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DANNI COLLATERALI

Il costo della guerra che l'Ue ci sta facendo pagare

I prezzi erano già alle stelle ed ora ci si mette la guerra. Le sanzioni che l'Europa ha messo in campo contro la Russia come risposta alla guerra in Ucraina, ci costano care. In settori in cui le politiche ecologiste avevano fatto lievitare le bollette. Aiutare il popolo ucraino non deve tradursi in scelte auto-lesioniste per gli europei. 

Economia 05_03_2022
Il Nord Stream 2

Ci mancava solo di stare al freddo per colpa della guerra di accerchiamento e dichiarazioni avventate dell’Europa nei confronti della Russia. Sia chiaro, siam per la pace e contro la guerra, ma dire di cercare la pace provocando la guerra o addirittura inviando armi al fronte, tentando di impiccare un paese intero e soffocando ogni spazio di dialogo, è una menzogna inaccettabile. Lo si dica chiaramente, siamo e sosteniamo la guerra. Ebbene in questa folle rincorsa europea alla guerra, nella quale la diplomazia ha lasciato il posto alla tifoseria urlata, grossolana ed insipiente, a noi europei vene addirittura chiesto di raffreddare le nostre case e le nostre famiglie per affievolire la dipendenza europea dal gas russo.

Mentre ieri i soli paesi europei stanno addirittura pensando di bloccare partecipazione e risorse del Fondo Monetario Internazionale alla Russia, l'Agenzia Internazionale dell'Energia - un'organizzazione intergovernativa legata all'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), ha raccomandato agli europei di abbassare i termostati nelle proprie case per ridurre la dipendenza dall'energia russa. I prezzi del gas erano già saliti alle stelle ben prima dello scoppio del conflitto tra Russia ed Ucraina, già ben prima di Natale e nel mese di gennaio moltissimi governi europei e la stessa Commissione si stavano scervellando per soccorrere persone, famiglie ed imprese strozzate dall’enormità degli aumenti dei prezzi energetici. Speculazioni? Certo, chiunque abbia visto perdere fatturato e guadagni nei due anni di pandemia, cerca di rifarsi sulla pelle dei cittadini di ogni Paese, ma è altrettanto vero che le ‘verdi’ scelte draconiane imposte dalla Commissione hanno e contribuito agli aumenti.

Ebbene ieri l’Agenzia Internazionale dell’Energia ieri ci chiede di rispettare un decalogo, sempre per il nostro bene…1.Non rinnovare i contratti con Gazprom in scadenza nel 2022, pari al 12% del totale fornito oggi; 2. Aumentare l’importazione di gas da Azerbaijan, Norvegia, Stati Uniti e altri paesi, potenziando impianti di rigassificazione e commercio marino; 3. Aumentare le capacità di stoccaggio; 4. Accelerare la spinta a ‘solare’ ed ‘eolico’; 5. Riattivare impianti nucleari e nuovi impianti di biogas; 6. Aumentare le aliquote sui profitti delle compagnie elettriche e distribuirli per ridurre i prezzi energetici dei consumatori; 7. Promuovere velocemente la sostituzione delle attuali caldaie con quelle a pompa di calore; 8. Accelerare l’efficienza energetica di edifici e industrie; 9. Regolare il termostato per il riscaldamento degli edifici e delle abitazioni da 22 gradi a 21 gradi consentirebbe un immediato risparmio energetico annuale di circa 10 miliardi di metri cubi per ogni grado di riduzione, abbassando anche le bollette energetiche", continua il rapporto; 10. Flessibilizzare le scelte di approvvigionamento energetico e la loro alternanza sul territorio europeo.

Ottimo! Quanto ci costerebbe? Nessuno lo dice, forse molto di più dell’attuale bolletta energetica (cresciuta di quasi il doppio rispetto un anno fa) e, soprattutto, un’ottima maglia e mutanda di lana può far bene all’ambientalismo. Non a caso dopo mesi di silenzio è tornato a farsi sentire il Vice Presidente della Commissione Franz Timmermans che invoca una più spedita marcia europea verso le fonti energetiche rinnovabili. Nel frattempo, tutti noi stiamo già pagando il costo salato di questa penosa situazione, dovuta al conflitto e alle ritorsioni europee conseguenti. Il prezzo del grano e stanno schizzando alle stelle (dai 270 dollari a tonnellata di febbraio ai 440 dollari di ieri), così la Russia ha deciso di tagliare le proprie esportazioni del 16% (da 42 a 35 milioni di tonnellate). Il costo al barile di petrolio è salito a 114 dollari al barile ieri, a gennaio era a 66 dollari; il prezzo del gas ha visto i prezzi volare tra i 2000 ed i 2200 dollari per 1000 metri cubi, mentre già si paga sui future di aprile a 180 euro per megawattora (un incremento del 1147% in un anno). 

Aumento dovuto alla Russia? Non è così, il gas russo continua ad arrivare regolarmente (nonostante sanzioni e vendette) ed i numeri dicono che il maggior aumento del prezzo si è verificato il 28 febbraio, con la decisione tutta  europea di espellere dal sistema di pagamenti internazionali (SWIFT) alcune banche russe. Sostituire completamente 150-190 miliardi di metri cubi (bcm) all'anno di gas russo all'UE non è realizzabile a breve termine. Ma la Russia non è solo uno dei principali produttori mondiali di petrolio e gas, ma anche un importante fornitore materie prime per l'industria e le società tecnologiche. In particolare, il paese è un grande esportatore di palladio e altri metalli del gruppo del platino oltre a nichel, alluminio, acciaio e rame. L'Ucraina è invece un importante produttore di titanio e minerale di ferro, e ospita una delle più grandi riserve d'Europa di uranio, titanio, manganese, mercurio e carbone.

È quindi facile capire perchè il conflitto scoppiato stia producendo un rally dei prezzi delle materie prime sui mercati globali. Non ci interessa? Un attimo, calma. Ci interessa eccome difendere la libertà, l’integrità territoriale, la sicurezza di tutti i popoli e nazioni. Pretendiamo però che dalle azioni di guerra l’Europa passi a parole ed iniziative di pace, di aiuto e di diplomazia reale. Non abbandonare il popolo ucraino e sostenerlo generosamente significa anche non affliggere gli europei e le nostre economie con scelte sconsiderate ed emotive, dettate dall’odio e non ispirate al buon senso e alla tradizione europea. Rischiamo di pagare anche questo prezzo, stavolta per colpa solo nostra.