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MAROCCO

Chi ha invaso Ceuta? Gli indizi portano al governo di Rabat

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Ceuta, l'enclave spagnola in Marocco, letteralmente invasa da decine di migliaia di immigrati, non ha ancora tirato il fiato. Ora si cerca il responsabile. E gli indizi portano direttamente al governo marocchino.

Esteri 04_08_2026
Immigrati a Ceuta riaccompagnati al confine (AP)

Se nell’enclave spagnola di Ceuta l’allarme pare rientrato, anche se è incerto il numero di emigranti marocchini ancora presenti in territorio spagnolo, ora è tempo di cercare il responsabile di questa vera e propria invasione. Perché tutto si può dire sui fatti di fine luglio, meno che si trattasse di un fenomeno spontaneo. Se 60mila persone varcano un confine, illegalmente, in appena due giorni, c’è una regia. E per ora tutti gli indizi portano a pensare ad una regia in Marocco, a partire dal governo stesso.

Le critiche dell’opposizione spagnola al governo socialista di Pedro Sanchez sono sicuramente ancora pertinenti. Non solo, a gennaio, la magistratura spagnola, al livello della Corte Suprema, aveva spiccato una sentenza favorevole a un’immigrazione senza controllo, bocciando i respingimenti rapidi per chi giungeva a Ceuta e Melilla a nuoto. Ma anche lo stesso esecutivo Sanchez aveva promosso, in febbraio, una maxi amnistia per la regolarizzazione di mezzo milione di immigrati giunti illegalmente in Spagna. Più di 1,3 milioni di stranieri avevano fatto domanda, soprattutto latino-americani e marocchini.

Questi provvedimenti della magistratura e di Sanchez hanno certamente incoraggiato un’azione di passaggio illegale della frontiera, hanno “chiamato” la crisi della settimana scorsa. Ma non possono essere ritenute come la sua causa diretta. Avrebbero semmai prodotto un aumento graduale dell’immigrazione, da marzo in poi. Non una singola ondata di 60mila persone, soprattutto uomini, giovani, marocchini, tutti in un paio di giorni.

Per questo, il 3 agosto (ieri, per chi legge) il tribunale dell’Audiencia Nacional ha aperto un'inchiesta preliminare e ha incaricato l’Unità centrale immigrazione e frontiere (Ucrif) della polizia nazionale di verificare se l'ingresso irregolare di quella massa di persone dal Marocco tra il 30 e il 31 luglio sia stata il risultato di “un’azione concertata”. Secondo l'esposto, la mobilitazione di migliaia di persone «non può essere qualificata come un fenomeno migratorio ordinario o spontaneo», ma presenta «indizi di un'organizzazione criminale transnazionale». Inoltre, la presunta passività dei controlli sulle coste marocchine potrebbe essere il segnale di una «tolleranza consapevole» da parte delle autorità del regno nordafricano. Né Sanchez, né le altre autorità spagnole a tutti i livelli, stanno accusando il Marocco. Anzi, collaborano con Rabat per il rimpatrio degli emigranti illegali arrivati a Ceuta. Sanchez, nel corso della sua visita a Ceuta, ha attribuito la responsabilità a “mafie”, non meglio specificate.

Ma, stando alla testata El Español, tra le decine di migliaia di migranti la Guardia Civil di Madrid avrebbe identificato alcuni agenti dei servizi segreti di Rabat. «L’individuazione dei presunti agenti è stata possibile grazie al monitoraggio in tempo reale dei movimenti lungo il perimetro di confine, effettuato dalla Guardia Civil tramite la rete di telecamere installata nella zona», scrive la testata spagnola, riportando fonti interne allo Stato Maggiore della gendarmeria spagnola, «le immagini catturate dal sistema di videosorveglianza hanno permesso ai gendarmi di analizzare l’ingresso dei diversi gruppi e di individuare, tra coloro che si dirigevano verso il territorio spagnolo, la presenza di membri dei servizi segreti marocchini che si erano apparentemente infiltrati».

La collaborazione delle forze dell’ordine marocchine con l’ondata migratoria emerge da diversi video in cui i poliziotti sono ripresi mentre sbarcano decine di persone da camion, fermi a meno di un giorno di marcia dal confine. E dalle testimonianze, come quelle raccolte dal New York Times, soprattutto: «Come tanti altri in Marocco, Mohammed Ahmidho ha visto giovedì mattina sui suoi social media che il confine pesantemente sorvegliato che il suo paese condivide con il territorio spagnolo di Ceuta era aperto. Ben presto si unì a una folla di decine di migliaia di persone, molte delle quali rimasero stupite nel vedere la polizia marocchina esortarle, come ricordò lui stesso, a “venire in Spagna”». «Douae Tabit, 19 anni, che ha anche affermato di aver appreso del valico di frontiera non controllato sui social media, ha detto che la notizia è diventata “virale” e si è diffusa con il passaparola, attirando persone da tutto il Marocco».

Ma se il governo marocchino è il mandante, qual è il movente? La causa potrebbe essere il riavvicinamento della Spagna all’Algeria, per motivi energetici (importazione di gas), ma anche politici. Nel 2022 la Spagna, da sempre favorevole al separatismo del Sahara Occidentale dal Marocco, aveva ammorbidito la sua posizione. Una delle armi di pressione usate dal governo di Rabat sulla Spagna era stata un’altra ondata migratoria pilotata, con più di 10mila accessi illegali a Ceuta in un solo giorno. In questo luglio, il Marocco ha temuto un nuovo cambio di rotta della Spagna di Sanchez a favore dell’Algeria, principale protettrice del Fronte Polisario, il movimento indipendentista del Sahara Occidentale. Il 20 luglio, il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha dichiarato, in visita ad Algeri, di voler rafforzare i legami con l’Algeria, nell’ambito del processo di riavvicinamento tra i due Paesi dopo la disputa sul Sahara Occidentale, prevedendo un vertice per il prossimo ottobre. Sanchez ha dichiarato ai giornalisti che la visita, la prima in quattro anni, rivestiva «particolare importanza» per la Spagna, che considera l’Algeria «non solo un paese confinante, ma anche un partner strategico».

Un’altra causa potrebbe essere addirittura la rivendicazione di Ceuta stessa da parte del Marocco, visto che si tratta di un’enclave spagnola incastonata nella costa settentrionale marocchina, come Melilla. Quest’anno il Marocco si sente particolarmente incoraggiato dall’amministrazione Trump, molto vicina a Rabat, quanto ostile al governo di Madrid (soprattutto dopo che Sanchez ha negato l’uso delle basi Nato per la guerra nel Golfo). Nell’allocazione di nuovi fondi al regno del Marocco, nella relazione dell’apposita commissione alla Camera si legge: «La Commissione osserva che le città di Ceuta e Melilla, amministrate dalla Spagna, si trovano in territorio marocchino e restano oggetto della rivendicazione di lunga data del Marocco. La Commissione appoggia gli sforzi del Segretario di Stato volti a incoraggiare il dialogo diplomatico tra Marocco e Spagna sul futuro status di Ceuta e Melilla». Con un linguaggio molto diplomatico, il legislativo Usa non ha escluso a priori le rivendicazioni territoriali del Marocco. Per Rabat questa è una luce verde per spingere. Non va dimenticato che la Spagna rinunciò alla sua colonia del Sahara Occidentale proprio a seguito di una “migrazione” pilotata dal Marocco, la Marcia Verde del 1975. Una strategia che paga, evidentemente.



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