guidare la preghiera con i ragazzi, in un luogo separato».
Proprio così. Quindi, mentre il parroco o chi per lui, nei momenti di preghiera guiderà quella cattolica da qualche parte, presumiamo in chiesa, ma poco importa, ci sarà un gruppetto di musulmani che si apparterà per pregare secondo il precetto islamico. E chissà che a qualche ragazzino battezzato, ma con gusti un po’ esotici non venga voglia di provare anche la preghiera verso la Mecca.
Il don Giovanni è così gasato per la trovata che addirittura si spinge a suggerire come dovranno pregare i maomettani nella sua parrocchia: «Anche loro seguiranno, come tutti gli altri, una breve riflessione sul valore proposto di volta in volta nelle giornate (seguendo la storia dell’anno, sulla vita di San Francesco), e immagino che la preghiera si possa concludere con la formula islamica del Bismillah» (che invoca il nome di Dio clemente e misericordioso)».
Siccome la cosa più che strana è decisamente blasfema, ecco pronta la giustificazione “teologica” fornita dal don e messa in chiaro dalla Diocesi. «È sempre meglio aiutare i ragazzi a pregare. Preghiamo lo stesso Dio, certamente all’interno di tradizioni religiose differenti. E riconoscere all’altro la propria identità – sottolinea – è nello spirito del Vangelo».
Ora, che nel Vangelo ci sia scritto che si deve riconoscere all’altro la propria identità è cosa che probabilmente non troveremo in nessuno dei quattro evangelisti, a patto che sotto la voce “spirito” del Vangelo non ci si voglia inserire tutto lo zibaldone delle frasi a caso tirate fuori dal cassetto dei buoni sentimenti. Di sicuro sta il Salmo 15: "Moltiplicano le loro pene quelli che corrono dietro a un dio straniero".
Ma che la differenza tra Islam e Cristianesimo stia tutta in «tradizioni religiose differenti», è bestialità, che non solo contraddice un magistero bimillenario di storia della Chiesa, ma che fa sorgere più di un sospetto sulla preparazione del don Saladino. Della serie: ma è del mestiere, questo? Eppure, il sacerdote è già da un po' che è sulla piazza con la sua idea di integrazione. Ma stavolta le cose devono essergli un po' sfuggite di mano.
Così dal documento di Abu Dhabi in giù, passando per i vescovi, la nuova fede “cattomana” prospera. Anni luce rispetto alla lettera pastorale del vescovo di Sanremo Antonio Suetta che invece insiste sulla necessità di evangelizzare i musulmani perché è quella la vera e prima carità che possiamo fare loro. Ma in diocesi a Milano, evidentemente, questo è il nuovo andazzo: il tempio delle religioni è solo l’antipasto, mentre si nasconde il povero Gesù, evitando di portarlo in processione per non disturbare i turisti e gli automobilisti. In quanto ai preti diocesani, già con la parabola discendente del fu don Alberto Ravagnani, si era capito che per molti sacerdoti, il problema è la formazione ricevuta in seminario.
In quanto ai musulmani, ai quali si offrono gratis spazi e occasioni per far proseliti, sembra ormai un film già visto: tante grazie e saluti ai poveri martiri che per Cristo sono stati pronti a dare la vita. Come San Francesco, del resto, che un Saladino lo incontrò davvero. E non gli fece certo sconti né provò a convincerlo dicendogli che «preghiamo lo stesso Dio».
Milano sloggia Gesù dalla piazza e va in catacomba
La Diocesi di Milano rinuncia alla processione del Corpus Domini per colpa di traffico e turismo. Surreale autocensura di una Chiesa che si vergogna della fede mentre Islam e sigle Lgbt sgomitano per prendersi lo spazio pubblico.
Corpus Domini a porte chiuse, la diocesi si contraddice sulla processione
La processione del Corpus Domini a Milano si farà al chiuso, ma la Diocesi aveva espressamente vietato ai parroci di svolgerle in chiesa perché “pseudo processioni”. La risposta della curia alla Bussola non chiarisce.
Suetta: la vera carità verso i musulmani è annunciare Cristo
Una lettera pastorale per ribadire che il Vangelo è destinato a tutti, anche ai sempre più numerosi immigrati di fede islamica, malgrado l'equivoco di un dialogo allergico alla verità e di un'accoglienza senza evangelizzazione. Per i cristiani è un impegno «doveroso e necessario», spiega a La Bussola il vescovo di Ventimiglia-San Remo.
- Abbiamo un problema islamico di Stefano Magni
Da Abu Dhabi a Tucho: certe "aperture" costano anime
Dopo aver detto che una religione vale l'altra, ora si lascia intendere che una condotta vale l'altra, abbandonando le persone al loro destino. Con conseguenze sempre più gravi e anche eterne.
Nel Monastero Ambrosiano di Boeri Dio c'è ma non è cattolico
Il progetto voluto dalla diocesi di Milano è avveniristico nelle forme e vecchio nei contenuti. Un omogeneizzato multireligioso su cui svetta una croce che rimanda a un logo ma non al Logos, per una fede a misura di ateo.
Il giorno in cui è morto l'Oratorio ambrosiano
La diocesi di Milano snatura gli oratori: diventeranno centri interreligiosi aperti alle comunità islamiche. E così il glorioso oratorio ambrosiano, che fu scuola di spiritualità e preghiera, oblazione e servizio e persino di impegno sociale e politico, morirà definitivamente.
E anche Delpini si unisce alla festa islamica
La Cei, Avvenire, e da ultimo l'arcivescovo di Milano: tutti a plaudire alla scuola di Pioltello che chiude per la festa di fine Ramadan. Una posizione fintamente ecumenica, in realtà un po' vigliacca, perché l'islam è percepito forte e pericoloso. E così si favorisce il suo radicamento istituzionale.

