• L'INTERVISTA/ DARIO FERTILIO

Quel virus totalitario russo che contagia i conservatori

Dario Fertilio, giornalista e scrittore, analizza con la Bussola la narrazione russa sulla guerra in Ucraina. E le mille trappole culturali e lessicali usate dal Cremlino per attrarre un vasto e inconsapevole pubblico di cattolici e conservatori. Che giustamente sono spaventati anche dal rischio di deriva totalitaria in Occidente.

- IL VESCOVO DI PRAGA E I PROFUGHI UCRAINI di Nico Spuntoni

La manifestazione di Mosca

Dario Fertilio, giornalista, già firma storica del Corriere della Sera, nell’invasione russa dell’Ucraina ha visto la realizzazione di una sua “profezia”. Nel suo lavoro teatrale Uomini e Cyborg, del 2016, sulla guerra nel Donbass (ora è in uscita la seconda edizione, con il titolo di Lettere dal Donbass), aveva previsto: “Putin che dichiara di voler conquistare Kiev in mezza giornata, gli industriali italiani che protestano per le scorte di invenduto per la Russia, i professori russi emarginati perché hanno osato mettere in discussione la guerra, la repressione delle manifestazioni”. Tutto questo “è giunto al suo compimento, in modo ancor più drammatico”, ci spiega Fertilio. Oggi la narrazione russa sulla guerra si muove su due canali: uno interno ed uno estero. In quello interno, Putin proclama la “denazificazione” dell’Ucraina quale scopo del conflitto in corso. In quello esterno, ideologi seguiti anche in Italia, come Alexander Dugin, parlano un altro linguaggio, metafisico: quella combattuta dalla Russia è una guerra di civiltà, contro il globalismo e il Grande Reset. Abbiamo dunque chiesto a Fertilio, grande conoscitore dell’area e soprattutto della cultura totalitaria (su cui ha scritto, nel 2017, Il virus totalitario, uno degli studi più completi e affascinanti sul tema), per capire cosa è vero e cosa è falso.

Denazificazione dell’Ucraina, cosa c’è di vero nella narrazione di Putin?

Il tema della denazificazione è esclusivamente propagandistico e ad uso interno. Putin parla di “nazismo” ucraino per far apparire, agli occhi dell’opinione pubblica russa, la guerra contro l’Ucraina come la “Grande Guerra Patriottica”, come chiamano in Russia la Seconda Guerra Mondiale. In grandissima parte, i russi ci credono. Ma è propaganda: l’ultra-nazionalismo (come il Battaglione Azov, citato in continuazione come “prova”) è poco diffuso in Ucraina, al massimo il 6% ed è anche scorretto equipararlo al nazismo vero.

Quindi a cosa mira Putin?

L’obiettivo chiave, reale, è la “neutralità” dell’Ucraina. Molti dei commentatori occidentali usano questo termine pensando al modello austriaco o svedese. Ma a Mosca si intende una differente forma di neutralità: la finlandizzazione. Dunque, condizioni analoghe a quelle imposte dall’Urss alla Finlandia dopo la Seconda Guerra Mondiale. In Finlandia, dietro al paravento della neutralità, i sovietici mantenevano l’egemonia dell’economia, della cultura e della politica. Non si poteva profferire nemmeno una parola contro Mosca. Così finirebbe l’Ucraina, in caso di vittoria russa.

La propaganda che la Russia rivolge all’Occidente è incentrata sulla lotta al Grande Reset e al Nuovo Ordine Mondiale. Il filosofo Alexander Dugin contrappone il “Grande Risveglio” russo al “Grande Reset” occidentale. Quanto è autentica questa causa?

L’idea che in Ucraina si stia combattendo uno scontro metafisico è una tattica confezionata dagli eredi del Kgb per far passare il concetto che esista, in Occidente, un complotto plutocratico. La teoria del complotto, di grandi imprenditori e filantropi (spesso identificati in miliardari di origine ebraica) intenti a scristianizzare l’Occidente e corromperlo moralmente, è un tipico strumento della propaganda sovietica e russa, non da oggi. Ha fatto breccia anche nella classe intellettuale conservatrice occidentale, soprattutto perché sfrutta elementi di realtà.

Quali?

È reale un’ideologia (non una cospirazione) che io definisco “mass-radicale” o “radicalismo di massa”. Questa ideologia è pre-totalitaria e cerca di mettere le radici in tutto l’Occidente, promuovendo i suoi “valori”: lotta di genere, emancipazione Lgbt, ecologismo radicale, scomparsa dei confini nazionali, dominio della tecnica, manipolazione dell’essere umano, fino all’idea di una “nuova normalità”, dunque una società pianificata. Questa ideologia agisce moltiplicando all’infinito i diritti. Il caos che ne risulta richiede, poi, l’imposizione di un ordine autoritario, un tecnocrate forte che stabilisce quali diritti riconoscere e quali sopprimere. Questo è il rischio reale che corre l’Occidente, su cui fa leva il Cremlino.

Cosa è vero e cosa no, in sintesi?

L’ideologia radicale di massa è reale ed è molto diffusa. La teoria del complotto, invece, è propaganda del Cremlino.

E perché molti conservatori credono alla propaganda del Cremlino?

Disgustati o giustamente preoccupati dall’ideologia radicale di massa dell’Occidente e dalle sue pulsioni totalitarie (come abbiamo visto negli ultimi due anni di regime sanitario), sono caduti nelle braccia di un altro nemico, speculare e opposto. È un errore ricorrente nella storia contemporanea: credere che un virus totalitario possa essere combattuto con un altro virus totalitario.

Se il nazional-comunismo dovesse trionfare, cosa ci toccherebbe subire?

Dobbiamo distinguere fra quel che progetta di fare in Russia e quel che potrebbe succedere in Occidente. In Russia lo vediamo all’opera, con l’instaurazione di un regime poliziesco all’interno ed espansionista all’estero. Il nazional-comunismo si basa sui concetti di sangue e suolo: dove c’è sangue russo, quella è Russia. L’espansione è la strada da seguire. Per l’Europa, invece, si punta a conquistare l’egemonia politica ed economica, per sfruttare la ricchezza occidentale, senza distruggerla, ma privandola della sua componente liberale. È la stessa strategia che il Pcus aveva adottato ai tempi dell’Eurocomunismo (con Enrico Berlinguer in Italia): dare una fiducia limitata a leader locali per completare un’opera di penetrazione politica ed economica. Occupare tutti i gangli della società, cancellare la dissidenza o a ridurla a una dimensione irrilevante. Nella vita pubblica non si potrebbe più mettere in discussione l’egemonia del Cremlino.

Come salvarsi?

La sfida è duplice. Non dobbiamo cascare nella trappola totalitaria: una persona libera deve combattere sia contro il radicalismo di massa, sia contro il nazional-comunismo propagandato in Occidente da Dugin. Deve accusarli apertamente. La lotta contro il regime sanitario di questi due anni è la stessa che oggi si deve combattere anche contro il nazional-comunismo. Perché il secondo sarebbe una medicina peggiore del male.

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