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la cronaca

In corteo per la vita con il messaggio a sorpresa di Bocelli

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Sabato scorso a Roma la sedicesima edizione della Manifestazione per promuovere la sacralità della vita dal concepimento alla morte naturale. Tra le testimonianze dei "sopravvissuti" all'aborto proposto dai medici alle loro madri, provvidenzialmente disobbedienti, c'è quella inviata dal celebre tenore.

Vita e bioetica 15_06_2026
Photo by Mauro Scrobogna / LaPresse

Sotto un solleone, si è svolta sabato a Roma la sedicesima edizione della Manifestazione nazionale per la vita, con lo scopo di testimoniare, proteggere e promuovere la sacralità della vita umana innocente, «dal concepimento alla morte naturale». La manifestazione, a cui hanno partecipato diverse migliaia di persone, ha avuto tre momenti forti, ugualmente intensi e ben strutturati, diretti da Maria Rachele Ruiu, portavoce di Pro Vita e Famiglia.

In piazza della Repubblica, verso le 14:30, sul primo palco dell’evento, si sono avuti dei brevi interventi di autorevoli rappresentanti del mondo pro-life: medici, attivisti, scrittori, militanti, conclusi dai fraterni incoraggiamenti della giovanissima delegata della Marche pour la vie francese. Particolarmente toccanti le parole di alcuni semplici italiani, che possono definirsi letteralmente "sopravvissuti" in quanto scampati per un soffio all’iniquo "aborto terapeutico" proposto da medici senza pietà alle loro mamme, provvidenzialmente disobbedienti.

A seguire è iniziato il corteo vero e proprio, come sempre coloratissimo, rumoroso e pieno di famiglie, di bambini e di tantissimi gruppi ecclesiali che ci è impossibile nominare uno per uno. Tra tutti vogliamo ricordare però quello "arancione" formato dagli entusiasmanti giovani delle Voci del Verbo, il raggruppamento laicale dell’Istituto del Verbo incarnato che più di tutti, forse, ha animato, con tamburi, slogan e canti, l’allegra e gioiosa manifestazione

Oltre al prioritario aspetto morale – legato alle nefaste leggi sull’aborto volontario e l’eutanasia – siamo di fronte ad un dato oggettivo e sconvolgente, che dovrebbe impensierire tutti, specie in Italia, al di là di qualunque steccato ideologico o partitico: l’evidente collasso demografico della nazione, che nessuna «immigrazione di massa» potrà mai tamponare. Tutti ne sono oggi al corrente e abbondano i politici che si dicono allarmati per l’invecchiamento della popolazione, eppure si fa fatica ad ammettere che gli oltre 6 milioni di aborti, dalla promulgazione della legge 194 (1978) ad oggi, sono stati un elemento determinante dell’inverno demografico in atto.

Del resto, al di là della giusta solidarietà verso poveri e profughi che cercano riparo da noi, sarebbe iniquo e immorale importare un intero "popolo di sostituzione" o cercare "minori non accompagnati" in giro per il pianeta, poiché la nostra gente ha smesso di procreare o lo fa con estrema parsimonia. Insomma, oltre ad un delitto morale, oggi l’aborto configura anche un crimine sociale, un immane rischio previdenziale ed una tristissima "struttura di peccato".

Dopo lo svolgimento ordinato e pacifico del corteo, si è giunti a piazza san Giovanni dove il concerto dalla rock band The Sun si è alternato con degli interventi più lunghi di quelli tenutisi in apertura. Fra i vari, vogliamo ricordare quello di mons. Antonio Suetta, vescovo di Ventimiglia-San Remo che ha raccontato la sua coraggiosa iniziativa delle Campane per la vita che suonano ogni giorno alcuni rintocchi serali in difesa dei nascituri dimenticati.
Massimo Gandolfini, uno dei padri nobili della Manifestazione per la vita, ha intrattenuto, galvanizzato e anche commosso i presenti, leggendo varie testimonianze in favore della vita, raccolte proprio in occasione dell’evento.

A livello istituzionale, il messaggio del presidente della Camera Lorenzo Fontana ha sottolineato che «scegliere la vita» significa in ultima analisi «promuovere una cultura che si oppone alla logica della selezione e della marginalità». Ma anche costruire una società migliore «capace di riconoscere in ogni condizione, anche in quella più difficile e dolora, un dono prezioso da accogliere e custodire». Il presidente si è impegnato a «rafforzare gli strumenti di sostegno alla maternità» ed al contempo a rendere più capillare e fruibile «la rete dei servizi socio-sanitari» allo scopo di favore la natalità, alleviando il carico di cura «che ancora grava in larga parte sulle famiglie» italiane.

Sempre dal palco e dopo scherzi e battute con il pubblico, la Ruiu ha realizzato un piccolo «colpo di scena» leggendo la toccante e inattesa lettera del tenore Andrea Bocelli, il quale ha raccontato, sinteticamente, la sua storia. «Mia madre», ha scritto l’artista ai marciatori di sabato, «a cui i medici sconsigliarono di portare avanti la gravidanza, scelse di fidarsi della vita e di non sottrarsi» alle sue responsabilità. Per lui, noto e stimato nel mondo intero, dare questa sua piccola «testimonianza» alla Manifestazione dei pro-life è un «privilegio e un gesto di gratitudine». Lo stesso che vogliamo e dobbiamo fare tutti noi, e che dovrebbero impegnarsi a fare le pubbliche istituzioni (di qualunque colore siano), verso tutte le donne coraggiose che lottano per la vita durante gravidanze difficili e inattese, specie di nascituri problematici e con patologie note.

Sul punto però urge una breve digressione. Risulta facile oggi e quasi di bon ton parlare di «inclusione dei disabili» nella società e nella scuola, e ciò viene detto ipocritamente anche da chi promuove l’aborto fino al nono mese per i bambini down o accetta come nulla fosse l’eutanasia dei depressi. Va notato invece che l’interruzione della gravidanza, a quasi mezzo secolo dalla legge 194, è diventata un immane rischio proprio per quei bambini che si prevede nasceranno con qualche patologia o «imperfezione», come ricordava dieci anni fa lo statistico Roberto Volpi (cf. La sparizione dei bambini down, Lindau, Torino 2016).

L’augurio è questa ennesima manifestazione pro-life non resti solo un bel ricordo per i partecipanti, ma sia l’inizio di una riforma etica e politica in Italia e in Europa. Anche perché, come ha detto papa Leone ai politici spagnoli l’8 giugno: «se la vita cessa di essere riconosciuta come un valore fondamentale, quale futuro possono avere le nostre società?».



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