Vera e falsa obbedienza, che confusione tra i tifosi di Écône
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Se al Papa si deve obbedire, allora zitti e mosca su Fiducia supplicans: è una delle reazioni più frequenti tra chi giustifica la disobbedienza della Fraternità San Pio X. Le cose non stanno esattamente così, ma per capire cosa e quando è vincolante bisogna prima entrare nel "cuore" del primato petrino.
Se qualcuno pensava che la risposta della Santa Sede all’atto scismatico del 1° luglio chiudesse definitivamente la partita, deve ricredersi: la confusione non solo non si arresta, ma appare in crescita. Questa confusione è fin troppo evidente sul web e giunge anche alla posta elettronica della nostra Redazione. Cercheremo di rispondere alle obiezioni maggiormente ricorrenti, cercando di fare più chiarezza possibile, nella speranza di favorire la riflessione, piuttosto che la reazione emotiva, pur comprensibile.
La prima di queste obiezioni suona più o meno così: ma voi che dite alla FSSPX di obbedire al Papa, poi gli disobbedite criticando Fiducia supplicans, puntando il dito contro Traditionis Custodes, e prendendo le distanze dalla dichiarazione di Abu Dhabi. Che razza di coerenza sarebbe questa? Se si deve obbedire al Papa, allora “silenzio e muti”.
Iniziamo dal dato del Magistero della Chiesa pre-Vaticano II (non per riserve sull’ultimo Concilio, ma per ritrovarsi su un terreno condiviso con i nostri interlocutori): la sottomissione al Romano Pontefice è necessaria per essere veri membri della Chiesa e dunque per conseguire la salvezza eterna. «Dichiariamo, affermiamo, stabiliamo che l’essere sottomessi al romano pontefice è, per ogni umana creatura, necessario per la salvezza» (Enchiridion Symbolorum, 875); così, lapidario, Bonifacio VIII. Allora qui bisogna fare una prima scelta: non è possibile per un cattolico non essere sottomesso al Papa, con la scusa di di non poter aderire alla “chiesa conciliare” o alla “chiesa sinodale”. Chi afferma, come la FSSPX, che Leone XIV è il Papa, è necessario che gli si sottometta. Ma vediamo meglio cosa ciò significhi.
Il Papa ha ricevuto da Cristo un potere di giurisdizione, che si estende immediatamente a tutta la Chiesa e a ogni singolo fedele: «Insegniamo e dichiariamo […] che il primato di giurisdizione su tutta la Chiesa di Dio è stato promesso e conferito immediatamente e direttamente al beato apostolo Pietro da Cristo Signore» (Enchiridion Symbolorum, 3053). Quanto conferito a Pietro si perpetua nella Chiesa fino alla fine dei tempi, per mezzo di quanti gli succedono sulla cattedra romana, così che la Pastor æternus anatematizza chi sostiene che «non è per istituzione dello stesso Cristo Signore o per diritto divino che il beato Pietro ha sempre dei successori nel primato sulla Chiesa universale; o che il romano pontefice non è successore del beato Pietro in questo primato» (Enchiridion Symbolorum, 3058).
Siamo nel cuore del dogma del primato dei successori dell’Apostolo Pietro, ossia di quella piena potestà di governare tutta la Chiesa, grazie alla pienezza del potere supremo legislativo e giudiziario, cui corrisponde il dovere di vera obbedienza da parte di tutti i fedeli. La necessità dell’obbedienza discende dunque da questa verità dogmatica, che non si può negare se si vuole rimanere cattolici: «quindi tutti i pastori di tutti i ranghi e di tutti i riti e i fedeli, sia singolarmente che tutti insieme, sono tenuti al dovere della subordinazione gerarchica e della vera obbedienza, non solo nelle questioni che riguardano la fede e i costumi, ma anche in quelle relative alla disciplina e al governo della Chiesa diffusa su tutta la terra. Di modo che, conservando l’unità di comunione e di professione della stessa fede col romano pontefice, la Chiesa di Cristo sia un solo gregge sotto un solo sommo pastore. Questa è la dottrina della verità cattolica, dalla quale nessuno può allontanarsi senza pericolo per la propria fede e la propria salvezza» (Enchiridion Symbolorum, 3060).
Dai testi citati vediamo che sotto il cappello del medesimo primato, troviamo due aspetti distinti: quello di magistero (professione della fede) e quello di governo (unità di comunione). L’infallibilità del Papa, quando parla ex-cathedra o quando intende definire anche in modo non solenne, è parte del primato, ma non lo esaurisce. Né è la stessa cosa obbedire al Papa che governa ed assentire al Papa che insegna. L’obbedienza si dà a degli ordini che provengono dalla legittima autorità papale, mentre l’assenso dell’intelligenza si dà ai suoi insegnamenti.
