Suetta risponde a Paglia e condanna la 194: «Legge iniqua»
Per la campana dei bimbi non nati mons. Suetta ha ricevuto critiche ma molti più attestati di stima: solo cinque, però, dai vescovi. La risposta a Paglia sulla vera fraternità. Il dovere della Chiesa: annunciare la verità sull’aborto. Dall'intervista della Bussola al vescovo di San Remo e a don Giorgio Bellei.
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Dai motivi della campana dedicata «a tutti i bambini non nati» al dovere della Chiesa di annunciare la verità, compresa l’iniquità della legge 194. Sono stati tanti gli spunti emersi nella trasmissione di ieri dei Venerdì della Bussola, condotta da Stefano Chiappalone, che ha avuto come ospiti mons. Antonio Suetta, vescovo di Ventimiglia-San Remo, e don Giorgio Bellei, parroco a Modena.
La campana dei bimbi non nati, fin dalla sua installazione il 28 dicembre 2025 sulla torretta appartenente alla Curia di San Remo, ha suscitato reazioni opposte. Da allora la campana, che Suetta ha descritto in un’intervista al nostro quotidiano come «un richiamo contro l’aborto», suona ogni giorno alle 20, per un minuto.
La stessa scelta della data d’inizio, appunto il 28 dicembre, festa dei Santi Innocenti, non è casuale in quanto, come ha ricordato il vescovo nella diretta di ieri, «noi abbiamo sempre festeggiato in questa prospettiva i Santi Innocenti Martiri, perché è una storia che tragicamente si ripete e oggi ha raggiunto dei numeri e un livello di malvagità che Erode non poteva nemmeno sognare». Una malvagità le cui prime vittime sono proprio i bambini non nati e perciò non battezzati, che bisogna affidare, come insegna la Chiesa, alla misericordia di Dio. Mons. Suetta spiega a proposito che «questa campana ha il senso prevalente della preghiera: preghiera per i bambini non nati e anche per tutte le altre vittime dell’aborto», che il vescovo individua innanzitutto nelle madri, nei medici e negli altri operatori sanitari che procurano gli aborti e sono perciò chiamati alla conversione.
Le madri, dunque, sono al centro della premura pastorale del vescovo di Ventimiglia: «Come mirabilmente diceva il cardinale Biffi, la prima opera di carità è dire la verità», ricorda Suetta, aggiungendo che «una donna che arriva a prendere la decisione di abortire, o talvolta ad accettarla o anche a subirla, naturalmente porta dentro di sé un peso, un grande rimorso, anche se non sempre ne è consapevole». La campana può aiutare una donna che ha abortito «a prendere coscienza di quello che ha fatto», non certo con l’intenzione di condannarla, bensì di «aiutarla a riconoscere – a partire dal suo limite e dal suo peccato – la possibilità di una vita nuova e di una liberazione autentica dal male» (vedi al riguardo l’esperienza di gruppi quali la Vigna di Rachele).
È in linea con questi principi che don Giorgio Bellei ha voluto esprimere la sua solidarietà a mons. Suetta, facendo suonare anche lui, dal 16 gennaio, una campana. «Quando c’è una battaglia giusta e l’affermazione di un valore di legge naturale ed evangelico, bisogna che la Chiesa, tutta insieme, si adoperi per quella idea», afferma il parroco, che sta cercando di sensibilizzare altri sacerdoti a fare altrettanto. Don Bellei ha anche chiesto che ogni giorno alle 20 si recitino, in unione spirituale, tre preghiere: «l’Angelo di Dio, in onore degli angeli custodi dei bambini abortiti»; «un Gloria al Padre, per affermare che il progetto sulla vita appartiene solo a Dio, alla Trinità, e l’uomo non può cambiarlo né all’inizio né in corso d’opera né alla fine»; «un’Ave Maria, perché la Madonna, che ha conosciuto il dolore, aiuti a convertire le anime delle donne che hanno abortito». Il parroco si è quindi soffermato sull’importanza che la Chiesa torni ad annunciare le verità che non sono politicamente corrette, anziché tacerle (come per l’aborto) «per timore di non essere ascoltata». In realtà, anche l’esperienza della sua parrocchia dimostra che, dove c’è un insegnamento cattolico chiaro, la Chiesa attira e forma nel complesso più fedeli.
