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IMMIGRAZIONE

L'anti-razzismo genera barbarie: il caso Nowak nel Regno Unito

Il video agghiacciante di agenti di polizia che ammanettano a terra un diciottenne bianco agonizzante, accoltellato senza motivo da un ragazzo sikh che lo accusava falsamente di razzismo, ha sconvolto l'opinione pubblica britannica e pone inquietanti domande sulla deriva delle istituzioni occidentali.
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Esteri 04_06_2026

3 dicembre 2025, sono da poco passate le 23: Henry Nowak, un 18enne di Southampton, città costiera nel sud dell’Inghilterra, sta tornando a casa a piedi dopo aver festeggiato in un pub con i suoi amici la fine del primo trimestre all’Università. Sulla strada si trova di fronte il 23enne Vickrum Digwa, un indiano sikh, che senza un motivo apparente lo accoltella cinque volte: due colpi all’addome, due in una gamba e uno al fianco.
Henry riporta anche un taglio al volto, tenta di scappare, salta una recinzione ma resta a terra. Digwa lo raggiunge e chiama i suoi genitori e suo fratello che, accorsi sul posto chiamano la polizia a cui Digwa racconta di essere stato aggredito con insulti razzisti da Henry e di essersi solo difeso.

Intanto è passata mezz’ora e Henry è a terra rantolante, dice di essere stato accoltellato e chiede un’ambulanza: “non respiro”, implora. Ma gli agenti non gli credono, lo scherniscono anche, e addirittura lo ammanettano a terra con le mani dietro alla schiena: perché Henry è un bianco e ormai per definizione i bianchi sono colpevoli. Solo quando perde i sensi i poliziotti si decidono a chiamare i soccorsi, ma è troppo tardi. A mezzanotte e 37 Henry Nowak viene dichiarato morto. Intanto i poliziotti si decidono ad arrestare Digwa, ma lui non viene neanche ammanettato.

Il video dell’intervento della polizia, ripreso dalla bodycam di un agente, è stato reso pubblico lunedì scorso alla fine del processo contro Vickrum Digwa, condannato all’ergastolo con una detenzione minima di 21 anni. Ed è questo video agghiacciante che sta scuotendo l’opinione pubblica britannica e ha già provocato incidenti con centinaia di persone che martedì sera, 2 giugno, hanno protestato davanti alla sede della polizia di Southampton, con un bilancio di 11 agenti feriti e due arresti. Peraltro ci sono altri video fatti dallo stesso omicida, che non sono stati resi pubblici.

Feroce anche la polemica politica, con il primo ministro Keir Starmer costretto sulla difensiva, anche per essere rimasto in silenzio a lungo prima di intervenire e parlare di «immagini strazianti» e di pieno sostegno all’IOPC (Independent Office for Police Conduct, Ufficio indipendente per il comportamento della Polizia) che indaga sul caso: «Ci sono domande serie a cui la polizia dovrà rispondere», ha detto. Starmer però, così come la leader dei conservatori Kemi Badenoch, attacca chi - secondo lui - approfitta della vicenda Nowak per creare maggiori divisioni nella società britannica e cerca di circoscrivere il fatto derubricandolo a operazione «mal gestita» dalla polizia, come si trattasse di un incidente deprecabile sì, ma isolato.

Il comportamento della polizia però e, più in generale delle autorità, è tutt’altro che un incidente isolato, e dice bene Nigel Farage - leader di Reform, il partito che ha stravinto le recenti elezioni locali – quando parla di «dimostrazione del doppiopesismo della polizia», e della situazione per cui «alcuni gruppi ricevono una maggiore protezione rispetto ad altri». Immigrati, ma non solo, considerati i tanti programmi di inclusione e promozione delle diversità in cui sono impegnate le istituzioni britanniche e le forze dell'ordine. Il Daily Telegraph, ad esempio, ha recentemente rivelato una e-mail di un funzionario della polizia dell’Hampshire (contea di cui fa parte Southampton) che rivela come gli agenti siano istruiti su come comportarsi diversamente a seconda della provenienza etnica delle persone con cui hanno a che fare; e spiega come le promozioni siano valutate in base agli obiettivi di diversità piuttosto che sul merito.

Contrariamente a quel che si vuol fare credere non si tratta di posizioni affermate da estremisti di destra. Si ricorderà infatti che nel settembre 2023 fu l’allora ministro dell’Interno Suella Braverman (premier era il conservatore Rishi Sunak) a scrivere una coraggiosa lettera a tutte le forze di polizia, invitandole ad abbandonare delle pericolose ambiguità, che provocano nell’opinione pubblica la percezione di una polizia non imparziale, che agisce sulla base di preferenze ideologiche e politiche. In quel periodo soprattutto c’erano stati clamorosi casi di cronaca in cui la polizia mostrava estrema indulgenza verso gruppi Lgbt mentre assumeva un atteggiamento aggressivo e rigido contro gli attivisti che nei pressi delle cliniche per aborto pregavano in silenzio. Non sorprendentemente la Braverman fu criticata duramente per questo.

Ma certamente il nodo più caldo è quello dell’immigrazione e della realtà islamica. Nel Regno Unito ci sono già precedenti agghiaccianti di indulgenza, se non di vera e propria complicità, delle istituzioni e della polizia per i comportamenti delittuosi di alcuni gruppi etnici. Per tutti si ricorderà l’incredibile scandalo delle gang pachistane che per molto tempo – tra gli anni ’90 e i primi del Duemila – hanno imperversato nella contea dello Yorkshire riducendo a schiave sessuali almeno 1400 minorenni bianche. Il tutto nel silenzio delle autorità locali che temevano di essere accusate di razzismo o, peggio, di islamofobia. E malgrado l’esistenza di un dettagliato rapporto che ha svelato tutti i dettagli di questi crimini, ancora nel gennaio 2025 la maggioranza laburista alla Camera dei Comuni ha impedito che si istituisse una Commissione d’inchiesta che conducesse un’indagine nazionale su questi stupri di massa.

Come se non bastasse, proprio in questi giorni sono state rese note nuove linee guida per le forze di polizia del Galles meridionale, per cui gli agenti sono tenuti a registrare le conversazioni di natura anti-islamica. Un'altra misura liberticida che mira a legittimare di fatto un presunto reato di islamofobia e che ha provocato la reazione delle associazioni che difendono la libertà di pensiero.

Il comportamento degli agenti di polizia che hanno ammanettato un ragazzo bianco mentre era agonizzante dando credito soltanto alla versione di chi l’aveva pugnalato è perciò tutt’altro che un tragico e spiacevole incidente. È piuttosto la dimostrazione della «barbarie dello Stato assistenziale», come ha commentato l’editorialista Brendan O’Neill . L’anti-razzismo è diventato un’arma più letale del pugnale, in uno «Stato woke che si è dato la santa missione di scoprire il “razzismo” ovunque, anche laddove non esiste».

Sarebbe anche un errore pensare che tutto questo sia un fatto che riguarda la sola Inghilterra; è invece un problema che riguarda l’Occidente in generale e l’Europa in particolare, Italia compresa. Basta solo vedere come la grande stampa italiana minimizza o nasconde le notizie che riguardano crimini commessi da immigrati e da islamici in particolare.

Il caso di Henry Nowak dovrebbe almeno fare aprire gli occhi sulla realtà e prendere provvedimenti adeguati, ammesso che non sia già troppo tardi.



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