Il vescovo mette in riga i preti: «Il diritto al funerale non è assoluto»
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Dopo i casi denunciati dalla Bussola dei funerali negati a due massoni, il vescovo di Sanremo pubblica una nota dottrinale per chiarire usi e abusi dei funerali cristiani: massoneria, cremazione, pubblici peccatori, oggetti sulla bara, ma anche interventi e “sentimentalismi d'altare”. Il funerale cristiano ha regole di comunità per la salvezza delle anime e bisogna conoscerle. Ecco come.
Funerali, facciamo chiarezza. Il vescovo di Sanremo Antonio Suetta lo aveva annunciato in occasione del recente caso di un funerale ecclesiastico negato ad un massone della zona. «Nelle prossime settimane verrà pubblicata una Nota con le opportune indicazioni giuridico pastorali concernenti le esequie ecclesiastiche». E la promessa è stata mantenuta. Il giorno dell’Assunta, Suetta ha pubblicato sul sito diocesano un vademecum giuridico pastorale con le disposizioni per gestire al meglio – e secondo dottrina – le esequie ecclesiastiche.
Troppa confusione nei funerali cristiani e i casi delle esequie negate ai due massoni, di Roma e di Sanremo, di cui la Bussola aveva dato notizia, erano solo la punta dell’iceberg di una concezione del funerale che non è quella propriamente cattolica. Spesso, infatti, i parroci tendono a lasciar correre gli infiniti abusi, che rischiano di snaturare del tutto le esequie cattoliche tanto che non c’è soltanto il rischio che possano sorgere veri e propri illeciti canonici, come nel caso dei due massoni accompagnati in chiesa, ma che si possano commettere quei grandi o piccoli abusi che snaturano del tutto il senso del commiato secondo la Chiesa.
Così Suetta esordisce dicendo che «le esequie sono un sacramentale (tranne la Messa esequiale che è un sacramento), che costituisce la preghiera di intercessione della Chiesa per il defunto e per la sua famiglia» ma «la mondanizzazione del trapasso si traduce nella perdita del senso cristiano della morte e nell’appiattimento dell’azione sacra, riducendo il tutto a categorie meramente umane di ricordo e di emozioni passeggere».
Che fare, dunque? Tornare a ribadire ai fedeli, ma soprattutto ai sacerdoti, le regole per un buon funerale cristiano e legittimare anche quei “no” che oggigiorno destano tanto scandalo perché visti come una mancanza di pietà verso il defunto.
Niente di più falso. Infatti, Suetta scrive che proprio per non «cedere pericolosamente il posto alla celebrazione della memoria del defunto o alla esasperata dimensione del ricordo» in uno «stonato “protagonismo” di parenti e amici», «bisogna evitare cedimenti o concessioni alla mera emotività̀ e correggere deviazioni piuttosto diffuse, che spesso sono indice non solo di un fraintendimento dell’essenza stessa delle esequie ecclesiastiche, ma ancor prima di una vera e propria assenza di fede».
Lucidamente bisogna tutelare la sacralità del rito, nella sostanza e nei contenuti eliminando, scoraggiando e anche proibendo «riferimenti eccessivamente terreni a passioni o interessi del defunto (musicali, sportivi, politici, ecc.)» i quali «snaturano il senso dell’accompagnamento spirituale». «Appaiono fuori luogo ad esempio – ricorda Suetta tanto per fare un esempio - gli addobbi o i vestiti coi colori della squadra del cuore, di un gruppo politico o di un determinato movimento d’opinione». Ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale, ma chi ha frequentato funerali nell’ultimo decennio sa che c’è stata un’esplosione di queste manifestazioni.
Così come il protagonismo degli amici del defunto o dei suoi parenti rischia di portare fuori strada: «Le testimonianze e i ricordi, ancorché́ toccanti e commoventi, esprimono in genere il mero commiato o ringraziamento verso il defunto» ma destano perplessità perché «i ricordi sono collocati in momenti inappropriati (dopo l’omelia o al termine della cerimonia)» o «hanno un’enfasi e una lunghezza spropositata». Tutto questo produce «un funerale mondano che è la negazione più patente dell’essenza del credo cristiano». Invece – e il vescovo ligure lo ribadisce nella sua nota dottrinale – sono tre: la preghiera per il defunto, onorare il corpo come germe della risurrezione della carne e il recare conforto e speranza ai vivi. Tutto il resto è un di più e spesso è un di più di cattivo gusto. Invece tutto deve portare a rispettare la pietas verso il defunto. A cominciare dalla scelta della chiesa che «non dovrebbe esprimere tanto un posto scelto per motivi di praticità, di gusto o di richiamo affettivo, quanto indicare l’ambiente umano e cristiano appropriato e confacente».