Riguardo alle reazioni, mons. Suetta ha spiegato di aver ricevuto «un sacco di email di condivisione, alcune delle quali bellissime e commoventi, testimonianze dirette». Di contro, in opposizione alla campana, ci sono state manifestazioni sparute, a volte con la partecipazione di giovani «indottrinati e letteralmente ignoranti rispetto a ciò di cui si parla», un fatto che fa soffrire il vescovo e «mi interroga anche circa le nostre responsabilità perché sono tutti ragazzi che, ferma restando la loro libertà e considerando anche la stagione della loro vita, hanno fatto il catechismo e magari anche l’ora di religione». Più sacerdoti, dice Suetta, gli hanno espresso vicinanza; tra i vescovi, invece, solo cinque, tre dei quali emeriti, di cui uno è mons. Alberto Maria Careggio, suo predecessore in diocesi e noto per la sua sensibilità sulla vita nascente.
Mons. Vincenzo Paglia ha preso le distanze dalla campana per i non nati, sebbene in modo implicito, cioè eludendo una domanda sulla questione e spostando l’attenzione sui vecchi (vedi qui), di cui la Chiesa, va detto, ha sempre avuto cura. Dietro richiesta di commento da parte di Chiappalone, il vescovo di Ventimiglia ha risposto con una battuta: «Per tenere acceso il fuoco della vera fraternità [termine che lo stesso Paglia aveva usato], serve legna buona e robusta e non paglia, perché altrimenti è una fiammata e tutto se ne va».
Nella diretta si è ricordato che la verità sull’aborto è insita nella legge naturale, che può essere riconosciuta anche dai non credenti. «Che l’aborto sia un omicidio – ragiona Suetta – non è questione di fede e non è un’affermazione confessionale, è un dato di fatto incontrovertibile», perché non c’è medico che possa negare che la vita inizi dal concepimento. Di qui il dovere di lottare contro l’aborto e di chiedere l’abrogazione delle leggi che lo consentono: «Se c’è una legge che è ingiusta e iniqua, questa è la 194», afferma giustamente il vescovo, aggiungendo che «lo Stato non ha il diritto, non ha la competenza per decidere della vita di esseri umani, soprattutto quando questa vita è inerme e innocente».
L’aborto – come ricorda Chiappalone nel solco del messaggio di Leone XIV ai partecipanti alla Marcia per la Vita di Washington – ha da un lato una dimensione personale e, dall’altro, una riguardante l’intera società. Rispetto al primo punto, mons. Suetta spiega che la sede per trattare il caso singolo «non è il pulpito, ma è il sacramento della penitenza, la direzione spirituale, la formazione delle coscienze». Invece, il secondo punto – cioè l’aspetto sociale, quindi il fatto che l’aborto venga consentito per legge – riguarda «la pretesa di sostituirsi a Dio»; aggiunge il vescovo: «Quando si pretende che il peccato diventi norma o, come dice san Paolo, che il bene si chiami male e il male si chiami bene, invertendo l’ordine delle cose, allora questo aggiunge malizia e gravità», rispetto a quella che è la responsabilità della singola persona, la quale è chiamata a chiedere perdono a Dio e confidare nella Sua misericordia.
Mons. Suetta usa la metafora del cancro per far capire cosa succede a una società che approva leggi ingiuste come quella sull’aborto. Un male rispetto a cui l’unica terapia «è accogliere la legge di Dio, che sta scritta nel cuore dell’uomo, nella natura delle cose, è rivelata dalla parola di Gesù, è insegnata dalla parola della Chiesa». All’opposto si collocano le ideologie, di cui il vescovo richiama alcuni esempi (nazismo e comunismo), ricordando che è stata la Russia rivoluzionaria il primo Stato ad approvare una legge pro-aborto, attaccando la vita e la famiglia, «per manipolare le coscienze».
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