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Bambini nel mirino

Mostra pro gender e utero in affitto: con il sostegno del governo

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Alla sede dell’Onu una mostra di libri per bambini. Tra i contenuti promossi: ideologia gender, maternità surrogata, poliamore, catastrofismo climatico. Presentata dalla Bologna Children’s Book Fair, è sostenuta dal Ministero degli Esteri italiano. Le domande della Bussola.

Attualità 13_03_2026

Il titolo è altisonante: “Voltare pagina sul cambiamento: libri per bambini che ispirano azioni per gli obiettivi globali”, cioè per i cosiddetti Obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dall’Agenda 2030. Si tratta di una mostra che è esposta dallo scorso 20 febbraio nella sede delle Nazioni Unite, a New York, e in programma fino ad oggi, 13 marzo. Come da titolo, espone libri per bambini: oltre 170 volumi, teoricamente intesi a «promuovere la consapevolezza, l’empatia e azioni significative» per la realizzazione, appunto, degli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Peccato che i contenuti di diversi dei libri presentati nella mostra non sono affatto adatti per bambini, né in generale per nessuno, dal momento che promuovono l’ideologia gender, l’utero in affitto, il poliamore e il catastrofismo climatico. A rivelarlo è Iulia-Elena Cazan del Friday Fax, pubblicazione del Center for Family (C-Fam), istituto di ricerca con base nella Grande Mela, che segue da vicino le attività dell’Onu.

La cosa singolare, oltre ai contenuti, è che in questa mostra gioca un ruolo rilevante l’Italia: è infatti presentata dalla Fiera del Libro per Ragazzi (Bologna Children’s Book Fair) e gode del sostegno del Ministero degli Esteri e dell’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Una pagina ufficiale delle Pubblicazioni delle Nazioni Unite specifica che i libri presenti alla mostra provengono da tutto il mondo e sono stati «selezionati tra le candidature alla categoria speciale dedicata alla sostenibilità dei BolognaRagazzi Awards 2025».

Ma diamo un’occhiata più precisa ai contenuti. Iniziamo con un libro tutto italiano, I ragazzi possono essere femministi?, che ha per autore Lorenzo Gasparrini e per illustratrice Cristina Portulano. Nel testo ci si riferisce al «genere» come a tutto ciò che è correlato all’essere «maschi, femmine, transgender, non-binari» e che «ha più a che fare con fattori culturali che genetici». Riguardo al cosiddetto orientamento sessuale, il libro sostiene l’esistenza di «un numero infinito di combinazioni possibili», compreso il poliamore, che – per inciso – è un termine della neolingua, visto che non di vero amore si tratta ma al più di appagamento di un piacere effimero. Ancora, il libro relativizza le differenze e la complementarità tra uomo e donna, affermando che «secondo vari studi, ci sono più differenze biologiche tra le donne che tra donne e uomini come categorie di persone». Se un ragazzo vuole essere femminista, secondo il libro, può esprimere la propria opinione (troppa grazia…) su aborto, verginità e altri temi, ma «non prende decisioni» e deve in sostanza appoggiare le istanze di chi è impegnato nel movimento femminista.

Non meno problematici sono altri testi citati dal Friday Fax: «In Someone Just Like Me, le illustrazioni raffigurano ragazzini che indossano il tutù e si truccano, mentre altri libri, come La crisi climatica esiste, instillano allarmismo sulla catastrofe climatica e raffigurano bambini che corrono nudi in segno di protesta. Diversi altri titoli includono raffigurazioni di nudi, sia di bambini che di adulti». Tra i libri esposti nella mostra a New York figura anche The Family Tree, il cui autore, Sean Dixon, inventa dialoghi tra bambini e adulti per normalizzare l’idea della fecondazione artificiale e perfino della maternità surrogata.

La Nuova Bussola ha inviato una PEC nel pomeriggio del 10 marzo sia al Ministero degli Esteri che alla direzione dell’Agenzia per la promozione all’estero, chiedendo un commento sul sostegno a questa mostra e facendo in particolare due domande: se il contenuto dei libri per bambini è stato controllato; se si intende ritirare il sostegno ai volumi più controversi, anche per il futuro. Al di là della mostra all’Onu che finisce oggi, infatti, è chiaro che i suddetti libri potranno essere riproposti in nuove esposizioni e ottenere nuovamente – speriamo di no – il sostegno del governo italiano. Nel momento in cui scriviamo, a 48 ore dall’avvenuta consegna della nostra email, non abbiamo ancora ricevuto risposta.

Eppure, è nell’interesse della stessa Farnesina e dell’intero governo Meloni fare chiarezza sulla vicenda, anche per ragioni di credibilità. Se infatti sulle tematiche legate alle rivendicazioni Lgbt, l’esecutivo ha fin qui mantenuto un atteggiamento ondivago, non certo esente da critiche (vedi ad esempio la promozione nelle scuole della “Giornata contro l’omofobia”, con circolari da parte del ministro Giuseppe Valditara perfino più politicamente corrette di quelle emanate a suo tempo dal centrosinistra), quantomeno lo stesso governo Meloni ha assunto una posizione netta sull’utero in affitto, con l’approvazione della legge che qualifica la pratica della maternità surrogata come reato universale. Come può allora lo stesso governo dare il proprio sostegno, attraverso un suo ministero chiave, a una mostra di libri per bambini in cui tra l’altro si normalizza proprio l’utero in affitto?

Delle due l’una: o i contenuti dei libri non sono stati controllati o i funzionari della Farnesina e dell’Agenzia per la promozione all’estero che hanno dato il benestare per il sostegno ufficiale alla mostra sono d’accordo con quei contenuti. In entrambi i casi, è un problema serio: tanto più perché si tratta di libri illustrati che cercano di instillare menzogne nelle menti dei più piccoli.