Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
Sant’Agnese di Boemia a cura di Ermes Dovico
STAMPA PERSEGUITATA

Il difficile mestiere del giornalista nel Venezuela di Maduro

Ascolta la versione audio dell'articolo

I giornalisti venezuelani soffrono continue vessazioni nel Paese guidato da Nicolás Maduro. Si va dalla censura alla persecuzione giudiziaria, fino all’azione dei cosiddetti “colectivos”, che agiscono con violenza per difendere il regime.

Esteri 30_06_2023
N. Maduro

Martedì 27 giugno si è celebrata in Venezuela la Giornata del Giornalista, che commemora la nascita del Correo del Orinoco, il primo giornale fondato nel Paese nel 1818, su iniziativa di Simón Bolívar. A quel tempo «il liberatore aveva capito che la comunicazione era essenziale per il raggiungimento dell'indipendenza. Era prezioso che le ragioni per le quali stavano combattendo fossero comprese. Da quel momento, il 27 giugno è stato scelto per celebrare la Giornata del Giornalista», ha spiegato alla Bussola il presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Venezuela, Tinedo Guia.

La data è propizia per porre la lente d'ingrandimento sulle condizioni di lavoro dei giornalisti venezuelani, che soffrono continue vessazioni da parte del regime di Nicolás Maduro: secondo l'organizzazione non governativa Espacio Público, «maggio si è chiuso come il mese con il maggior numero di casi di violazioni del diritto alla libertà di espressione durante l'anno 2023 in Venezuela fino ad ora. Nell'ultimo mese abbiamo documentato 27 casi (il 30% in più rispetto ad aprile) e 51 violazioni, principalmente atti di censura, intimidazione e vessazioni verbali (quasi il 65% del totale)».

Inoltre i registri dell’Ordine dei Giornalisti confermano almeno 50 casi di attacchi alla stampa solo nel 2023. Tra gli attacchi vi sono 3 chiusure di emittenti radiofoniche, 11 impedimenti alla copertura informativa, 5 vessazioni e 10 intimidazioni.

Il Rapporto 2022 sulla situazione del diritto alla libertà di espressione e informazione in Venezuela di Espacio Público ha avvertito che solo lo scorso anno sono state registrate 468 denunce di violazioni della libertà di espressione: 199 per censura, 91 per restrizione amministrativa, 83 per intimidazioni, 44 per vessazioni verbali, 23 per minacce, 22 per persecuzioni giudiziarie, 3 aggressioni, 2 attacchi e una morte.

Peggio ancora: «Se sommiamo tutti gli anni (dall'arrivo del chavismo), i giornalisti hanno ricevuto più di 1.200 aggressioni», ha detto Tinedo Guia. In Venezuela ci sono giornalisti incarcerati o cittadini che sono stati detenuti per aver espresso le loro opinioni. «C'è un rischio serio anche perché la Procura non agisce in tempo per la difesa del cittadino, che è la sua funzione principale», ha aggiunto Guia.

Qui la risposta del perché non si parla più del Venezuela: «Il governo (di Nicolás Maduro) è riuscito a controllare tutti i media, controllare tutti i messaggi e controllare l'esercizio della professione giornalistica», ha affermato Charito Rojas, giornalista di Unión Radio Valencia. Com’è stato possibile? I giornalisti venezuelani sono costantemente perseguitati dalle istituzioni dello Stato, che sono controllate dal regime e utilizzano leggi su misura per controllare i media e la libertà di espressione dei cittadini.

Charito Rojas, una veterana della radio venezuelana, ha precisato che il giornalismo «non può essere esercitato liberamente quando ci sono leggi come la Legge dell’Odio, che punisce qualsiasi tipo di critica, considerata incitamento all'odio nella popolazione». I giornalisti venezuelani sono perseguitati principalmente attraverso mezzi legali, «utilizzando la Procura e i tribunali, perché tutte queste organizzazioni sono al servizio del controllo dei media».