Partiamo dall’obbedienza dovuta al Papa. San Tommaso, nella Summa Theologiæ (II-II, qq. 104-105), spiega in cosa consista la vera obbedienza, sottolineandone la sostanziale differenza dalla sua contraffazione, che chiamiamo falsa obbedienza. Nella q. 104, a. 5, illustra i due motivi per cui si può non obbedire in tutto al superiore. «Primo, per il comando di un’autorità più grande»; un’autorità superiore che può essere umana oppure divina (nel caso del Papa si tratta soltanto dell’autorità divina). Secondo, se il superiore «gli comanda delle cose a cui il suddito non è a lui sottoposto». La vera obbedienza è un’obbedienza ordinata e può limitarsi a ciò che è obbligatorio, oppure estendersi ad altre cose facoltative, ma pur sempre lecite. Disordinata è invece quell’obbedienza che si porta sulle cose illecite, malvagie, contrarie alla legge di Dio, sia essa naturale o divina.
È questa obbedienza ordinata che si deve al Romano Pontefice. Se, per esempio, egli ordina di benedire una coppia gay, in quanto coppia, il suo ordine non va posto in esecuzione, perché contrario all’autorità superiore di Dio; una contrarietà che tra l’altro era stata sottolineata dal Responsum della Congregazione per la Dottrina della Fede, del 22 febbraio 2021. Ed infatti vi sono state diverse Conferenze episcopali ad esprimere legittimamente il loro non possumus. Se invece il Papa ordina che non si debba procedere alle consacrazioni episcopali, in questo ordine non c’è nulla di contrario alla legge di Dio e si tratta anzi di una materia che rientra perfettamente nel primato che Cristo ha conferito a Pietro. È interessante che Pio XII si basi proprio sui testi della Pastor æternus sopra citati, per ricordare che, conseguenza del primato, è che «nessuno può conferire legittimamente la consacrazione episcopale se prima non sia certa l'esistenza dell'apposito mandato apostolico», commettendo un «gravissimo attentato alla stessa unità della Chiesa» (Ad Apostolorum Principis).
Dunque, l’obbedienza nel primo caso sarebbe solo apparente, perché in realtà disordinata, nel secondo invece ordinata e doverosa. Che il potere di scegliere, consacrare ed inviare i vescovi sia stato conferito alla Sede Apostolica da Cristo stesso, e sia dunque di diritto divino e non meramente ecclesiastico, lo abbiamo scritto più volte, ma vi ritorneremo in un prossimo articolo.
Per quanto riguarda il Magistero della Chiesa, ed in specifico quello del Papa, si tratta invece di un’adesione dell’intelletto. Ma il tipo di adesione deve corrispondere al grado con cui la Chiesa intende vincolare il fedele. È significativo che nelle diverse proposte di dichiarazione dottrinale della Santa Sede alla FSSPX, l’accettazione del Magistero della Chiesa, ed in particolare del Concilio Vaticano II, non sia mai stata richiesta in assoluto, ma secondo il grado di assenso richiesto dall’insegnamento di ciascun documento. Non si dà un assenso definitivo ad un insegnamento che non lo richiede; né si deve pensare che l’ossequio richiesto nel grado più basso del Magistero significhi impossibilità di sollevare dubbi o suggerire miglioramenti; ancor meno si deve ritenere che quanto nei documenti è riportato come esemplificativo, interlocutorio, o come meri dati attinti dalle scienze profane, richieda propriamente un ossequio (per approfondire, mettiamo a disposizione il Primo piano sul Magistero che abbiamo realizzato su La Bussola Mensile, numero di marzo 2025).
Allora, è piuttosto chiaro che non si tratta di “la Bussola può criticare il Papa e la FSSPX no”. Si tratta invece, sul versante dell’obbedienza, di capire quando un ordine del Papa vincola e quando no, mentre sul versante dell’insegnamento, qual è l’effettivo tipo di assenso che viene chiesto al fedele.

Il primo piano de La Bussola Mensile di marzo 2025
La cattedra della verità (leggi)
A servizio della Parola (leggi)
di Mauro Gagliardi
I tre gradi del Magistero. 1. Le verità rivelate (leggi)
di Serafino Lanzetta
I tre gradi del Magistero. 2. Le verità definitive (leggi)
di Giorgio Carbone
I tre gradi del Magistero. 3. L’insegnamento autentico (leggi)
di Luisella Scrosati
Puoi richiedere l'intera copia cliccando qui o scrivendo a: abbonamenti@labussolamensile.it
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La Fraternità San Pio X invoca la necessità senza verità
Per la comunità lefebvriana le circostanze eccezionali legittimano il proprio operato al di fuori delle leggi canoniche. Ma l'eccezione non si tramuta in criterio permanente né può fondare una potestà ecclesiale sganciata dall'unità della Chiesa visibile.
- Dossier: il caso FSSPX
