• L'INTERVISTA

"Noi, vittime del vaccino: lasciati soli da uno Stato che non vuole curarci"

Dolori insopportabili a nervi e tendini, nessuna cura né diagnosi, la paura di danni permanenti. È una misteriosa neuropatia conseguente al vaccino Covid che si manifesta sotto forma di un bruciore interno inspiegabile: sono centinaia i casi che non escono allo scoperto per vergogna o paura di essere presi per matti. Dopo la denuncia di Alessia d'Arrigo, il coraggio di Federica Angelini, maestra di Bussolengo: "Male atroce alle gambe, tamponiamo con cortisone e oppiodi: la nostra vita è sconvolta da questi 'fuochi' misteriosi, i medici non sanno come chiamarli né affrontarli, ma siamo già tantissimi e a centinaia mi scrivono. Non sono no vax, ma dove sono adesso i luminari che in tv dicono che il vaccino è sicuro? Vorrei vederli qui a studiare il mio caso".
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Federica Angelini col suo adorato cane Zoe

“La sconfitta del vaccino ha il volto dei nostri fragili nervi e cammina con le nostre paure. Non solo perché a noi ha fatto male, ma perché siamo abbandonati completamente da quel sistema sanitario che dovrebbe invece correre a curarci e studiarci dando un nome a quello che ci sta facendo soffrire”. Federica Angelini è un’insegnante di Bussolengo ed è alle prese con una misteriosa neuropatia insorta subito dopo la prima dose di AstraZeneca in primavera.

Nessuno sa come si chiami e nessuno sa curarla, ma come lei sono centinaia, probabilmente migliaia le persone che hanno accusato questo disturbo, che provoca un non meglio precisato “bruciore” (leggi qui l’intervista della Bussola a Alessia d’Arrigo) e un collasso dei nervi che impedisce di poter svolgere una vita normale. Un male oscuro, sommerso, conseguente il vaccino, ma sul quale ancora non si sa nulla e che viene denunciato lentamente con il passaparola: per vergogna o per paura di essere presi per “matti” dai medici. Col terrore che possa diventare permanente. 

Eppure, ci sono, non sappiamo quanti siano perché la farmacovigilanza non funziona come dovrebbe. E non sono affatto no vax, né pentiti dal vaccino, come in questa intervista Federica ribadirà più volte, ma vogliono soltanto che lo Stato, quello Stato che li ha praticamente costretti a inocularsi un preparato sperimentale, vada anche da loro e si faccia carico di quel dolore.

Raccontare le loro storie è quindi il primo passo per far emergere un problema nascosto che – stando alla testimonianza di Federica Angelini – è più vasto di quanto immaginiamo “dato che soltanto a me, dopo la mia denuncia su Facebook, stanno arrivando centinaia di segnalazioni e storie drammatiche”.

Federica, anzitutto come sta?
Sto meglio per quel che riguarda il fuoco, che è meno violento di qualche settimana fa. Ma sto prendendo 4 antistaminici al giorno e i dolori diffusi permangono: ieri sono stata visitata per la prima volta da un reumatologo.

Che cosa le ha detto?
Si è preso due giorni di tempo per darmi una risposta, vuole studiare il mio caso, ma come prima cosa mi ha confermato che non sono la prima che vede. Tanti medici gli stanno mandando casi come il mio, nei più gravi sono stati danneggiati non solo i nervi, ma anche i tendini e provocano dolori terribili, soprattutto di notte.

A loro si aggiungono i casi che lei sta raccogliendo dopo l’articolo pubblicato sul giornale della sua città, l’Arena che ha parlato del suo calvario e dopo l’appello su Facebook.
Tutti con lo stesso incipit: “Prima del vaccino non avevo nulla”. Sto leggendo centinaia di storie molto dolorose e mi sento impotente. Non posso fare altro che condividere umanamente e provare a parlare sempre più forte, ma sono molto stanca: il dolore più grande che viviamo è quello di sentirci abbandonati.

Dai medici?
Io non voglio colpevolizzare i medici, anzi li comprendo perché, purtroppo, le informazioni che hanno su questi eventi avversi da vaccino sono insufficienti come quelle che abbiamo noi, ma mi aspetterei un maggior interesse nel cercare almeno di “usarci” per il bene.

