Nel Monastero Ambrosiano di Boeri Dio c'è ma non è cattolico
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Il progetto voluto dalla diocesi di Milano è avveniristico nelle forme e vecchio nei contenuti. Un omogeneizzato multireligioso su cui svetta una croce che rimanda a un logo ma non al Logos, per una fede a misura di ateo.
La Diocesi di Milano ha deciso di costruire un monastero che sorgerà nel quartiere Minde, presso l’ex area Expo. Si chiamerà Monastero Ambrosiano, ma scordatevi atmosfere contemplative e trascendenti. Il progetto, presentato ieri in conferenza stampa, è stato realizzato dall’archistar Stefano Boeri e ricorda un centro commerciale che, nella parte coperta, ha per tetto un trampolino per il salto con gli sci. Il monastero del futuro, in cui sarà presente in pianta stabile una comunità forse religiosa, si estenderà su una superficie di 2.700 metri quadrati di cui 1.100 saranno destinati a spazi aperti. Si prevede la costruzione di una chiesa a pianta triangolare perché per schivare la banalità si preferisce finire in pasto all’assurdità. L’architetto Boeri spiega che la chiesa servirà anche per scopi culturali. Insomma una chiesa polifunzionale come i già citati centri commerciali. Triangolare sarà anche il chiostro.
Dovendo metterci una montagna di soldi (non si sa se il progetto sarà finanziato interamente dalla Diocesi) si è deciso di usarli non per finalità cattoliche, ma per creare un omogeneizzato religioso. Uno spazio per tutti dove Dio, che è cattolico, sarà anche musulmano, ebreo e personaggio di fantasia per gli atei. Così la Diocesi spiega il progetto, avveniristico nell’architettura ma museale nei contenuti: l’obiettivo è quello di creare «uno spazio di spiritualità, confronto e riflessione, per mettere in dialogo fedi, culture e saperi nel XXI secolo». Ed infatti ci sarà la Biblioteca delle religioni, il Chiostro delle religioni e il Giardino delle religioni. In questo giardino, secondo il più aggiornato spirito green, ogni religione monoteista sarà rappresentata da un vegetale. Nasce in noi un poco di apprensione al pensiero di quale pianta teologi e green designer avranno deciso di affibbiarci.
L’arcivescovo di Milano Mario Delpini spiega bene il senso di questo progetto in cui «si incontrano conoscenza, ricerca, talenti, affari, divertimenti, la natura e la vita, l’Italia e il mondo. Nel cuore della città dell’innovazione si affaccia la domanda sul senso del tutto, sul perché dell’impegno e dell’investimento. La domanda invoca l’incontro tra scienza e sapienza, tra innovazione ed etica, tra tecnologia e umanesimo, tra profitto e solidarietà. Così racconta la storia di Milano: la città vive e cresce sotto la Madonnina, cioè non c’è vita umana senza la trascendenza. Così Milano scrive il suo futuro: non c’è convivenza, né pace, né bene comune senza Dio».
Il rischio reale e pressoché certo è quello che ancora una volta i cattolici abbiano offerto su un piatto d’argento un posto affinchè atei ed esponenti di altre religioni vengano a catechizzare il cattolico della Domenica al loro credo. E se ciò accadrà sarà un successo per le gerarchie meneghine perché ormai l’ecumenismo è cosa morta e al suo posto c’è il tentativo di costruire una religione universale – voluta solo da gente come Soros e dai cattolici, non certo da ebrei e musulmani – dove si eliminano le differenze e ci si intruppa sotto la parola “Dio”, una parola che ormai si propone spogliata di ogni identità e che deve essere vaga ed omnicomprensiva, appetibile per ogni palato. Parimenti la croce che svetta al termine del trampolino non rimanda più a Cristo, ma è solo un brand o un logo ma non più il Logos. Un simbolo che nella coscienza collettiva esprime pace, solidarietà, inclusività, rispetto incondizionato e altri stereotipi simili.
Ovviamente chiunque che sia coinvolto nell’iniziativa urbanistica potrà obiettare che stiamo travisando il tutto e che il progetto è stato disegnato secondo il più puro spirito cristiano che prevede uno slancio missionario ed ecumenico verso i lontani. A questo chiunque verrebbe da domandare: è disposto costui a firmare un documento in cui dichiara che questo progetto nasce con lo scopo di convertire ebrei, musulmani, esponenti di altre religioni, atei e agnostici al Dio cattolico? Perché questo è il fine ultimo dell’ecumenismo. In secondo luogo, vogliamo essere ecumenici sul serio? Prendiamo esempio da Gesù e leggete qui come intendeva lui l’ecumenismo, parole da lui pronunciate nei confronti di una donna samaritana: «Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei» (Gv 4,22). La salvezza viene dai Giudei perché è da quel popolo eletto che viene Gesù. Ma ve li vedete un sacerdote o un vescovo o un monaco residente nel nuovo monastero precisare con fermezza e carità all’indirizzo di un musulmano che lui adora ciò che non conosce e che la salvezza viene da Cristo?
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