Ma non c'è solo la persecuzione giudiziaria; fin dai tempi di Hugo Chávez, ci sono i cosiddetti “colectivos”, che agiscono con violenza per difendere il regime. «Sono quelle persone pagate dal governo per perseguitare, intimidire e minacciare i giornalisti al fine di impedire che la verità venga raccontata», ha affermato Carolina Isava, direttrice del portale di notizie quepasaenvenezuela.org.

I “colectivos” operano principalmente all'interno del Paese, «in quel Venezuela profondo dove non ci sono i media, perché la maggior parte hanno chiuso e l'unico modo per denunciare è attraverso i social network». Per questo «molti giornalisti evitano certe cronache, perché sanno che finiranno nell'occhio del ciclone. C'è autocensura».

L’autocensura ha portato alla riduzione esponenziale degli spazi informativi. «I telegiornali radiofonici stanno scomparendo, sono pochissime le persone che hanno programmi di opinione e che possono intervistare liberamente esperti in una certa materia, perché c'è il rischio che a Conatel (ente regolatore delle telecomunicazioni in Venezuela) non piaccia e sia chiuso il canale», ha spiegato Tinedo Guia.

Di conseguenza il panorama dei media venezuelani è straziante: tra il 2003 e il 2022 sono state chiuse almeno 285 stazioni radio a livello nazionale, secondo il Rapporto 2022 di Espacio Público; e solo nel 2022 «lo Stato venezuelano ha ordinato la chiusura di almeno 81 stazioni su tutto il territorio nazionale, il che pone il 2022 come l'anno con il maggior numero di stazioni radio chiuse negli ultimi due decenni».

Inoltre, «le testate di carta stampata si sono ridotte alla minima possibilità di espressione. Tantissime testate sono state chiuse, espropriate o semplicemente sono scomparse per mancanza di carta», ha detto Rojas. Da evidenziare che la carta per stampare i giornali non si produce nel Paese, per cui solo il governo ha il controllo sulla sua importazione e ulteriore distribuzione.

Non si ha certezza di quanti giornali siano scomparsi da quando Hugo Chávez è salito al potere; tuttavia, secondo i registri dell'IPYS Venezuela (Istituto venezuelano di stampa e società), 110 giornali hanno smesso di circolare dal 2009. «Le edicole venezuelane mostrano un'enorme scarsità di giornali», conferma Charito Rojas, la quale denuncia che molti media nazionali sono stati acquistati da società sconosciute che poi ne condividono i contenuti e mantengono una linea di protezione del sistema.

Ecco perché «il giornalismo venezuelano si rifugia sui social, non perché le reti siano così popolari come in altri Paesi del mondo ma perché non c'è altra scelta», ha aggiunto Charito Rojas, avvertendo che anche i social network sono controllati: «Abbiamo avuto persone imprigionate per aver scritto su Twitter, per esempio».

La maggior parte dei portali, invece, sono bloccati dal regime, a cui si può accedere solo attraverso l'uso di strumenti come la VPN (rete privata virtuale). Inoltre, Espacio Público ha anche sottolineato che «le interruzioni del servizio Internet fanno parte delle violazioni più comuni registrate nel 2022, per un totale di almeno 74 situazioni a livello nazionale».

Allora come riescono a lavorare i giornalisti venezuelani? «Con creatività», ha risposto Tinedo Guia. «L'unico modo per salvarsi più o meno dall'aggressione del governo è usando l'intelligenza, cercando un modo per dire le cose, senza che queste cose calpestino qualcuno o gli rechino fastidio».

 



FINZIONE AL POTERE

Di come Maduro ha ucciso la democrazia venezuelana

Al di là delle svolte legali e degli atti simbolici, il regime mantiene ancora in ostaggio il popolo: non ci sono più spazi politici da conquistare democraticamente.

VENEZUELA

Maduro nel mirino della Corte Penale Internazionale

Quasi mille crimini contro l'umanità suddivisi in 11 tipi, dagli omicidi alle persecuzioni politiche, passando per torture, trattamenti crudeli e degradanti, stermini. Arriva alla Corte penale internazionale un altro dossier sul regime di Nicolas Maduro. Parla alla Bussola Orlando Viera-Blanco, avvocato e politologo venezuelano.