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Santi anti-Covid, uno studio che soffre di scientismo

Un breve studio, basato su un sondaggio online, rivela che santa Rita, san Rocco e san Sebastiano sono ritenuti i più efficaci intercessori contro il Covid-19. Tra cenni interessanti e limiti metodologici, gli autori assimilano l’aiuto del Cielo alla magia, tradendo un approccio scientista che esclude il soprannaturale e il retto rapporto tra fede e ragione.

Quali sono i santi più invocati contro il Covid-19? Se lo sono chiesti tre professionisti in campo sanitario che nei giorni scorsi hanno pubblicato un breve studio (consultabile online su Science Direct), intitolato appunto “Which Saint to pray for fighting against a Covid infection? A short survey”.

Rita da Cascia (558 preferenze), la “Santa degli impossibili”, san Rocco (268) e san Sebastiano (95) - entrambi tradizionalmente invocati contro le epidemie - sono i santi che hanno ottenuto più voti da chi ha risposto al sondaggio proposto dai tre autori (Antonio Perciaccante, Alessia Coralli, Philippe Charlier). Fuori dal singolare podio troviamo sant’Antonio Abate, con una fama da taumaturgo (89 preferenze), sant’Adriano di Nicomedia (54), guardia dell’imperatore Massimiano e martirizzato nel 306 dopo la sua conversione al cristianesimo, sant’Agricola (32), vescovo di Avignone, e diversi altri con un numero inferiore di voti.

L’indagine è stata condotta online, su Facebook e Twitter, tra il 21 e il 25 agosto 2020, con una domanda postata sui profili di ognuno dei tre autori. Sono state raccolte le risposte di 1158 adulti, provenienti principalmente da Francia e Italia. La metodologia adoperata è stata insomma sbrigativa e, in almeno un caso (vedi foto), sono anche stati ‘suggeriti’ tra le opzioni i quattro santi che hanno poi ottenuto più consensi. Ma al di là dei limiti metodologici, noti agli stessi autori, quel che ci interessa è il contenuto e il fine dello studio. Diciamo subito che esso ha il suo lato piacevole e, nella sua parte centrale sulle vite dei santi, informazioni e curiosità certamente meritevoli di lettura.

Dopo il sintetico ritratto di santa Rita - patrona, come detto, dei “casi impossibili” - gli autori affermano che il suo primo posto «chiaramente riflette la natura pessimista e fatalista dell’attuale situazione», ricordando poi che l’indagine è stata condotta quando «la campagna di vaccinazione era lontana dall’iniziare».

Seguono altri cenni interessanti sugli intercessori celesti votati dagli utenti dei social, fino alle conclusioni, dove emerge più chiaramente l’approccio scientista. «Questo breve studio medico-antropologico rivela la psicologia dei pazienti occidentali rispetto ai mezzi magico-religiosi utilizzati nella lotta contro le malattie, in particolare in un contesto epidemico/pandemico. L’indagine conferma che i cattolici continuano ad affidare alla divinità [Dio, ndr] i propri dolori, le proprie ansie e speranze, specialmente in tempi di stress globale, soprattutto se si tratta di una difficoltà presentatasi improvvisamente, che ha cambiato lo stile di vita delle persone. […]».

Chiedere l’intercessione dei santi sarebbe quindi, nella prospettiva dello studio, assimilibabile alla magia («mezzi magico-religiosi»). I fedeli, in buona sostanza, sarebbero dei superstiziosi. Già che siamo in tema, si può ricordare brevemente che il ricorso a presunti maghi, cartomanti, oroscopi et similia è diffuso laddove la fede è stata persa e si finisce per credere a tutto tranne che a Dio e alla Sua onnipotenza.

Un altro indizio su dove lo studio voglia andare a parare lo abbiamo leggendo alcune risposte date all’agenzia Adnkronos dal primo firmatario, Antonio Perciaccante, specialista in medicina interna presso il Dipartimento di Medicina dell’ospedale “San Giovanni di Dio” di Gorizia e non nuovo a indagini originali. Alla domanda se esista un santo protettore delle vaccinazioni, il medico risponde che «non mi sovviene, al momento, alcun Santo», ma «intanto, bisogna rivolgersi al buon senso ed al dovere morale e sociale che ognuno di noi deve avere verso se stesso e verso il resto della società». Aggiunge il ricercatore: «Bisogna avere più fiducia nella scienza e considerare che i vaccini sono l’unica arma che abbiamo per mitigare e interrompere la circolazione del virus».

Andiamo con ordine. Primo, non c’è un «dovere morale e sociale» di vaccinarsi contro il Covid, che dovrebbe rimanere una libera scelta. Inoltre, com’è noto e come un epidemielogo quale Paolo Gulisano ha ricordato su questo giornale, anche i vaccinati possono contagiare. Se poi il principale effetto benefico del vaccino anti-Covid sta nel prevenire e ridurre le forme gravi della malattia, un vaccinato - per logica - non dovrebbe avere nulla da temere da un non vaccinato, avendo già la propria protezione. Dunque, non c’è qui un dovere «verso il resto della società», tanto più che si è in presenza di vaccini sperimentali, con efficacia e sicurezza da valutare nel medio-lungo termine. E non va dimenticato che altre epidemie del recente passato si sono esaurite, senza vaccini, nel giro di uno-due anni, e che per il Covid esistono cure basate su farmaci già esistenti che possono limitare di molto l’insorgere di forme gravi. Riguardo ancora al tema morale, per i cattolici (e non solo) rimane la problematicità di vaccini ottenuti sfruttando linee cellulari provenienti da bambini abortiti.

Perciò, esprimere riserve sugli attuali vaccini anti-Covid e in particolare sulla loro indispensabilità per tutti non significa essere “no-vax” tout court, né a maggior ragione significa essere contro una buona scienza. Piuttosto, è l’assunto della vaccinazione a tutti i costi che finisce per essere contrario al buonsenso.

Il fraintendimento di fondo, figlio dell’illuminismo, è che vi sia un’opposizione tra scienza e fede, che non sussiste sul piano oggettivo. Dottori della Chiesa quali Alberto Magno e Tommaso d’Aquino spiegavano già bene il perché, e ai nostri tempi san Giovanni Paolo II ha illustrato magistralmente (vedi l’enciclica Fides et Ratio) gli opposti pericoli di fideismo e scientismo. Anzi, sono state la fede e la carità cristiana a favorire lo sviluppo in campo medico, come san Giovanni di Dio, inventore dell’ospedale moderno (e a cui è intitolata la struttura dove lavora Perciaccante), tra gli altri, ricorda.

La storia di tante malattie ed epidemie è segnata da un intervento di Dio propiziato attraverso la fede di chi, umilmente, lo ha invocato. Per restare in Italia, dalla processione delle reliquie di santa Rosalia alla Madonna di Monte Berico, fino ai tempi moderni con san Giovanni Bosco e Padre Pio, di esempi ne abbiamo a volontà. E ai miracoli hanno creduto scienziati di ogni tempo, compreso Alexis Carrel, Nobel per la Medicina nel 1912, tornato alla fede cattolica dopo essere stato testimone della guarigione inspiegabile di una malata a Lourdes.

Dunque, ben vengano ovviamente i giusti rimedi umani, ma sollevando sempre lo sguardo verso quelli celesti. Perché il vero Medico, Gesù Cristo, è il Re della storia. Può guarire i mali del corpo e, soprattutto, vuole donarci la salute eterna.