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l'intervista

«Noi danneggiati, dopo due anni ancora in attesa di ascolto»

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Il "Comitato Ascoltami" compie due anni. La fondatrice Federica Angelini alla Bussola. «Ancora non abbiamo avuto l'ascolto che ci aspettavamo dalle istituzioni sui danni da vaccino, ma il gruppo è cresciuto fino a 4200 iscritti. La nostra forza è stato restare uniti e confrontarci con la gente». 

Attualità 11_10_2023

Due anni, 4200 iscritti, un bacino nazionale di segnalazioni, una salvezza che viene dall’unità dei membri, ma ancora tanto tanto silenzio intorno. La speranza si mescola al dolore, la rabbia di essere ancora degli "invisibili" va di pari passo con la consolazione del farsi forza. Il Comitato Ascoltami, che riunisce in maniera sempre crescente i numerosi danneggiati da vaccino covid, compie due anni di vita e in questa intervista alla Bussola Quotidiana, la sua fondatrice e presidente Federica Angelini, traccia un bilancio della propria attività.  

Avvertenza. Questa intervista contiene un aspetto personale importante. Nell’agosto 2021 contattai Federica Angelini dopo aver letto un suo post su Facebook che parlava di quei misteriosi bruciori sul suo corpo insorti dopo la vaccinazione con AstraZeneca effettuata nel marzo 2021. Dopo una lunga "trattativa" per vincere la sua naturalissima ritrosia a parlarne, ne uscì un’intervista drammatica sulla sua condizione di danneggiata. Fu la prima di una lunghissima serie di interviste a numerosi danneggiati che costituì successivamente il nucleo fondativo del futuro Comitato Ascoltami, che oggi, pur in un contesto ancora difficile organizza convegni, si pone come interlocutore della politica, cerca di dare voce ai danneggiati da vaccino, i soli soldati rimasti sul campo e non soccorsi di una guerra che oggi vogliamo vedere come finita.   

Ed è proprio ricordando quei giorni che Federica, commossa, inizia a tracciare il suo bilancio. “Se ci penso piango, se non fosse stato per la vostra telefonata non so adesso dove sarei”. 

Addirittura?  
Ero traumatizzata e chiusa, mi fece benissimo parlarvi, vedere che c’era qualcuno in quel silenzio tenebroso che mi credeva, che mi dava ascolto. Io venivo da mesi di angoscia devastante, tutto il mio mondo si era sgretolato, tutto ciò in cui credevo improvvisamente scomparve: compariva solo il vuoto, ovunque mi girassi c’era il nulla sulla mia condizione, della quale non potevo parlare con nessuno.  

Il Comitato però non è nato a tavolino... 
Figuriamoci, sono una maestra che scrive poesie per i suoi alunni, non avrei mai potuto pianificare una cosa simile, ma il bisogno di trovare qualcuno che vivesse quello che stavo vivendo io ha avuto il sopravvento in maniera dirompente. Nessuno può capire che cosa si provi quando pensi di essere un pazzo e poi scopri che c’è chi vive il tuo stesso dramma.  

Su quali principi si fonda Ascoltami
Sulla verità sulla nostra condizione di danneggiati e sulla fiducia in un gruppo coeso, che non ha mire politiche, che non ha ambizioni, ma che sa aiutarsi a vicenda. Posso garantire che ci sono persone che se non ci fosse stato Ascoltami oggi non ci sarebbero più. 

Intende dire che l’avrebbero fatta finita?  
Esatto. Credo che una delle più grandi vittorie del Comitato sia non tanto nell’aver svegliato le istituzioni, quanto nell’esserci salvati a vicenda, nel non sentirci soli, a non diventare pazzi. A noi danneggiati è stata negata l’umana solidarietà che la nostra società regala a tutti i malati e i sofferenti. E questo è stato motivo di grande dolore.  

Come sta andando la vostra battaglia a farvi ascoltare? 
Mi sento in difficoltà a rispondere a questa domanda, è ancora molto frustrante. Le azioni che concretamente abbiamo fatto non hanno ancora dato l’esito che speravamo, intendo quelle politfiche e quelle legali come il ricorso alla Cedu. C’è ancora un muro di gomma enorme, c’è un problema di giustizia. Molti danneggiati si stanno vedendo respinte le domande di indennizzo dalle commissioni militari con motivazioni tra le più assurde e fantasiose. È vergognoso, soprattutto se si tiene conto che i danneggiati devono sostenere spese legali ingenti, oltre a quelle mediche per le cure e per i medici legali. Molti sono costretti ad affrontare il procedimento da soli perché non sanno da chi farsi aiutare.  

