• INTERVISTA

«Vi racconto san Leopoldo, un frate innamorato di Maria»

Indicato dalla Chiesa come modello del buon confessore e patrono dei malati oncologici, san Leopoldo Mandic mostra in modo evidente che Dio è medico per l’anima e per il corpo. La Bussola intervista fra Roberto Papini, rettore della chiesa romana di Santa Maria della Consolazione, dove sono custodite due reliquie del frate cappuccino devotissimo alla Madonna.

Santa Maria della Consolazione, a Roma. Una perla nascosta nel centro della Capitale a pochi passi dal Foro Romano e da Piazza Venezia. Una chiesa quasi nascosta ma che al suo interno conserva due importanti reliquie di san Leopoldo Mandic: due reliquie, poste lì, che parlano di un frate cappuccino che ha vissuto l’intera esistenza al servizio di Dio e dei fratelli, in umiltà e amore. Le due reliquie sono: una parte del telo che ha avvolto il corpo del frate e una reliquia ex corpore. Santa Maria della Consolazione, una chiesa viva, dove la fede del popolo di Dio è tangibile. E tante sono le iniziative per festeggiare san Leopoldo, di cui oggi - nel giorno della nascita - i frati cappuccini celebrano la memoria (il Martirologio Romano ne colloca invece la festa al 30 luglio, giorno della morte). Mandic è famoso come modello del buon confessore. La Nuova Bussola Quotidiana ha intervistato il rettore della chiesa romana, fra Roberto Papini, dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini.

Padre Papini, può raccontarci come sono arrivate qui a Roma, in questa chiesa, le reliquie di san Leopoldo?
Facciamo un po’ di cronistoria: dobbiamo partire dal 1983, anno in cui san Giovanni Paolo II lo ha canonizzato; successivamente Papa Francesco, durante il Giubileo della Misericordia del 2016, chiese che le spoglie fossero esposte alla devozione dei fedeli in Vaticano. Poi, un’altra tappa: san Leopoldo, quattro anni dopo, nel 2020, è stato riconosciuto dalla Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti quale patrono dei malati oncologici. Circa un mese dopo, il 7 marzo del 2020, la reliquia ex corpore di Mandic è arrivata qui, in questa chiesa. Si tratta di una parte dell’osso del braccio destro del santo. Il braccio benedicente. Insieme a questa importante reliquia abbiamo avuto il privilegio di avere il telo che ha avvolto il suo corpo. Tutte queste reliquie sono venute direttamente dal santuario padovano dedicato al frate cappuccino. Conosciamo tutti quanto la presenza in chiesa delle reliquie di un santo sia importante per il popolo di Dio, ma è necessario fare sempre una precisazione: sia chiaro, non è la reliquia che fa il miracolo, ma è il santo ovviamente.

Santa Maria della Consolazione è una chiesa molto attiva per sostenere i malati di tumore e le loro famiglie. Come cercate di rendere tangibile questa vostra vicinanza?
Prima di tutto con la preghiera. Ci siamo resi conto che c’è un profondo desiderio, una profonda sete di preghiera. In fondo, è il nostro dialogo con Dio! Ogni venerdì, qui in Santa Maria della Consolazione, viene celebrata una Messa per i malati oncologici, ad esempio. Nei giorni scorsi abbiamo recitato una novena a Mandic, ogni sera, alle 19, in vista della grande festa di oggi. Abbiamo voluto dare come titolo a questi momenti di preghiera: “Abbi fede! Dio è medico e medicina!”. È proprio così perché solo in Lui possiamo trovare la salvezza. Molte volte ci si interroga sui miracoli. Alcune persone, magari, dopo aver pregato non hanno ricevuto la guarigione del corpo. E allora? Questo vuol dire forse che Dio non ha ascoltato la loro preghiera? No, Dio non abbandona nessuno. Dobbiamo comprendere che la più grande guarigione, il più grande miracolo, è la salvezza ed è questa che va richiesta nella preghiera.

A proposito di preghiera, abbiamo visto che molte sono le persone che si recano davanti alle reliquie di san Leopoldo Mandic. Può parlarci di qualche episodio che l’è rimasto nel cuore?
Le persone che vengono qui a pregare sono tantissime! Alcuni malati, altri magari chiedono la guarigione di qualche parente o amico. Bisogna dire che la devozione che suscita san Leopoldo coinvolge in particolare chi soffre nel corpo, ovviamente. Quando sono in silenzio, davanti alle reliquie, mi domando spesso per chi o per cosa stanno pregando. Rispetto, ovviamente, quel silenzio così carico di fede! In alcuni casi, invece, ci sono persone che si confidano con me. Fra queste ho potuto raccogliere alcune testimonianze di guarigione inspiegabile del corpo. Ma non posso certamente dire di più. Persone che avevano un tumore e che poi, in maniera inspiegabile, non hanno più avuto bisogno di alcun intervento. Questo non posso che definirlo miracolo, non ho altro termine!

Un’ultima domanda: chi è per lei, san Leopoldo Mandic?
Un fraticello, innamorato della Vergine Maria. Un uomo che seppur molto erudito - ricordiamo che conosceva in profondità la teologia dei Padri della Chiesa e che sapeva bene il greco, il latino, e anche la letteratura - ha vissuto la sua vita nel nascondimento, dentro un confessionale. Voleva diventare missionario in Oriente per poter lavorare per l’unità dei cristiani e invece, alla fine, si è ritrovato in un confessionale per quarant’anni.

 

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