Sappiamo bene, però, che molti funerali si svolgono con la presenza del defunto che non ha mai messo piede in una chiesa. E qui che la nota di Suetta si fa necessariamente severa perché va a toccare il tema del “diritto al funerale” che non può essere assoluto ma «richiede la congruenza del rito con la presumibile disposizione dell’estinto». E tanto più se il defunto «prima della morte non diede alcun segno di pentimento, deve essere privato delle esequie ecclesiastiche».
Alcuni casi? Quelli che il can. 1184 § 1 della disciplina ecclesiastica norma da tempo, anche se molti preti fanno finta di dimenticarla: «Quelli che sono notoriamente apostati, eretici, scismatici; coloro che scelsero la cremazione del proprio corpo per ragioni contrarie alla fede cristiana e gli altri peccatori manifesti, ai quali non è possibile concedere le esequie senza pubblico scandalo dei fedeli»
E si badi: «La notorietà̀ della contrarietà̀ alla fede non deve risultare da una sentenza, basta che sia una situazione di fatto pacificamente conosciuta» mentre «dare pubblicità̀ del pentimento evita il pericolo di scandalo». Per questo «la privazione delle esequie non esprime un giudizio sul defunto ma una forma di tutela della comunità̀ e di rispetto della presumibile volontà̀ per fatti concludenti dell’estinto».
E veniamo così al tema della massoneria che ha infiammato le cronache agostane dopo lo scoop della Bussola del funerale negato in diocesi di Roma ad una figura apicale delle logge e che ha trascinato in una reazione a catena anche la decisione di Suetta su un caso simile:
«A chi aderisce ad associazioni o partiti anticristiani, per questa stessa loro scelta, le esequie ecclesiastiche non sono loro possibili. L’assoluta inconciliabilità̀ fra la fede cattolica e l’adesione alla massoneria è stata fermamente e chiaramente ribadita dall’allora Congregazione per la Dottrina della Fede nella Dichiarazione sulla massoneria, del 26 novembre 1983».
Nel ricordare che «rimane immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche», Suetta ricorda così che «i fedeli che appartengono alle associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione».
Molto spazio viene dato a spiegare le motivazioni per cui «è impossibile benedire quei defunti che muoiano nella condizione di non poter avere le esequie ecclesiastiche, perché́ sarebbe contraddire la verità̀ stessa del segno della benedizione ed il suo significato più reale, riducendola – invece – quasi ad un mero atto esteriore, ad una formalità̀, o – peggio – assimilandola ad una “azione magica”».
C’è spazio anche per la cremazione. Suetta la affronta ricordando che «non è un’alternativa alla sepoltura». L’una è sostenuta, l’altra (la cremazione) è soltanto tollerata purché «non sia stata scelta per ragioni contrarie alla dottrina cristiana» (can. 1176 § 3).
Però, e questo è un passaggio che dovrebbe interessare molti cattolici, ormai convinti della piena bontà della cremazione «per evitare ogni tipo di equivoco panteista, naturalista o nichilista, non sia permessa la dispersione delle ceneri nell’aria, in terra o in acqua o in altro modo oppure la conversione delle ceneri cremate in ricordi commemorativi, in pezzi di gioielleria o in altri oggetti».
Altre interessanti disposizioni sono contenute nel capitolo finale. Tra queste il non concedere l’autorizzazione e nemmeno l’uso dell’ambone per commiati o interventi. Al massimo per questo tipo di interventi si può valutare la messa a diposizione di un momento fuori dalla chiesa o al cimitero; Così come si proibisce l’introduzione in chiesa di oggetti appartenenti al defunto che sono estranei alla celebrazione; E infine ammettere alla proclamazione delle letture soltanto fedeli noti al sacerdote. E su questi, molti parroci potrebbero capitolare.