E il rapporto con la politica? 
Le nostre richieste non hanno ancora avuto risposta, noi spingiamo per la nostra petizione che chiede alle istituzioni cose concrete come un codice esentivo apposito o ambulatori dedicati in ogni Asl, ma quando sono stata invitata a parlare in Senato mi è stato risposto che non siamo previsti dallo Stato italiano.  

Ci sarebbe la speranza della Commissione bicamerale di Inchiesta sulla pandemia. Lo studio delle reazioni avverse è inserito nella legge che sta per essere approvata.  
Siamo stati i primi a chiederla. Ci è stato detto: "preparatevi per portare la vostra testimonianza", ma stiamo ancora attendendo. Che le devo dire? Aspettiamo con fiducia moderata.  

Veniamo all’aspetto medico. All’inizio il problema era trovare medici disposti a certificare la possibile reazione avversa da vaccino.
Oggi le cose non sono cambiate, se non per l’ingresso di un fenomeno abbastanza spiacevole.  

Quale?  
Se dovessi dire la verità sullo sciacallaggio dilagante a danno dei danneggiati da vaccino da parte di fior fior di professionisti... mi beccherei una querela. 

C’è stato qualcuno che ha millantato o se n’è approfittato? 
Il panorama non è dei migliori, non generalizzo perché ci sono tanti medici coraggiosi che ci aiutano, ma ci sono anche rovesci della medaglia spiacevoli. Non posso accusare nessuno di approfittarne ma posso dire che c’è chi va dicendo in giro che ha le cure per i danneggiati, che ha la pozione magica, che ha il protocollo corretto. Eppure, io non ho ancora visto un danneggiato guarito. Professionisti che prima ci accoglievano nello studio con un compenso normale e che adesso l’hanno triplicato.   

Il quadro istituzionale è fosco, però Ascoltami in questi due anni ha avuto la solidarietà inaspettata di un popolo.  
Altrochè e questo è l’aspetto più importante per noi. Penso alle tantissime proiezioni di Invisibili, il film che è costruito sulle nostre storie. Non so neanche più quante visioni sono state fatte in giro per l’Italia, da nord a sud con una partecipazione media di 400 persone. È un miracolo, abbiamo ricevuto ascolto dalla gente. Giusto ieri abbiamo accolto nel comitato un vaccinato con tre dosi, che non ha avuto effetti avversi. Ci ha detto che ha aperto gli occhi e si rende disponibile ad aiutare. Questo è un segnale fortissimo perché spesso a non riconoscerci sono proprio i vaccinati. È normale che ci si accusi di essere no vax?  A noi che ci siamo fatti le dosi perché ci credevamo?  

Che cosa avete tratto dalle attività dei banchetti?  
Un’esperienza meravigliosa e rincuorante. Tantissimi danneggiati si sono fatti vivi grazie ai gazebo che abbiamo organizzato e con gli altri ci sono stati dei confronti preziosi.  

Questo è l’aspetto che le fa dire che tutto sommato ne valeva la pena di fare quell’intervista?  
Assolutamente. Lo scopo del Comitato è quello di ascoltare, la campagna vaccinale ha distrutto le relazioni, ha messo l’un contro l’altro i padri con i figli, ha diviso gli italiani. Noi dentro questo dolore stiamo facendo unità. È paradossale, ma a unirci non è una convinzione ideologica o politica, ma proprio questo dolore che in tanti stanno cominciando a capire mentre prima erano sordi a tutto questo. Tutto questo mi fa pensare che riscoprire un’umanità non è una sfida perduta. La gente semplice ascolta, le istituzioni purtroppo ancora no. 

Se dovesse avere qui il premier Meloni che cosa le chiederebbe?  
Le chiederei un vero regalo di compleanno, una cosa molto concreta: di leggere i punti della nostra petizione e adoperarsi per farli diventare realtà. In quei punti c’è l’unica risposta che lo Stato può e deve dare a noi che soffriamo ancora proprio per aver creduto a quello Stato che poi ci ha abbandonato.