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LO SCANDALO

Rupnik, i Gesuiti fanno muro per ammorbidire le sanzioni

Dalle dichiarazioni del gesuita Verschueren appare probabile che la comunicazione da parte della Compagnia di Gesù sui provvedimenti nei confronti di Padre Rupnik non andrà nella direzione di quella che rimane l’unica sanzione proporzionata ai crimini commessi dal gesuita: la dimissione dallo stato clericale. Eppure, il codice di diritto canonico parla chiaro. 

Ecclesia 14_02_2023 English Español

Il gesuita Johan Verschueren, consigliere generale e delegato del Preposito generale della Compagnia di Gesù per le Case internazionali dei gesuiti a Roma, ha indirettamente rivelato ad Aciprensa, nell’edizione in lingua spagnola, quali potrebbero essere i provvedimenti che la Compagnia prenderà nei confronti di padre Marko Rupnik.

P. Verschueren ha ammesso che nelle sanzioni fino ad oggi comminate al gesuita sloveno, qualcosa non ha decisamente funzionato: «Il loro punto debole sta nell’interpretazione del superiore locale; per questo le ultime comparse in pubblico di padre Rupnik erano in conformità con queste misure. Il superiore locale le aveva autorizzate». Ricordiamo che Rupnik, ad oggi, ha ricevuto nient’altro che la proibizione di confessare, fare direzione spirituale, predicare Esercizi spirituali e svolgere altre attività senza il permesso del superiore. Verschueren ha poi aggiunto che i vertici della Compagnia «sono consapevoli di questo problema, e siamo davvero turbati per questo. E’ ovvio che dobbiamo correggere il punto debole di queste misure, così com’erano state prese nel precedente decreto; ci stiamo lavorando».

Da questa dichiarazione appare dunque piuttosto probabile che la comunicazione attesa a giorni da parte della Compagnia di Gesù (vedi qui) sui provvedimenti nei confronti di Padre Rupnik non andrà nella direzione di quella che rimane l’unica sanzione proporzionata ai crimini commessi dal gesuita: la dimissione dallo stato clericale. Secondo quanto riferisce Verschueren, infatti, il punto debole delle sanzioni sarebbe stata semplicemente l’eccessiva discrezionalità concessa ai superiori locali; ed è su questo punto che i vertici della Compagnia starebbero apportando correzioni. Correzioni che non sarebbero necessarie se si fosse orientati verso la riduzione allo stato laicale del gesuita sloveno.

Eppure, il can. 1385 prevede la dimissione dallo stato clericale del sacerdote che «nell’atto o in occasione o con il pretesto della confessione sacramentale, sollecita il penitente al peccato contro il sesto precetto del Decalogo», se il delitto commesso risulta essere grave. Ancora, il canone 1395 prevede pene fino alla riduzione allo stato laicale, di nuovo in proporzione alla gravità del delitto canonico, al «chierico che abbia commesso altri delitti [oltre al concubinato, n.d.a.] contro il sesto precetto del Decalogo, se invero il delitto sia stato compiuto pubblicamente» ed al chierico che «con violenza, con minacce o con abuso di autorità commette un delitto contro il sesto comandamento del Decalogo o costringe qualcuno a realizzare o a subire atti sessuali».

Il “caso Rupnik” non sembra dunque prendere la direzione della giustizia. Da una parte la Santa Sede ha chiuso senza onore la propria partita, in modo piuttosto pilatesco: ha lasciato cadere in prescrizione i numerosi abusi commessi dal gesuita e ha rimosso la scomunica dopo nemmeno un mese, lanciando così la patata bollente nel campo della Compagnia di Gesù. Dall’altra parte i gesuiti, stando a quanto le dichiarazioni di P. Verschueren lasciano intendere, non sembrano intenzionati a percorrere la strada della sanzione più pesante, ma più giusta.

Padre Verschueren ha inoltre confermato ad Aciprensa l’identità dei superiori di padre Marko Rupnik, a partire dal 2004. Il primo della lista è padre Milan Žust (ne avevamo parlato qui), il quale non è stato solamente il superiore di Rupnik al Centro Aletti dal 2004 al 2017, ma nel triennio 2018-2021 è stato Socio del Delegato del Superiore Generale della Compagnia di Gesù per le case e opere interprovinciali di Roma; dal 2020 ha cioè lavorato a stretto contatto con lo stesso gesuita belga.

Poi, P. Juan Antonio Guerrero Alves, che, dal 2017, ha ricoperto l’incarico che cederà poi a P.  Verschueren, quando, nel novembre del 2019, venne nominato da papa Francesco prefetto della Segreteria per l’Economia, per sostituire il Cardinale Pell. Un incarico breve, durato solo tre anni, a cui Guerrero aveva rinunciato “per motivi personali”. Infine, a partire dal 2020, lo stesso padre Verschueren, il quale in sostanza, si addita come uno dei “punti deboli” delle restrizioni verso Rupnik, perché anche nel periodo del suo mandato, Rupnik ha continuato a girare di qua e di là. Il 30 novembre 2022, per esempio, si trovava in Brasile per ricevere pubblicamente una laurea honoris causa da parte della Pontificia Università Cattolica di Paraná, a Curitiba. E nessuno si era accorto – tranne i giornalisti  – che era stato programmato che Rupnik, proprio in questo periodo, avrebbe dovuto tenere a Loreto quello che gli era stato in teoria proibito di fare, ossia un corso di Esercizi spirituali (vedi qui).

Prima domanda: cosa ci fa ancora Verschueren in questo ruolo? Quale credibilità avranno le decisioni dei gesuiti se, tra coloro che dovranno decidere e far rispettare le decisioni, c’è quello stesso Verschueren che ha permesso a Rupnik di continuare a girare indisturbato, mentre era già stato colpito da scomunica e le testimonianze dei fatti degli anni Novanta erano già state ritenute credibili? Discorso analogo per padre Milan Žust, il quale, a quanto risulta, continua ad essere superiore del Centro Aletti.

Seconda domanda: se non si riduce allo stato laicale un sacerdote che ha abusato continuamente di religiose, proprio sfruttando la sua autorità sacerdotale, che ha coperto la sua lussuria con motivazioni “teologiche”, che per anni è andato in giro per il mondo a parlare di discernimento, vita religiosa e a realizzare le sue “opere d’arte” che spesso traevano ispirazione dalla sensualità delle sue vittime, chi dovrà esserlo? Rupnik non ha “semplicemente” violato il sesto comandamento, ma ha abusato di quella autorità che gli proviene dall’Ordine sacerdotale. Ha doppiamente commesso il peccato di sacrilegio, perché ha violato il proprio celibato sacro e ha profanato in continuazione delle donne, per lo più giovani, consacrate a Dio con il voto di verginità.

Terza domanda: giustizia vorrebbe che quanti hanno coperto Rupnik vengano immediatamente rimossi dai loro incarichi. E che si faccia chiarezza su che cosa è accaduto riguardo alla faccenda della scomunica lampo.