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Libertà minacciate

La scuola sotto il ricatto vaccinale

Si stringe la morsa contro personale scolastico e studenti dai 12 anni in su. L’Associazione nazionale dei presidi invoca l’obbligo vaccinale. E il Governo è tentato di forzare la mano. Lo spettro della Dad è il sottile ricatto per convincere i genitori dei non vaccinati. Un ricatto immotivato e da regime dispotico, che creerebbe cittadini di serie B, privati di diritti fondamentali.

Editoriali 28_07_2021

È come una tenaglia che si va stringendo sulle libertà di insegnanti e studenti. Inizialmente c’è stata la spinta per la vaccinazione dei primi insieme a tutto il personale scolastico, che risulta già vaccinato con almeno una dose per circa l’85% e per il 79% a ciclo completo (al 23 luglio), il che va ben oltre il dato complessivo nazionale ed è vicinissimo all’obiettivo più volte indicato per la fantomatica immunità di gregge. Ma il generale Francesco Figliuolo - che ha chiesto di avere entro il 20 agosto un elenco del personale scolastico non vaccinato - è contento solo a metà, perché sì, il dato totale soddisfa, ma ci sarebbero «nove Regioni» in ritardo. Il pretesto perfetto perché la tenaglia continui il suo lavoro.

Prima si parlava di libertà di vaccinazione, ora si parla sempre più di obbligo, e non solo da parte del Governo e dei virologi star. Il presidente dell’Associazione nazionale dei presidi, Antonello Giannelli, l’aveva già chiesto nei giorni scorsi per il personale scolastico; ieri, prima dell’incontro con il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, l’ulteriore stretta invocata dallo stesso Giannelli: «Serve anche l’obbligo di vaccino per gli studenti che possono farlo». Oggi si parla di studenti dai 12 anni in su, domani chissà.

Da parte sua Bianchi ha battuto sul «vacciniamoci tutti», come «atto di responsabilità collettiva». Come dire che chi non aderisce è un irresponsabile. Eppure la realtà continua a dire che anche i vaccinati possono contagiare, che i vaccini hanno una minore efficacia contro varianti più aggressive e che all’origine di queste ultime ci possono essere proprio i sieri sperimentali.

Ma appunto la possibilità di forzare la mano, magari dopo una fase di «forte raccomandazione», è sul tavolo dell’esecutivo. «Valuteremo se introdurre obblighi», aveva dichiarato in tv già lunedì sera il ministro della Salute Roberto Speranza. L’unico che pare essere contrario tra gli alleati di governo è Matteo Salvini che ha liquidato con un «non scherziamo» la possibilità di un sostanziale green pass a scuola, ma non si sa fino a che punto il leader della Lega avrà la volontà e il coraggio di contrastare una linea liberticida che ha in Mario Draghi il suo vertice. Se ne dovrebbe sapere di più già domani, quando il ministro Bianchi presenterà il Piano Scuola alla Conferenza Stato-Regioni.

È possibile che Bianchi adotterà delle linee guida per chiarire il parere fornito dal Comitato Tecnico-Scientifico in risposta ad alcuni quesiti del Ministero dell’Istruzione e allegato alla nota del 22 luglio dello stesso Miur, a firma del capo dipartimento Stefano Versari. Nella nota si legge che «appare eticamente doverosa la vaccinazione del personale scolastico», ventilando un obbligo anche sulla base di un precedente, generale giudizio espresso dal Comitato Nazionale per la Bioetica; la nota del Miur non parla espressamente di obbligo per gli studenti, ma fa capire che il ritorno a scuola e «anche la possibilità di fruire di ulteriori opportunità educative e formative» sono subordinati a un’ampia copertura vaccinale degli studenti «dai 12 anni in su». Se le lezioni avverranno comunque in presenza, il Cts raccomanda l’osservanza della regola di indossare le mascherine «da parte delle persone non vaccinate».

In questa marcia di avvicinamento alla vaccinazione per tutti, la Dad è stata insomma come una prova generale. Intere generazioni di bambini e ragazzi sono state private per mesi del diritto di andare a scuola, con danni gravi e a volte gravissimi per i livelli di apprendimento e lo sviluppo armonico della persona. Ora si agita lo spauracchio di un nuovo anno di Dad se non ci si assoggetterà al diktat vaccinale. Contro questa imposizione hanno parlato alcune associazioni come il Family Day e Pro Vita & Famiglia, denunciando le illegittime discriminazioni che si verrebbero a creare tra gli studenti stessi e chiedendo la convocazione delle organizzazioni rappresentative dei genitori (Fonags). Tra i vari diritti costituzionali che l’obbligo vaccinale a scuola violerebbe c’è infatti, oltre a quello allo studio, anche il diritto-dovere dei genitori di educare i propri figli.

Se obbligo vaccinale sarà, uno degli scenari, già prospettato nei discorsi di questi giorni, potrà essere quello di far restare a casa i ragazzi non vaccinati, che diventerebbero a tutti gli effetti degli studenti di serie B. A chi si scandalizza per le associazioni con i totalitarismi del passato, davvero non preoccupano tali metodi e idee? Il problema alla radice è simile: si impone arbitrariamente qualcosa - qui il dovere del vaccino - quale verità assoluta; chi è privo di quel qualcosa, o non adempie il presunto dovere, è socialmente marchiato e privato di libertà fondamentali. Vale quanto detto in generale, a proposito di green pass, da due esponenti del pensiero laico come Massimo Cacciari e Giorgio Agamben: «Ogni regime dispotico ha sempre operato attraverso pratiche di discriminazione, all’inizio magari contenute e poi dilaganti».

Amareggia, invece, che diversi ambienti del mondo cattolico non vedano la gravità della questione e ritengano che l’esclusione dalla scuola in presenza sia, in fondo, solo un problema dei genitori restii a vaccinare i propri figli contro il Covid. Ma così si perde di vista che c’è un problema di libertà, non fine a sé stessa, ma legata alla verità: sono infatti in gioco seri rilievi morali sui quattro vaccini attualmente autorizzati in Italia e, in più, è la stessa autorizzazione d’emergenza di tali vaccini a ricordarci la loro natura sperimentale. Oltre ai possibili effetti avversi nel breve periodo, non c’è certezza né sull’efficacia né sulla sicurezza a medio-lungo termine, che per forza di cose non è stata studiata. Questi sono rilievi oggettivi.

A quanto detto va aggiunto che: 1) tra i bambini e gli adolescenti italiani la mortalità per il virus è quasi nulla, nell’ordine dello zero virgola zero, zero, zero e qualcosa (vedi qui), ed è superiore all’1% solo per gli over 80; 2) non vale l’equazione “contagiato = malato”; 3) per chi si ammala esistono cure (diverse dal protocollo governativo “paracetamolo e vigile attesa”) capaci di evitare nella gran parte dei casi, nella testimonianza dei non pochi medici che le prescrivono, l’ospedalizzazione. E questo è un ulteriore elemento che attesta la mancanza di uno stato di necessità per imporre la vaccinazione a tutti.

Sostenere quindi che sia doveroso vaccinare indiscriminatamente docenti e studenti di medie e superiori è pura ideologia, che non fa i conti con la matematica e la logica più elementari. E se sarà imposto l’obbligo, esplicito o fittizio, sarà un’ulteriore prova che il nostro non è più un Paese libero.