Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
San Camillo de Lellis a cura di Ermes Dovico
A PROCESSO

USA, la battaglia del farmacista per l’obiezione di coscienza

Ascolta la versione audio dell'articolo

Giunta in Appello la causa a danno di George Badeaux, farmacista del Minnesota, contrario a vendere “contraccettivi d’emergenza” potenzialmente abortivi. E in Italia la libertà di coscienza dei farmacisti è messa perfino peggio.

Vita e bioetica 23_08_2023

Negli Stati Uniti non passa giorno senza che vi sia una causa che tiene banco e riguardante lo scontro di idee sull’aborto, dunque sui bambini nel grembo materno. In questi giorni, oltre alla buona notizia proveniente dalla Corte d’Appello per il Quinto Circuito che ha messo in luce i pericoli del Mifeprex (la Ru486) e ordinato una serie di limitazioni, ne va segnalata un’altra per nulla buona, avendo a che fare con la persecuzione giudiziaria ai danni di un farmacista cristiano del Minnesota, nonché pastore locale, contrario a vendere i falsamente chiamati “contraccettivi d’emergenza”.

Lui si chiama George Badeaux e il suo caso risale al gennaio 2019, quando nel sistema informatico della farmacia per cui lavorava, la Thrifty White Pharmacy, giunse una ricetta per la cosiddetta “pillola dei cinque giorni dopo”, commercializzata con il nome di Ella (EllaOne, in Italia) e che avrebbe dovuto essere ritirata di lì a breve da Andrea Anderson, la donna che l’aveva richiesta. Poiché il magazzino ne era sfornito e avendo appurato che Ella ha non solo un’azione anti-ovulatoria ma anche possibili effetti abortivi (potendo impedire, in certi casi, l’annidamento dell’ovulo già fecondato), Badeaux telefonò alla donna per spiegarle che il prodotto sarebbe stato disponibile il giorno seguente, che lui non glielo avrebbe potuto dispensare personalmente, per via delle sue convinzioni, e perciò le suggeriva un paio di strade alternative: farsi servire all’indomani da un suo collega (non obiettore), ma col rischio che lo stesso collega non riuscisse a guidare fino al posto di lavoro a causa di una prevista tempesta di neve, oppure passare la prescrizione a un’altra farmacia. Alla fine la donna, pur manifestando un’evidente rabbia, optò per quest’ultima soluzione, guidando per 50 miglia per ottenere la pillola.

Dieci mesi più tardi, la donna ha intentato un’azione legale contro Badeaux e la stessa Thrifty White Pharmacy, nella quale si asserisce che l’uomo avrebbe messo in atto una discriminazione basata sul sesso e lasciato che la sua fede «interferisse con la sua capacità di svolgere il suo lavoro di professionista sanitario». Nel 2022, una giuria ha stabilito che non c’è stata discriminazione, decisione avallata poi dal tribunale, secondo cui la teoria accusatoria della Anderson confligge con «le Costituzioni del Minnesota e degli Stati Uniti». Questi, in breve, i fatti pregressi.

Ma la causa della donna – che ha il sostegno di alcune delle maggiori organizzazioni abortiste americane, tra cui Naral Pro-Choice e il National Women’s Law Center – va avanti e con essa, quindi, la persecuzione nei confronti di Badeaux. Il farmacista è difeso da Alliance Defending Freedom (Adf) che lo scorso 14 agosto ha depositato una memoria presso la Corte d’Appello del Minnesota, chiedendo di «confermare il verdetto della giuria e la decisione del tribunale di primo grado, che hanno rispettato la libertà costituzionalmente protetta del signor Badeaux di agire coerentemente con le sue convinzioni mentre è al lavoro», come ha dichiarato il consulente legale di Adf, John Bursch. «Nessuno – ha aggiunto Bursch – dovrebbe essere costretto a dispensare farmaci che possono provocare un aborto. Come spieghiamo nella nostra memoria, il signor Badeaux ha detto alla cliente che le proprie convinzioni personali gli impedivano di dispensare il farmaco Ella e ha invece indirizzato la richiesta a un altro farmacista».

Nell’indirizzare ad altri la richiesta del prodotto potenzialmente abortivo, Badeaux ha osservato le linee guida previste da un ente farmaceutico del suo Stato (il Minnesota Board of Pharmacy), agendo come concordato per casi simili con il suo datore di lavoro dell’epoca. Anche questo dover riferire, a vederla bene, è per un obiettore una forma di compromesso-costrizione, che in un sistema che garantisca pienamente la libertà di coscienza non dovrebbe esistere. Del resto, questo limite all’obiezione, anche laddove essa è in qualche modo riconosciuta, ricorda che il problema è alla radice e consiste nell’aborto e nella sua legalizzazione, che non solo ha portato ad accrescere il numero di vite innocenti soppresse, ma – a dispetto degli slogan abortisti – ha anche attentato alla libertà, quella autentica, che è sempre legata alla verità, dunque al rispetto della legge morale naturale.

E se nel Minnesota i farmacisti godono di una libertà di coscienza limitata, va perfino peggio ai loro colleghi italiani. I farmacisti del nostro Paese, sebbene o forse proprio perché sono una categoria nevralgica, sono tra i più bistrattati quando si parla di diritto all’obiezione di coscienza. E ciò nonostante il relativo Codice deontologico, all’articolo 3, preveda che il farmacista «deve (…) operare in piena autonomia e coscienza professionale, conformemente ai principi etici e tenendo sempre presenti i diritti del malato e il rispetto della vita».

