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Omicron, perché gli altri riaprono e noi chiudiamo

Mentre in Italia entrava in vigore l’obbligo vaccinale per gli over 50, in Danimarca cessavano anche le ultime restrizioni. E l'Italia ormai è l'eccezione, non la regola. In quasi tutta l'Europa le restrizioni sono più blande, sono state allentate o eliminate del tutto. Perché da noi la pandemia è più forte? No, per motivi politici e ideologici. 

La Danimarca riapre

Mentre in Italia entrava in vigore, ieri, l’obbligo vaccinale per gli over 50, in Danimarca cessavano anche le ultime restrizioni, fra cui l’obbligo della mascherina al chiuso e la riapertura di tutti gli eventi pubblici di massa, discoteche incluse. Altri due Paesi scandinavi, la Norvegia e la Finlandia, sempre ieri, hanno annunciato la prossima fine di tutte le misure anti-pandemiche.

Le società del Nord Europa non sono particolarmente più fortunate, né particolarmente più vaccinate rispetto a quella italiana. L’ultimo giorno prima della fine di ogni regola anti-pandemica, in Danimarca si registravano 46mila casi di positività al Covid-19, su una popolazione che è pari a un decimo di quella italiana. Il tasso di vaccinazione è praticamente uguale al nostro: 83,3% contro 83,1%. La differenza vera, dunque, è solo nell’approccio alla malattia, così come si è manifestata nell’ultima variante Omicron. La premier Mette Frederiksen ammette che: «Negli ultimi giorni abbiamo registrato tassi di contagio molto alti. A dire il vero, sono i più alti dall’inizio della pandemia. Può dunque apparire paradossale che scegliamo proprio questo momento per porre fine a tutte le restrizioni». Ma come spiega il ministro della Sanità, Magnus Heunicke: «La situazione in Danimarca è quella di uno sdoppiamento fra i contagi e i ricoveri in terapia intensiva». Mentre i primi aumentano vertiginosamente, i secondi restano stazionari. «Questo è il motivo per cui è giusto e sicuro farlo (aprire tutto, ndr) adesso».

Lo stesso ragionamento è alla base delle fine di tutte le restrizioni decisa dall’Inghilterra, che sta per essere seguita a ruota anche da Scozia, Galles e Irlanda del Nord. Ora, nemmeno nei locali più affollati di Londra sarà più richiesto il pass vaccinale. L’Irlanda (repubblica), subito dopo, ha allentato le sue regole riducendole al minimo indispensabile. Anche in Olanda hanno riaperto praticamente tutto dalla metà di gennaio. Restano i divieti solo su ristorazione, intrattenimento ed eventi di massa. E resta l’obbligo di mascherina al chiuso. Per il resto, gli olandesi sono liberi di andare dove vogliono e fare quel che vogliono. E, ancor prima, la Spagna ha iniziato ad allentare i controlli su cittadini e attività, da quando il premier Sanchez ha affermato di considerare la nuova ondata al pari di un’influenza stagionale.

Ma davvero l’Italia è un’eccezione? In Europa, sì. È una delle poche eccezioni rimaste. Se guardiamo all’unico metro disponibile per misurare la rigidità delle misure anti-Covid, lo Stringency Index, elaborato dall’università di Oxford, notiamo che, in Europa, ci sono solo due Paesi che, attualmente (al 1 febbraio 2022) applicano misure più rigide delle nostre: Germania e Grecia. La prima rinnega, col nuovo governo a guida socialdemocratica, la relativa libertà di cui i tedeschi hanno goduto finora, sotto il governo Merkel. La seconda si dimostra, come sempre, la compagna preferita dell’Italia nel fondo di tutte le classifiche europee (in una classifica della libertà in questo caso). L’Austria, che pure ha appena introdotto l’obbligo vaccinale, per il resto risulta essere molto più libera del Bel Paese, con uno Stringency Index del 68,5% contro il nostro 76,8%. A voler allargare la visuale a tutto il mondo, ci sono solo 9 Paesi più repressi del nostro, sul piano sanitario, fra cui Cina, Myanmar (che ha ben altri problemi a cui pensare, a un anno dal golpe militare) e Canada.

La differenza non è data dalla diffusione del contagio, né dalla percentuale di popolazione vaccinata, dunque. È data solo dall’approccio alla malattia. L’Italia, come la Cina, il Canada e la Germania, hanno optato, più o meno esplicitamente, per la filosofia del “Covid zero”, quindi il tentativo di eradicare completamente la malattia. E probabilmente non è un obiettivo raggiungibile, vista la facilità di contrarre il coronavirus nella sua ultima variante. Gli altri Paesi che stanno allentando le restrizioni, hanno stabilito che sia impossibile eradicare il Covid, ma sia possibile ormai conviverci, considerando che alla crescita dei contagi non corrisponde più una saturazione delle strutture sanitarie. Noi invece puntiamo dritti all’utopia. E quando le utopie falliscono, però, tutti le pagano care.

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