Usarci?
Studiare questi casi che sono drammatici, glielo posso garantire a distanza di mesi dai primi sintomi. Si sono organizzati per vaccinare ai crocicchi delle strade e in spiaggia, ma del post vaccino qualcuno si sta interessando?

L’Aifa non fa farmacovigilanza su queste reazioni?
Il mio medico l’ha segnalata, ma le segnalazioni passive sono pochissime.

Perché?
Perché si ha vergogna e si teme di essere presi per nevrotici. Una persona mi ha scritto: è stata male 30 secondi dopo l’iniezione, ha avuto una sincope. È tornata a casa a ha atteso qualche giorno. Poi sono cominciati i fuochi…

Quando parla di fuochi che cosa si intende?
Non ha un nome, non si spiega. È un bruciore interno, indescrivibile che agisce a livello dei nervi. A me dà dolori fortissimi alle gambe, sto parlando di dolori da svenimento. Ho provato anche con forti oppioidi. Il reumatologo ha individuato un punto preciso e mi ha detto: “Ecco, qui c’è un’infiammazione importantissima che prima non c'era e ora risulta”.

E come pensa di trattarla?
Con cortisone, ma non conoscendo bene le cause si va per tentativi: in Allergologia dove sono stata seguita ritengono che il cortisone peggiori la situazione. È drammatico, mi creda.

Così come non sentirsi ascoltati…
Le persone che non hanno subito reazioni non comprendono, ma è bene che tutti sappiano che quello che sta succedendo a noi potrebbe accadere ad altri alla terza, alla quarta o - chissà - alla quinta dose. Nessuno ci garantisce che andrà sempre bene.

Le storie che le arrivano sono solo di vaccini AstraZeneca?
No. Sono soprattutto di Pfizer e Moderna. Sono pochi i casi di AstraZeneca come il mio.

Come è cambiata la sua vita?
Nella quotidianità devo convivere con questi dolori e cerco di sopportare con pazienza. Ho due figlie e devo pensare a loro; Il medico mi ha fatto un certificato che scadrà il 30 settembre e che mi esenta dal fare la seconda dose, ma il futuro è incerto: che cosa farò dal 30 settembre? Non potrò avere il Green pass perché non ho completato il ciclo vaccinale e rischio il demansionamento? Non lo so, non so nulla, mi sento abbandonata anche sotto l’aspetto lavorativo.

Che cosa chiede al Governo?
Che mi ascolti. E lo chiedo a tutti i luminari che vanno in tv a dire che il vaccino è sicuro, a tutti i componenti del CTS che orienta le decisioni del ministero della Salute, ai medici dell’Iss che raccolgono i dati, ai ricercatori delle case farmaceutiche: perché non venite a casa nostra a studiarci e a curarci?

Teme che la sua storia possa essere di disturbo a qualcuno?
Per certi politici temo di essere uno scomodo granello di sabbia, che rischia di inceppare l’ingranaggio costruito. Temo il rimprovero di chi è qui a salvare l’Italia e non può perdere tempo con questi “incidenti di percorso”. E temo che non ci prenderanno in considerazione perché noi siamo la sconfitta del vaccino.

La sconfitta?
A noi che lo abbiamo fatto convintamente ha provocato una grande sofferenza e – in aggiunta – non siamo neppure degni di ricevere le attenzioni di quel sistema sanitario che ci ha spinto a vaccinarci. Eppure, se si affrontasse anche il nostro dolore, ne gioverebbe anche il vaccino stesso.

In che senso?
Perché si chiarirebbero meglio i contorni, gli ambiti di intervento, i nessi di causa e le cause delle reazioni avverse. Si circoscriverebbero le potenzialità e si limiterebbero gli effetti collaterali. Noi siamo la sconfitta, ma allo stesso tempo anche la salvezza di questo vaccino, perché è solo affrontando le reazioni avverse che si potrà mettere a punto una strategia vaccinale seria e per il bene di tutti.

In questo modo potrebbe risentirne la vaccinazione di massa, però.
Ma cos’è che sta più cuore? La salute o altri interessi?

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