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Milei a Davos, una voce fuori dal coro

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Il neopresidente argentino Javier Milei a Davos si scaglia contro la filosofia dominante del World Economic Forum. Un'arringa contro il socialismo, il femminismo e l'ecologismo, in difesa della libertà.

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Economia 19_01_2024
Javier Milei (La Presse)

«Oggi sono qui per dirvi che l’Occidente è in pericolo. È in pericolo perché coloro che dovrebbero difendere i valori occidentali si ritrovano cooptati da una visione del mondo che porta inesorabilmente al socialismo e, di conseguenza, alla povertà». Così inizia il discorso a Davos del neopresidente argentino Javier Milei, il più atipico e il più controcorrente che si sia sentito al World Economic Forum. Non si tratta, infatti, della classica polemica, addomesticata e concordata, alimentata dall’ecologista di turno (Greta Thunberg, o chi per lei) pronto a contestare chi non fa abbastanza per salvare il pianeta. In questo caso, abbiamo un capo di Stato che dice alla platea di Davos “state sbagliando tutto”.

Javier Milei, cattolico, ma attratto dall’ebraismo, non parla con una sensibilità cattolica. Nel suo discorso, che è a cavallo fra una lezione di economia e un manifesto programmatico, si oppone alla giustizia sociale, andando contro quanto è sempre stato codificato nella Dottrina Sociale. Il presidente argentino comunque, solleva un problema che anche un cattolico dovrebbe porsi. Sostiene, infatti: «Dicono che il capitalismo è cattivo perché è individualista e che il collettivismo è buono perché è altruista. E, di conseguenza, lottano per la “giustizia sociale”. Ma questo concetto, che nel primo mondo è diventato di moda nell’ultima decade, nel mio paese è una costante del discorso politico da più di 80 anni. Il problema è che la “giustizia sociale” non solo non è giusta, ma non contribuisce nemmeno al benessere generale. Al contrario, è un’idea intrinsecamente ingiusta, perché violenta. È ingiusta perché lo stato si finanzia attraverso le tasse e le tasse vengono riscosse in modo coercitivo».

All’idea di “giustizia sociale”, Milei contrappone l’assioma libertario della “non aggressione”: non è legittimo dare inizio all’aggressione, la violenza è legittima solo se difensiva. Sulla base della non aggressione, ogni persona gode dei diritti inalienabili di vita, libertà e proprietà.

Nel suo excursus storico ed economico, il libertario sostiene che il capitalismo di libero mercato è l’unico sistema che ci ha liberato e può liberarci ancora dalla povertà. «Ora, quando si studia il Pil pro capite dal 1800 a oggi, ciò che si osserva è che dopo la Rivoluzione industriale il Pil pro capite mondiale si è moltiplicato di oltre 15 volte, generando un’esplosione di ricchezza che ha fatto uscire dalla povertà il 90% della popolazione mondiale. Non dobbiamo mai dimenticare che nel 1800 circa il 95% della popolazione mondiale viveva nella povertà più estrema, mentre quel numero è sceso al 5% nel 2020, prima della pandemia». A creare nuova povertà, invece, è il socialismo e il suo fallimentare tentativo di redistribuire la ricchezza: «Perché non si dovrebbe mai dimenticare che il socialismo è sempre e dovunque un fenomeno di impoverimento, che è fallito in tutti i paesi in cui è stato tentato. È stato un fallimento sociale, è stato un fallimento culturale e ha anche ucciso più di 100 milioni di esseri umani».

Benché il ragionamento di Milei sia soprattutto economico, anche per la platea a cui si rivolgeva, tocca comunque dei punti che sono culturalmente molto importanti. Prima di tutto, smonta il mito malthusiano (che anima gran parte dei filantropi, imprenditori e politici presenti a Davos) della scarsità e immobilità delle risorse: «Chi promuove la giustizia sociale parte dall’idea che l’intera economia è una torta che può essere distribuita in modo diverso. Ma quella torta non è data, è ricchezza che viene generata in quello che, ad esempio, Israel Kirzner [economista britannico, ndr] chiama un “processo di scoperta”».

Poi passa a demolire quelle che sono le due filosofie, femminismo ed ecologismo, nate dal socialismo. «Visto il clamoroso fallimento dei modelli collettivisti e gli innegabili progressi del mondo libero, i socialisti sono stati costretti a cambiare la loro agenda. Si sono lasciati alle spalle la lotta di classe basata sul sistema economico per rimpiazzarla con altri presunti conflitti sociali che sono ugualmente dannosi per la vita della comunità e la crescita economica. La prima di queste nuove battaglie è la ridicola e innaturale lotta tra uomo e donna». Che non ha portato a nulla di buono, anzi.

Ma soprattutto, il nemico più insidioso è l’ecologismo: «Sostengono [gli ecologisti, ndr] che gli esseri umani nuocciono al pianeta, che deve essere protetto a tutti i costi, addirittura sostenendo un meccanismo di controllo della popolazione o la tragedia dell’aborto. Purtroppo, queste idee dannose hanno permeato fortemente la nostra società e i neomarxisti hanno saputo cooptare il senso comune dell’Occidente. Hanno raggiunto questo risultato grazie all’appropriazione dei media, della cultura, delle università e anche delle organizzazioni internazionali. Quest’ultimo caso è forse il più grave, perché si tratta di istituzioni che hanno un’enorme influenza nelle decisioni politiche ed economiche dei paesi che compongono queste organizzazioni multilaterali».

Il tutto detto al World Economic Forum, che (benché non sia l'Onu) è proprio una di queste organizzazioni internazionali che hanno un’enorme influenza sulle politiche nazionali ed hanno sempre promosso un’agenda ecologista, denatalista e ultimamente anche contraria alla proprietà privata. Quella di Milei parrebbe una battaglia impari, donchisciottesca se si pensa ai rapporti di forze. Ma almeno ci prova, non ha cambiato idea e non ha cambiato discorso, neppure di fronte ai potenti del mondo.