L’Eucaristia e san Giuseppe, modello dei sacerdoti
Nel trattare il Corpo e Sangue di Gesù realmente presente nelle specie eucaristiche, il sacerdote deve imitare i sentimenti di pietà e adorazione che san Giuseppe ebbe nel nutrire e allevare il Figlio divino nei Suoi lunghi anni di vita nascosta. E l’esempio dello sposo verginale di Maria ricorda anche la castità perfetta quale dimensione ontologica del sacerdozio.
Un modello sicuro per gli educatori: san Giuseppe
Anche Gesù, in ragione della natura umana unita a quella divina, ebbe bisogno di essere educato. Sotto la guida di Maria e Giuseppe, il Figlio di Dio fatto uomo poté crescere “in sapienza, in età e in grazia”. In particolare san Giuseppe dovette svolgere i doveri propri del padre, come istruirlo nella Legge e in un mestiere e inserirlo nella vita sociale. Così lui e la Vergine emergono come «modelli di tutti gli educatori» (san Giovanni Paolo II).
San Giuseppe e la buona morte (quella vera)
Con la secolarizzazione si è perso il senso cristiano della morte, in favore di una concezione materialista che vede nel trapasso la fine di tutto e inganna con l’eutanasia. San Giuseppe, patrono della buona morte perché spirato tra Gesù e Maria, ci ricorda invece la necessità di vivere e morire in grazia di Dio, dandoci un insegnamento attualissimo in tempo di Covid.
Perché i lavoratori devono guardare a san Giuseppe
Diversamente dalle ideologie (marxismo in primis) che hanno strumentalizzato i lavoratori, il magistero della Chiesa insegna che il lavoro va fatto secondo la volontà di Dio. Cristianamente inteso, esso rende l’uomo partecipe all’opera del Creatore e al disegno di salvezza. Perciò Pio XII indicò a modello san Giuseppe.
San Giuseppe e i carmelitani: una pioggia di grazie
Da Teresa d’Avila, a Teresina di Lisieux fino a Teresa Benedetta della Croce, insieme a molti altri religiosi: in "I santi carmelitani e la devozione a San Giuseppe" di don Marcello Stanzione si racconta l'amore dell'Ordine carmelitano al padre putativo di Gesù e la conoscenza profonda di questa figura capace di grazie miracolose.
San Giuseppe, il padre da imitare
La gloria maggiore di san Giuseppe risiede nell’aver servito «direttamente la persona e la missione di Gesù mediante l’esercizio della sua paternità», come insegna la Redemptoris Custos. Lo sposo di Maria svolse il suo ruolo paterno con un unico fine: fare la volontà del Padre celeste. Per questo i padri di sempre hanno in lui, maestro di vita interiore, il modello più grande.
L'opera voluta da don Bosco e il potere di san Giuseppe
Occorre volgere lo sguardo al quadro che san Giovanni Bosco volle per l’altare laterale della basilica di Maria Ausiliatrice a Torino. Questo infatti descrive la premura del padre putativo di Gesù per noi e, secondo la spiegazione del santo stesso, ci ricorda quali grazie è meglio domandargli. Perché non tutte sono uguali.
La Passione di san Giuseppe, due tesi a confronto
Da che cosa originò il travaglio interiore di san Giuseppe di fronte alla divina maternità di Maria? Sul racconto scarno del Vangelo sono sorte nel tempo due differenti interpretazioni. Esse sono note come tesi del “rispetto” e tesi del “sospetto”. Entrambe presuppongono la giustizia insigne di Giuseppe, ma si differenziano riguardo al momento in cui lo sposo di Maria seppe del mistero dell’Incarnazione e ai motivi dell’idea di licenziarla in segreto. Vediamole insieme.
Giuseppe e il matrimonio con Maria, mistero di salvezza
Dalle nozze con Maria derivano a Giuseppe la partecipazione «all’eccelsa grandezza di lei» (Leone XIII) e i diritti paterni su Gesù. I due santi sposi, entrambi vergini, con la loro obbedienza alla volontà divina e l'accoglienza del Salvatore diventano la coppia che, diversamente da Adamo ed Eva, «costituisce il vertice, dal quale la santità si espande su tutta la terra» (Paolo VI). Dal loro matrimonio bisogna allora partire per una vera catechesi sulla famiglia.
San Giuseppe, sposo (giovane) e vergine per il Regno
Certe distorsioni degli apocrifi, che san Girolamo chiamava «deliramenta», hanno falsificato la verità storica e teologica su san Giuseppe. Che aveva consacrato la sua verginità per il Regno dei Cieli, come insegnano santi e pontefici, ed era giovane quando sposò Maria. Al suo ruolo essenziale nella storia della Salvezza deve corrispondere un’adeguata iconografia, così da aiutare una nuova evangelizzazione.
Il Sacro Manto, la preghiera che onora san Giuseppe
Inizia oggi il mese dedicato al capo della Santa Famiglia. Tra le devozioni in suo onore, il Sacro Manto, una preghiera da recitare per 30 giorni consecutivi e che trae ispirazione dall’omonima reliquia di san Giuseppe custodita nella basilica romana di Santa Anastasia. Foriera di grazie per chi la recita con devozione, perché Gesù e Maria nulla possono negare a colui che fu il loro Custode in terra. E di cui perciò Pio XI definiva «onnipotente» l’intercessione.
«Vi spiego quant’è grande il Custode del Redentore»
«La paternità è lo strumento che Dio ha messo in mano a san Giuseppe per servire Gesù, appunto come padre». «San Giuseppe è prima di tutto un contemplativo». «Purtroppo oggi nei libri di dogmatica e nei seminari la sua figura è assente». Intervista a padre Tarcisio Stramare, teologo che ha collaborato con Giovanni Paolo II alla Redemptoris Custos, l’esortazione apostolica sulla missione di san Giuseppe di cui oggi ricorre il 30° anniversario.