Mulhouse, il terrorismo è la "nuova normalità" francese
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Il binomio islam e immigrazione clandestina torna a colpire la Francia al grido di «Allah Akbar!», riecheggiato ancora sabato scorso quando un algerino, già noto alle forze dell'ordine, ha ucciso un passante e ferito gravemente gli agenti accorsi a fermarlo. In tutta Europa il 2025 è partito con quattro attentati in dieci giorni. Ma i media fanno finta di niente.
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«Allah Akbar!». Mulhouse, Francia, città di confine con Svizzera e Germania, sabato scorso, un algerino clandestino, pregiudicato, colpito da provvedimento di espulsione, già schedato per apologia di terrorismo e in libertà vigilata, invece di presentarsi alla stazione di polizia per firmare, è andato al mercato a uccidere per conto di Allah. Tutto è accaduto in dieci minuti, nel primissimo pomeriggio, nella già animata zona del mercato coperto. L’algerino, munito di coltello e cacciavite, ha accoltellato a morte un passante, prima di essere inseguito dagli agenti della polizia municipale che sono riusciti ad immobilizzarlo senza usare armi da fuoco, restando però gravemente feriti, uno alla carotide e l’altro al torace, mentre lottano ancora tra la vita e la morte. Altri tre poliziotti hanno riportato ferite più lievi.
In Francia si allunga ancora la scia di sangue disegnata dal terrorismo islamico in una storia che questa volta sembra avere tutti in fila i paradossi dell’immigrazione clandestina incontrollata. Brahim A., 37 anni, immigrato clandestino di nazionalità algerina residente a Mulhouse dal 2014, già noto alle forze dell’ordine e all’intelligence per la sua presenza nella blacklist di prevenzione della radicalizzazione – quella che conta i nomi di chi è sotto osservazione per terrorismo, istituita dopo gli attentati a Charlie Hebdo nel 2015 –, non solo aveva l’obbligo di lasciare la Francia per dieci anni, ma era anche stato condannato per istigazione al terrorismo.
Il 5 novembre 2023 la Francia era ancora sotto shock per l’attentato di Arras (avvenuto il 13 ottobre, quando un ragazzo, gridando «Allah Akbar», accoltellò un insegnante, Dominique Bernard), e lo stesso Brahim A., il terrorista di Mulhouse, si filmava in strada per lanciare un appello al jihad. Invitò i musulmani «a combattere per la Palestina, a prendere le armi e a distruggere i miscredenti». Pubblicò il video su Facebook e, la sera stessa, se ne andò nella vicina moschea per promuoverlo, invitando quante più persone possibili a seguirlo. Verrà arrestato per apologia del terrorismo, condannato a sei mesi di prigione, rilasciato con 50 giorni di anticipo, da allora si trovava agli arresti domiciliari sotto sorveglianza giudiziaria ed era iscritto al FSPRT, il fascicolo di elaborazione delle segnalazioni per la prevenzione della radicalizzazione terroristica: ma niente gli ha impedito di uccidere in nome di Allah.
Neanche l’OQTF, l’obbligo di lasciare la Francia: in dieci occasioni, i servizi francesi hanno chiesto un lasciapassare consolare alle autorità algerine per espellerlo nel suo Paese d’origine, ma Algeri ha rifiutato per ben dieci volte. E così «il terrorismo islamista colpisce di nuovo la Francia. È anche, e non ho paura a dirlo, il risultato dei disordini migratori», dice fuori dai denti il ministro dell’Interno, Bruno Retailleau.
La Francia solo nel 2024 ha concesso 250.000 visti agli algerini, in cambio l’Algeria ha rilasciato meno di 3000 lasciapassare - il documento che consente di espellere gli immigrati clandestini nel Paese d’origine.
Gli immigrati clandestini che ricevono, ogni anno, quello che ormai per tutti è diventato il celebre «OQTF», «l’obbligo di lasciare il territorio francese», sono tantissimi. Ma resta un documento teorico. La cronaca recente ci racconta come, lo scorso settembre un giovane marocchino, Taha O., condannato a sette anni di carcere per stupro e colpito da OQTF, ha potuto comunque uccidere una ragazza di 19 anni, Philippine Le Noir de Carlan, al Bois de Boulogne a Parigi. E Lola Daviet, la dodicenne seviziata e assassinata nell’ottobre del 2022 a Parigi, era stata rapita all’uscita di scuola da Dahbia B., una donna algerina soggetta, anch’ella, al solito OQTF, l’inutile obbligo di espulsione francese.
