• RISCHIO DISILLUSIONE

    Recovery Fund, un socialismo di guerra che blocca la società

    Con il Recovery Fund, l'Unione Europea cerca di rilanciare e modernizzare i paesi europei, e il Piano di Ripresa presentato dall'Italia dovrebbe essere un esempio. Ma il metodo è quello di un socialismo di guerra, calato dall’alto in modo dirigistico-accentratore. Buona parte degli obiettivi dichiarati - transizione ecologica, digitalizzazione, cultura gender - sono essenzialmente ideologici e non colgono minimamente le vere esigenze per far ripartire l'economia, a cominciare dalla famiglia. Quanto al finanziamento è ancora un grosso debito che si tramuterà in aumento di tasse. C'è poco da stare allegri.

    • PIANO CARENTE

    L’illusorio Recovery Plan (che non elimina le restrizioni)

    I circa 250 miliardi di fondi per l’Italia pagano in buona parte pegno all’ideologia verde e delle nuove tecnologie. Ma intanto milioni di italiani hanno perso o stanno perdendo il lavoro, e nel Recovery Plan non c’è traccia della revoca del coprifuoco e delle altre restrizioni che danneggiano l’economia reale. Ci sono pure eurotasse mascherate.

    • NUOVO GOVERNO TECNICO

    Non illudiamoci. Draghi non farà miracoli ed è frutto di una deriva tecnocratica

    Si va verso il Governo Draghi. La prima reazione è di sollievo: è stata evitata all’Italia la sciagura del governo Conte-ter e sancita la fine della funesta alleanza giallo-rossa, il punto più basso della storia repubblicana. Preoccupa, tuttavia, la deriva tecnocratico-dirigistica, oramai sempre più evidente, a tutti i livelli. Come governerà? Con un piglio più centralista e autoritario, riallineando la politica economica italiana a quella dell'Ue, che a sua volta è allineata all'Agenda Onu 2030. Finanza espansiva, debito pubblico e svolta "verde" saranno le caratteristiche essenziali che non risolveranno i nostri problemi.
    - LA CRISI PEGGIORA, OCCORRE REALISMO, di Riccardo Bonsignore
    - FARSA 5 STELLE SU ROUSSEAU, di Ruben Razzante

    • Recovery Fund

    Vertice Ue, accordo con Polonia e Ungheria. Soros si infuria

    I capi di Stato e di Governo europei hanno trovato l’accordo su Recovery Fund, Next Generation EU e Obiettivi Climatici. Il bisogno di soldi da parte di tutti i Paesi ha avuto la meglio, con la mediazione della Merkel, su chi vuole imporre l’ideologia Lgbt e immigrazionista a Polonia e Ungheria. Ora manca la ratifica del Parlamento, che non è scontata. Perché Soros ha avanzato le sue minacce.

    • CONFLITTI CRESCONO

    L'ultimo vertice cambia l'Ue e c'è poco da festeggiare

    Il vertice europeo del weekend ha sancito un reale cambiamento: l’asse Parigi-Berlino non rappresenta più l’unico centro di gravità delle decisioni e l'Ue si scopre come un coacervo di "alleanze di interessi nazionali" in lotta fra loro. La colpa non è dei "sovranisti" ma dei socialisti che scaricano anche l'Italia.

    • UN PIEDE IN DUE SCARPE

    Recovery Fund: Spagna e Italia incapaci di procedere

    Uniti nell’assalto alla libertà di educazione nei propri Paesi, Sanchez e Conte si muovono all’unisono nel tentativo di scaricare i probabilissimi ritardi nell’approvazione del Recovery Fund sui nemici interni. Questa diabolica strategia sinora non ha sortito gli effetti sperati. In tutto ciò, emerge con forza come le coalizioni politiche al governo di Spagna e Italia non siano in grado di svolgere alcuna azione diplomatica verso i propri partner socialisti in Europa.