Chi ha paura di Suetta, il vescovo che ci mette in campana?
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Con la campana per i bimbi abortiti, il vescovo di Sanremo ha fatto più da solo in appena 15 giorni che tutti i vescovi in anni di discorsi inutili sull'aborto. Perché quella campana è l'ingranaggio che si inceppa a sostegno della 194. Per questo viene osteggiato. Mentre il resto degli uomini di Chiesa non l'ha difeso né cerca di imitarlo.
A chi fa paura il vescovo di Sanremo-Ventimiglia Antonio Suetta che ha deciso di istallare sulla torre campanaria della curia una campana per tutti i bambini vittima di aborto? Fa paura perché quella campana è il piccolo ingranaggio che inceppa il meccanismo apparentemente perfetto dell’aborto come diritto universale che si è imposto. Fa paura perché tutto ciò che con semplicità e mitezza scardina un potere che si è imposto con la violenza e la menzogna è considerato un nemico e come tale va combattuto. Fa paura perché, come per l’ortolano di Praga, la verità può incominciare a imporsi con piccoli gesti di rottura capaci però di sfidare montagne di bugie e conformismi.
La campana, di cui abbiamo già scritto (qui e qui), è stata collocata da neanche 15 giorni e già sta ricevendo l’attenzione rabbiosa di partiti politici (il Pd di Sanremo è stato il più agguerrito) e collettivi che nei giorni scorsi hanno persino organizzato una manifestazione di protesta. E in 15 giorni ha già fatto molto più di quello che hanno fatto in questi anni gli scialbi e spesso pavidi messaggi vescovili tutte le volte che si parla di aborto: ha squarciato il velo di ipocrisia che aleggia sulle interruzioni di gravidanza date come diritto insopprimibile.
Del resto, lo stesso Suetta, intervistato proprio dalla Bussola, è stato chiaro nello specificare le motivazioni che hanno animato il cammino diocesano in questo senso: la campana è principalmente un monito spirituale, ma ha anche un valore simbolico e civile perché serve “a ripensare leggi inique”, come detto da Suetta. Il riferimento è alla legge 194 che ormai è diventata un argomento tabù anche nella Chiesa tanto che non è infrequente trovare vescovi che si sono spinti fino al punto da difenderla al motto di “la 194 non si tocca”. E sono vescovi di alto lignaggio, come ad esempio il presidente della Conferenza Episcopale Italiana Matteo Maria Zuppi che l’ha più volte sostenuta definendola “intoccabile”.
Ebbene: al di là delle critiche politiche ricevute e che Suetta, da vescovo navigato qual è, ha sicuramente messo in conto decidendo questa mossa, manca all’appello una difesa e una imitazione di tutta la Chiesa, che non ha ancora saputo o voluto scendere in campo per difendere questa piccola, ma grande iniziativa di civiltà: dire che una legge ingiusta va combattuta, non accettata per quieto vivere o pavidità a intraprendere una buona battaglia per la vita.
Il silenzio della Chiesa su questa coraggiosa iniziativa è forse la nota stonata che più addolora. Certo, il laicato cattolico impegnato nella causa pro-life è sceso subito in campo. Pro Vita & Famiglia, ad esempio ha sostenuto l’iniziativa fin da subito, mentre FederVita Liguria ha ricordato che “il rintocco di una campana non giudica, ma invita ciascuno a interrogare la propria coscienza sul valore della vita”.
Manca invece all’appello il giudizio chiaro e autorevole di tutti gli altri vescovi italiani che di fronte a questa campana sono rimasti sordi e muti, senza proferire alcuna parola, perché sanno benissimo che qualunque parola di difesa o di imitazione li esporrebbe al fuoco delle critiche, dentro e fuori la Chiesa. Una Chiesa istituzionale che forse non ha ancora letto il discorso di Papa Leone XIV al corpo diplomatico dove viene denunciato come “deplorevole” il fatto che le risorse pubbliche siano destinate alla soppressione della vita.
Il tutto mentre, stancamente, nella vita della Chiesa si assiste anche a penosi trattamenti come quello riservato al vescovo emerito di Caserta Raffaele Nogaro, morto nei giorni scorsi, il cui feretro è uscito dalla chiesa sulle note di Bella Ciao sotto gli occhi del vescovo di Napoli, Battaglia. Le note di Bella Ciao non hanno indignato nessuno, mentre il semplice La intonato dalla campana di Sanremo sta già scuotendo con il suo rintocco un albero ormai senza più foglie perché privo di tanta linfa.
La campana pro-life di Suetta ci richiama al diritto naturale
Ricordare i bambini cui l'aborto ha impedito di nascere è questione di ragione prima che di religione. Semmai ci si chieda perché solo il cattolicesimo difende il buon senso comune. Ecco perché i critici (e anche qualche difensore) del vescovo di San Remo vanno fuori strada.
Campana dei bimbi non nati, Suetta: «Un richiamo contro l’aborto»
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Zuppi difende la 194, ma non la giustizia né la verità
Quale verità e quale giustizia ha difeso il cardinale Zuppi nell'intervista al quotidiano Il Domani? Nessuna. Difendendo la 194 come diritto ha omesso la morte dell'innocente e la legge morale naturale. Ma lui è un cardinale che rappresenta tutti i vescovi e i fedeli italiani. Non possiamo tacere che sull'aborto ha sbagliato.
- «ANDATE E PIACETE». MATTEO, LO ZELIG DELLA CHIESA, di Andrea Zambrano


