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REGIONALI

Pd-5Stelle, il "campo largo" è già un ricordo

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Sulle candidature per le prossime regionali in Basilicata e Piemonte la spaccatura tra i due principali partiti è netta, mentre Renzi e Calenda strizzano l'occhio al centrodestra, possibile anteprima di nuovi schieramenti.

Politica 18_03_2024
Il campo largo (Imagoeconomica)

Qualcuno già ironizza sul fatto che il campo largo del centrosinistra sia già diventato per molti versi un campo santo. Si contano infatti morti e feriti, in senso metaforico ovviamente, nello scontro fratricida tra Partito democratico e Movimento Cinque Stelle, che non sono ancora riusciti a trovare soluzioni unitarie sui nomi dei candidati alla carica di governatore in Basilicata e in Piemonte, due regioni chiamate al voto nelle prossime settimane (la Basilicata il 21 e 22 aprile, il Piemonte l’8 e il 9 giugno, in concomitanza con le elezioni europee, con possibile ballottaggio il 22 e 23 giugno).

Per strappare al centrodestra quelle due regioni il centrosinistra avrebbe bisogno di scelte autorevoli e unitarie e invece si è impantanato nei bizantinismi tipici della Prima Repubblica, che finora hanno partorito decisioni parziali e divisive. Di questo passo la riconferma dei due governatori uscenti, il forzista Vito Bardi in Basilicata e il forzista Alberto Cirio in Piemonte, appare pressoché scontata.
Dopo il successo in Sardegna, con la grillina Alessandra Todde, il centrosinistra ha perso in Abruzzo, dove è stato riconfermato il meloniano Marco Marsilio e ora sta facendo enorme fatica nel trovare la quadra in regioni come la Basilicata e il Piemonte.

In Basilicata l’agonia del Pd e dei pentastellati dura ormai da mesi. Angelo Chiorazzo, fondatore del movimento civico cattolico “Basilicata Casa Comune”, si era proposto alcune settimane fa come anti-Bardi ma Giuseppe Conte ha detto no, accusandolo di avere conflitti d’interesse (Chiorazzo ha fondato la Auxilium, cooperativa non profit ora gestita dal fratello, che ha un contratto anche con la Regione Basilicata). Lo stesso Chiorazzo ha negoziato l’uscita di scena ottenendo l’investitura di Domenico Lacerenza, oculista, che sembrava mettere d’accordo Pd e M5S. Peccato, però, che il suo nome non fosse gradito ai centristi, né ai renziani né ai calendiani, questi ultimi peraltro irritati per non essere stati in alcun modo consultati.

Morale della favola: Lacerenza si è ritirato e i renziani decidono di fare il salto della quaglia e dichiarano di appoggiare Bardi, del centrodestra, forse in cambio di un assessorato nella prossima giunta in caso di vittoria.
Carlo Calenda, invece, dopo avere esternato il suo personale disgusto per la gestione delle candidature da parte di Pd e M5S, rimane alla finestra, pronto a convergere su Bardi, che ha definito "una brava persona, colta, liberale ed europeista". Questa scelta sarebbe molto significativa perché il leader regionale di Azione è Marcello Pittella, già presidente di sinistra della Regione Basilicata poi coinvolto in vicende giudiziarie che lo costrinsero alle dimissioni.
Ora i grillini starebbero puntando sulla ricercatrice Alessia Araneo, pronta a una corsa solitaria e senza alleanze. In extremis potrebbe però ricomporsi l’asse tra Pd e pentastellati sul nome di Piero Marrese, presidente della Provincia di Matera. Con lui ci sarebbero il Pd - al netto dei dissidenti che sono già con Chiorazzo - i 5Stelle e l'Alleanza Verdi Sinistra, sia pure con alcuni distinguo.

In Piemonte le cose per il campo largo non vanno meglio. Gianna Pentenero, assessore al lavoro e alla sicurezza del Comune di Torino, sarà la candidata del Pd chiamata a sfidare l’uscente Cirio. Peccato per lei che la sua corsa si annunci tutta in salita, visto che i 5 Stelle, non avendo condiviso il metodo seguito dai dem, si sono sfilati e si accingono a individuare un altro candidato. Lo ha fatto sapere l’ex sindaco di Torino, Chiara Appendino, parlamentare pentastellata e vicepresidente nazionale del Movimento.

È pur vero che in Piemonte, a differenza che in Basilicata, è previsto il ballottaggio. Tuttavia, lanciare un messaggio del genere agli elettori dem e pentastellati non depone a favore di una coalizione che fino a qualche giorno fa magnificava le sorti del famigerato campo largo e ora si ritrova già a raccoglierne i cocci. In Basilicata, quindi, Bardi può dormire sonni tranquilli perché, non essendo previsto il secondo turno, nessun candidato di sinistra sarà in grado di fargli minimamente ombra. In Piemonte, ove Cirio non prevalesse al primo turno, le forze di centrosinistra potrebbero ricompattarsi e appoggiare il candidato dem o Cinque Stelle rimasto in lizza per il ballottaggio. Anche qui, però, i centristi sembrano decisi a guardarsi intorno, senza necessariamente restare nel recinto del centrosinistra.

Basilicata e Piemonte potrebbero quindi diventare anche laboratori per nuovi equilibri politici nazionali, con un ulteriore rafforzamento della coalizione di centrodestra.



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