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No a Fiducia supplicans: è la volta dei vescovi olandesi

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Se il Belgio aveva addirittura anticipato le benedizioni a qualsiasi coppia, la vicina Olanda si smarca: niente benedizione, solo una preghiera e solo per i singoli. E il cardinale Zen chiede la rimozione di Fernandez.
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Ecclesia 24_01_2024

Non terminano le opposizioni a Fiducia supplicans; che, più di frequente, si concretizzano in strategie per evitare che si giunga a benedire coppie che vivono in modo contrario al progetto di Dio. Dopo l’intero continente africano – eccettuato qualche vescovo europeo delle diocesi del Nordafrica (vedi qui) –, la Conferenza episcopale slovacca, quella ungherese, la Chiesa greco-cattolica ucraina, ed altri numerosi vescovi, è la volta dei vescovi olandesi.

La Conferenza episcopale olandese, che comprende l’arcidiocesi di Utrecht, retta dal cardinale Willelm J. Eijk, sei diocesi suffraganee e l’Ordinariato militare, per un totale di quattordici vescovi, si pone in netta contrapposizione con la conferenza dirimpettaia belga, che invece, già nel 2022, aveva autorizzato le benedizioni a qualsiasi genere di coppia. Con tanto di rituale; scelta che ad oggi non risulta esser stata messa nel mirino del Dicastero per la Dottrina della Fede. In quell’occasione, il cardinale Eijk aveva preso una posizione molto ferma (vedi qui) contro l’iniziativa dei “colleghi” fiamminghi, auspicando che «gli ambienti ecclesiasticamente competenti» intervenissero per fermare la deriva.

Dunque, nonostante Fiducia supplicans e il successivo Comunicato stampa di chiarimento vietino formulari, rituali e quant’altro, vi sono vescovi che invece continuano ad utilizzarli. Oltre ai fiamminghi, gli svizzeri. Dopo aver accolto con entusiasmo FS fin dal giorno immediatamente successivo alla sua pubblicazione, mons. Felix Gmür, vescovo di Basilea e presidente della Conferenza episcopale svizzera ha rispedito al mittente la richiesta, inviata il 9 gennaio scorso, dell’associazione Vera Fides di interrompere le “benedizioni liturgiche” già praticate nelle diocesi elvetiche. Il vescovo ha risposto al sito kath.ch che FS avrebbe «ampliato e arricchito» la comprensione delle benedizioni e che «lo spirito di Fiducia supplicans parla un linguaggio diverso, non di proibizione e prevenzione, ma di abilitazione». Dopo lo spirito del Vaticano II e quello sinodale, adesso è il turno dello spirito di FS.

Torniamo ai vescovi olandesi. Il documento (scaricabile qui), che porta la data del 16 gennaio, si smarca dalle benedizioni delle coppie che vivono more uxorio e dei conviventi omosessuali, dando indicazione solamente per le singole persone che si trovano in queste situazioni: «I vescovi olandesi non vogliono negare a nessuno il sostegno e la forza di Dio. È possibile recitare una preghiera per i singoli [corsivo nostro, n.d.a.] credenti che vivono una relazione irregolare». Ma, forse unica tra le reazioni finora rese pubbliche dalle conferenze dei vescovi, le indicazioni dell’episcopato olandese nemmeno parlano di benedizioni, ma di «una semplice preghiera al di fuori di una celebrazione di matrimonio o di un servizio di preghiera. In questa preghiera si può chiedere a Dio forza e assistenza, sotto l'invocazione del suo Spirito, affinché la persona comprenda la volontà di Dio sulla sua vita e continui a crescere».
La dichiarazione dei vescovi olandesi intende evidenziare che è stata scelta questa modalità di rispondere alle richieste di FS, in quanto «chiarisce che non si tratta di una benedizione o di una conferma di una relazione irregolare ed evita anche di confondersi con il matrimonio». Una scelta tanto coraggiosa quanto lucida.

E crescono sempre di più anche le opposizioni di singoli importanti cardinali. Dopo l’ex-prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Gerhard Müller, e l’ex prefetto della Congregazione per il Culto Divino, il cardinale Robert Sarah, è il turno di un altro illustre principe della Chiesa.

Il cardinale Joseph Zen, una delle cinque firme dei recenti dubia rivolti a papa Francesco, è uscito dal silenzio (qui). Inutile, secondo il cardinale cinese, prendersela con i media che avrebbero creato confusione intorno alla Dichiarazione perché sono proprio «i pastori pro-LGBTQ all'interno della Chiesa, come padre James Martin, SJ o suor Jeannine Gramick che causano intenzionalmente confusione». Inutile che sia la stessa Dichiarazione a raccomandare di evitare di creare confusione, perché sono proprio «le benedizioni incoraggiate» che «di fatto creeranno inevitabilmente confusione». E non solo singoli personaggi, ma anche intere diocesi.

Zen punta dritto su Fernández, reo di aver affermato che ci sarebbe un aspetto di bene anche nelle relazioni omosessuali, concetto presente anche nella lettera di risposta ai cinque dubia: «Questo è un errore assolutamente soggettivo. Secondo la verità oggettiva, quel comportamento è un peccato grave e non può portare a nulla di buono». Per questo, ha domandato il cardinale, «se il prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede definisse “bene” un delitto grave, non commetterebbe un'eresia? Il prefetto non dovrebbe dimettersi o essere licenziato?».

E guarda avanti, al Sinodo del prossimo autunno: «Si spera che nell’incontro di ottobre i vescovi possano finalmente discutere queste questioni in modo autonomo (non necessariamente guidato da facilitatori)». E che non siano condizionati da quella che Zen chiama «una Dichiarazione preventiva», ossia FS, uscita senza chiedere il parere dei vescovi e senza attendere l’incontro sinodale, segno di «grave disprezzo per l'ufficio dei vescovi».



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