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LA RICERCA

Se l'intelligenza artificiale ci spinge all'ateismo pratico

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I sistemi di intelligenza artificiale ignorano la religione, quando si tratta di rispondere a grandi domande esistenziali. Lo rivela uno studio di un consorzio di università americane. E se l'IA ci spingesse a un ateismo pratico?

Libertà religiosa 03_06_2026
Intelligenza artificiale

E se i sistemi di intelligenza artificiale ci spingessero verso l’ateismo pratico? Chat GPT e i suoi numerosi successori sono usati sempre più spesso anche da parroci e pastori di tutte le confessioni, per scrivere i sermoni o per cercare metodi per relazionarsi meglio con i fedeli. Ma anche da persone comuni alla ricerca di risposte alle grandi domande della vita. Eppure la risposta che troveranno, nella stragrande maggioranza delle domande che porranno, escluderà del tutto la fede e una qualunque prospettiva religiosa. Lo rileva una ricerca, condotta dal nuovo Consorzio per la Valutazione della Fede e dell'Etica nell'IA (CEFE-AI) costituito da ricercatori provenienti da quattro università: Baylor, Notre Dame, Brigham Young e Yeshiva.

Secondo la ricerca, diffusa poco dopo la pubblicazione dell’enciclica Magnifica Humanitas, i sistemi di intelligenza artificiale di OpenAI, Anthropic, Grok e altri, mostrano pregiudizi ed escludono argomenti religiosi quando vengono poste domande sui quesiti più importanti della vita.

Lo studio del consorzio consiste in un sondaggio a livello nazionale su 1.125 americani. La maggior parte delle persone intervistate si aspettava che le risposte alle domande di etica includessero prospettive religiose. Eppure domande relative al lutto, a decisioni importanti della vita e a sfide personali, i sistemi di IA tendono a evitare riferimenti religiosi.

«In linea con gli studi che dimostrano la persistente rilevanza morale della religione per la maggior parte della popolazione mondiale, abbiamo scoperto che le persone considerano la religione significativa in molte questioni etiche del mondo reale», ha affermato il professor Paul Martens della Baylor University, «Eppure, quando si trovano di fronte a queste stesse questioni etiche, i sistemi di intelligenza artificiale ignorano in larga misura il ruolo della religione».

Gli americani interpellati nel sondaggio si aspettavano che la religione comparisse nelle risposte a domande morali e di vita nel 45%-59% dei casi, a seconda dell'argomento. I modelli di intelligenza artificiale, invece, menzionavano la religione solo nel 5%-16% dei casi.

In particolare: i rispondenti hanno considerato la religione rilevante nelle risposte relative al lutto e alla perdita nel 59% dei casi. I modelli di intelligenza artificiale, invece, hanno fatto riferimento alla religione solo nel 16% dei casi.

Su domande riguardanti la famiglia, la genitorialità e il perdono, i rispondenti umani del sondaggio si aspettavano una risposta religiosa nel 55% dei casi. I modelli di intelligenza artificiale, invece, la menzionavano solo nel 10% dei casi.

Su questioni etiche, tra cui se “mentire agli amici sia accettabile”, i rispondenti si aspettavano che la religione fosse menzionata nel 45% delle risposte, ma i modelli di intelligenza artificiale la citavano solo nel 5% dei casi.

Il professor David Wingate della Brigham Young University ha commentato: «Stiamo assistendo a uno schema sistematico di omissioni religiose. I sistemi di intelligenza artificiale incoraggiano gli utenti a discutere delle sfide della vita con i genitori, gli insegnanti, gli amici e i terapisti... ma non con un pastore, un rabbino, un imam o una guida spirituale». «Quando l'intelligenza artificiale esclude attivamente le voci religiose da queste importanti conversazioni, impoverisce l'umanità anziché arricchirla», commenta anche John Paul Kimes, professore di diritto canonico presso l'Università di Notre Dame.

Eppure l’intelligenza artificiale non è neutrale. Non considera tutte le fedi sullo stesso piano, dipende molto da chi addestra i modelli. Quasi tutti hanno prodotto una distorsione negativa nei confronti dei Testimoni di Geova, dell'agnosticismo e dell'ateismo. Invece risulta una distorsione positiva per il cattolicesimo, la religione bahá'í e sikh. I risultati variano da modello a modello. Grok privilegia il cristianesimo occidentale, cattolico e protestante. Meta e Anthropic sono i più imparziali fra le fedi. Ma è un paradosso, perché al di là dell’inclinazione negativa su ateismo e agnosticismo, l’IA fornisce risposte alle grandi domande che spingono all’ateismo pratico. Spinge, a chi si rivolge a lei, ad agire come se Dio non esistesse. E questa tendenza produrrà effetti devastanti, se non verrà corretta prima che l’IA diventi anche il nostro consulente spirituale abituale, una sorta di confessore elettronico sempre a portata di mano.

Ma pochissimi si rendono conto del problema. Come rileva lo studio di CEFE-AI, su oltre 12mila studi che esaminano i pregiudizi nell'IA, solo lo 0,2% ha affrontato il tema dei pregiudizi religiosi.