• FEDE E MUSICA

Ubi caritas, il canto della carità nella verità

Il canto Ubi caritas, che si intona durante la lavanda dei piedi del Giovedì Santo, ha una tradizione molto antica risalente a san Paolino d’Aquileia (VIII secolo). Le parole sono un inno all’amore fraterno in Cristo. Amore che, come spiega anche Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in Veritate, non può essere scisso dalla verità.

Uno dei canti del repertorio gregoriano che rimane molto familiare anche nelle nostre assemblee è probabilmente quello che si intona durante la lavanda dei piedi del Giovedì Santo: Ubi caritas. Un canto la cui melodia è piuttosto nota ancora a molti. Esso ha una tradizione molto antica che risale all’VIII secolo, essendo attribuito a san Paolino d’Aquileia. È un canto che ha conosciuto varie volgarizzazioni nelle lingue vernacolari ma che è certamente alla portata di tutte le assemblee per il suo ritornello melodicamente molto semplice: Ubi caritas et amor, Deus ibi est.

Le parole sono un inno all’amore fraterno in Cristo: “Dove l’amore è vero, lì abita Dio. Ci ha radunati l’Amore di Cristo, esultiamo e rallegriamoci in quell’Amore. Temiamo e amiamo il Dio vivo e amiamoci con cuore sincero. Quindi, mentre siamo radunati insieme stiamo bene attenti a non essere divisi nell’animo. Cessino gli alterchi maligni, cessino le liti e in mezzo a noi ci sia Cristo. O Cristo Dio, fa’ che possiamo gloriosamente vedere, insieme con i beati, il tuo volto, che è gioia infinita e vera, per i secoli dei secoli” (in cantiperlaliturgia.com).

Questo invito all’amore fraterno è tanto necessario oggi nella Chiesa, nel tempo in cui le divisioni sembrano veramente dividere il corpo di Cristo. Sarebbe bene meditare sulle parole di questo canto che ci vengono dal lontano Medioevo e che ci parlano di come l’unità fraterna, l’essere tutti fratelli, sia possibile soltanto in Cristo e quindi sempre a Lui bisogna fare riferimento. Nel canto si chiede a Cristo Dio di farci vedere il volto di Dio, Lui che è Via, Verità e Vita. Solo in Lui i nostri dissidi possono essere riconciliati.

Benedetto XVI, nell’enciclica Caritas in Veritate, spiega come l’amore fraterno non possa essere scisso dalla verità:

«Perché piena di verità, la carità può essere dall’uomo compresa nella sua ricchezza di valori, condivisa e comunicata. La verità, infatti, è “lógos” che crea “diá-logos” e quindi comunicazione e comunione. La verità, facendo uscire gli uomini dalle opinioni e dalle sensazioni soggettive, consente loro di portarsi al di là delle determinazioni culturali e storiche e di incontrarsi nella valutazione del valore e della sostanza delle cose. La verità apre e unisce le intelligenze nel lógos dell'amore: è, questo, l’annuncio e la testimonianza cristiana della carità. Nell'attuale contesto sociale e culturale, in cui è diffusa la tendenza a relativizzare il vero, vivere la carità nella verità porta a comprendere che l'adesione ai valori del Cristianesimo è elemento non solo utile, ma indispensabile per la costruzione di una buona società e di un vero sviluppo umano integrale. Un Cristianesimo di carità senza verità può venire facilmente scambiato per una riserva di buoni sentimenti, utili per la convivenza sociale, ma marginali. In questo modo non ci sarebbe più un vero e proprio posto per Dio nel mondo. Senza la verità, la carità viene relegata in un ambito ristretto e privato di relazioni. È esclusa dai progetti e dai processi di costruzione di uno sviluppo umano di portata universale, nel dialogo tra i saperi e le operatività» (Caritas in Veritate, 4).

Ecco, un Cristianesimo senza la verità diviene una riserva di buoni sentimenti ma non è fondato su basi solide. Il canto Ubi caritas ci ricorda questa fondamentale dimensione che non dovremmo mai dimenticare, questo intimo nesso dell’amore fraterno con la verità che si rispecchia nelle verità più profonde della nostra fede.