Con i fatti di Mulhouse, il 2025 si avvia a stracciare ogni record del terrorismo islamico in Europa. Dopo la vettura-ariete sulla folla a Monaco, l’attentato con coltello in Austria, Berlino, lo scorso venerdì, quando un diciannovenne siriano, richiedente asilo, ha aggredito, lasciandolo in fin di vita, un passante tra l’ambasciata degli Stati Uniti e il memoriale dell’Olocausto e confessando apertamente l’intento di uccidere ebrei, ora la Francia. Di nuovo. Quattro attentati in dieci giorni. Eppure non sembra successo proprio nulla a giudicare da come le notizie da stampa e politica vengono raccontate.
La Francia ha inaugurato il 25 gennaio scorso, l’anno del terrorismo con un’aggressione da coltello in un supermercato di Apt, Vaucluse, non lontano da Marsiglia, dal grido «Allah Akbar». Dal 2015, il terrorismo islamico ha ucciso almeno 259 persone in Francia. E dal 2017 più di cinquanta attentati sono stati sventati. Qualcuno azzarda a sostenere che gli ultimi attacchi dimostrano un cambiamento dell’islam nel colpire il suolo europeo. Ma, analizzando gli ultimi dieci anni, l’unica cosa che è cambiata è come l’Europa racconta di essere in guerra permanente: con il silenzio.
L’Isis, e tutto il mondo del jihad più o meno ad esso legato, non ha mai smesso di rilanciare la propria propaganda. E se all’indomani del 7 ottobre e della nuova recrudescenza del conflitto in Medio Oriente, Hamas, attraverso la voce di Khalid Mashal, uno dei capi e membro fondatore, invitò i musulmani di tutto il mondo ad esprimere la propria rabbia, chiedendo sangue, in qualsiasi modo, soprattutto in Europa, è soprattutto la galassia jihadista che non ha mai smesso, dal 2014 di dare istruzioni su come colpire l’Occidente.
Avevano iniziato gli eredi di bin Laden con la rivista Inspire inventando i "jihadisti fai-da-te" in Occidente, e ha seguito l’Isis con Rumiyah e Dabiq, periodici costruiti per diffondere una mitologia di successo meno attendista di al-Qaida, ad aver creato un vademecum più moderno ed immediato. Al di là di hadith e sure.
Le accurate istruzioni per l’impiego di auto come «arma mortale contro i crociati», per esempio, erano già in un numero del 2014 di Rumiyah.
Le operazioni decentrate sono difficili da prevedere, non hanno bisogno di un finanziamento o addestramento a monte. E godono di una inimitabile peculiarità: diffondere il messaggio di Allah in maniera così spettacolare, quasi eroica, da spingere sempre più fedeli ad agire emulando, anche senza un legame organizzativo. Infatti, le azioni dal costo contenuto con mezzi semplici come coltelli e automobili, hanno un effetto propagandistico efficace e soprattutto godono della straordinaria capacità di mettere in crisi e disorientare il Paese in cui intervengono.
Due le costanti: islam e immigrazione clandestina. Ogni attentato ci racconta di un eroe di Allah che, pur da irregolare, è libero di circolare per le nostre città perché salvato dal dedalo delle nostre leggi fatte male e finanche libero di predicare orrore in qualche moschea clandestina.
«Vedrete che presto sarà rilasciato, sarà dichiarato pazzo, quindi non responsabile, e l’Algeria lo rifiuterà per l’undicesima volta», si lamenta un cinquantenne amareggiato dopo l’attentato di Mulhouse. «E poi se dovesse rivelarsi vero, nonostante il suo OQTF, costringeremo il sindaco a sposarlo!».
Il riferimento sarcastico è alla cronaca di questi giorni in Francia. A Béziers, il sindaco Robert Ménard, si è rifiutato di celebrare il matrimonio di un algerino soggetto a OQTF ma rimasto in Francia: per questa decisione il sindaco subirà un processo.
Il terrorismo islamico è la nuova normalità che non turba, non incupisce, non destabilizza. Anche la narrazione a riguardo si è imbolsita.
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