La situazione è complicata dal fatto che oggi agenzie ad hoc come l’Aifa, diversamente dal passato, negano strumentalmente che i «contraccettivi d’emergenza» abbiano anche un meccanismo d’azione abortivo, come emerge invece dalla letteratura scientifica più rigorosa in materia (vedi ad esempio qui e qui, rispettivamente per il Norlevo ed EllaOne). Perciò, in Italia, rifiutarsi di vendere questi farmaci, che poi farmaci non sono (perché non curano), è possibile solo dietro il concreto rischio di perdere il posto di lavoro, subire cause giudiziarie a prova di eroismo, a volte aggressioni fisiche, oltre allo scherno e alle pressioni di colleghi e datori di lavoro, se non concordi con l’obiezione di coscienza. Eppure, si tratterebbe semplicemente di garantire ai farmacisti le tutele di coscienza che perfino la Legge 194/1978 (pur sempre pessima) riconosce al personale sanitario che obietta all’aborto.

Nelle scorse legislature, accogliendo le esortazioni di gruppi come l’Unione Cattolica Farmacisti Italiani (Ucfi), erano state avanzate varie proposte di legge per assicurare anche ai farmacisti, come di dovere, il diritto all’obiezione di coscienza, ma si sono tutte arenate. L’attuale maggioranza di centrodestra ha la straordinaria opportunità di porre fine a questa ingiustizia e far fare un passo avanti alla libertà in Italia. Coglierà questa sfida?

***

Dello stesso autore, Ermes Dovico, ti consigliamo: 
“San Giuseppe, maestro per ogni stato di vita”, facente parte della nostra collana SAPERE PER CAPIRE



EFFETTI ABORTIVI

Le bugie del bugiardino sulla pillola del giorno dopo

La pillola del giorno dopo può impedire il concepimento oppure l'annidamento dell'embrione. In questo caso non è solo contraccettiva, ma Food and Drug Administration lo aveva omesso."Non ci sono condizionamenti politici", si giustificano: excusatio non petita, che finisce per sollevare più di un dubbio specie in relazione alla "crociata" abortista dell'amministrazione Biden.

LA SENTENZA

Stati Uniti, pillole abortive: in Appello è vittoria pro vita

18_08_2023 Ermes Dovico

La Corte d’Appello per il Quinto Circuito boccia le pillole abortive via posta e l’ampia liberalizzazione del 2016. Sottolineato il gran numero di effetti avversi per le donne. Un verdetto che può divenire uno spartiacque per la difesa dei nascituri.

LE STORIE

«Noi farmacisti, prigionieri della cultura della morte. Senza obiezione costretti a cambiare lavoro»

27_03_2017 Andrea Zambrano

C'è chi è costretto a cambiare lavoro, chi vive nel terrore di essere denunciato e chi prima di essere assolto deve subire una gogna mediatica infamante: sono i farmacisti cattolici che rivendicano il diritto all'obiezione di coscienza nella vendita dei farmaci abortivi, che poi farmaci non sono. A Modena, dove il vescovo e la Giovanni XXIII hanno chiamato a raccolta il popolo per la IV fiaccolata per la vita nascente hanno dato loro voce. E hanno scoperto che la proposta di legge in Parlamento è ancora ferma.

PILLOLA DEI 5 GIORNI DOPO

«Abortiva e pericolosa, noi farmacisti faremo obiezione»

15_01_2015

Dopo il via libera alla vendita senza ricetta della cosiddetta “pillola dei cinque giorni dopo”, parlano i farmacisti cattolici. La pillola è abortiva e pericolosa per la donna: per questo loro sono pronti a fare obiezione di coscienza alla vendita. Lo dice il dottor Piero Uroda, presidente dei Farmacisti cattolici italiani. 

OBIEZIONE DI COSCIENZA

Aborto: farmacista assolta, una vittoria insufficiente

La vittoria anche in appello della farmacista che nel 2013 si era rifiutata di vendere la "pillola del giorno dopo" (Norlevo) non era scontata. Ma le motivazioni la rendono insufficiente a tutelare l'obiezione di coscienza: occorre combattere affinché l'effetto abortivo della pillola sia riconosciuto e la parità del dirtto alla vita del bambino sia sancita.

L’APPELLO

«Farmacisti, fate obiezione: non vendete prodotti abortivi»

23_10_2020 Ermes Dovico

Dietro alla cosiddetta “contraccezione d’emergenza” si nascondono farmaci con potenziali effetti abortivi, come dimostrano gli studi sperimentali. È perciò un dovere morale esercitare l’obiezione di coscienza e rifiutarsi di vendere quei farmaci: l’appello di Iustitia et Pax, Cultura Cattolica e Osservatorio van Thuân.

PILLOLA CONTROVERSA

EllaOne, come ti nascondo e banalizzo l’aborto

L’Aifa ha stabilito che non è più obbligatoria la ricetta per dare alle minorenni la “pillola dei cinque giorni dopo”. Una decisione che presenta almeno tre problemi. Primo, l’EllaOne può avere sia effetti contraccettivi (e già non è buono) che abortivi. Secondo, gli effetti collaterali comuni. Terzo, gli atti di prendere una tachipirina o, eventualmente, abortire vengono posti così sullo stesso piano culturale.