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L’Oms e la pseudoscienza che avalla il gender

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che aggiorna il suo apposito manuale, “il sesso non è limitato al maschile e al femminile”. La teoria pseudoscientifica del gender riceve così l’avallo dell’Oms. E non è la prima volta.

“Il sesso non è limitato al maschile e al femminile”. Parola dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che, in un articolo pubblicato sul suo sito dal titolo “L’OMS aggiorna il suo manuale di mainstreaming di genere ampiamente utilizzato”, spiega che il binarismo sessuale, ossia dividere l’umanità in maschi e femmine, è un modo di vedere la realtà superato. Nel 2011 l’OMS pubblicò per la prima volta questo manuale che si occupa delle “modalità in cui le norme, i ruoli e le relazioni di genere influenzano i comportamenti e i risultati relativi alla salute, nonché le risposte del sistema sanitario” e che è rivolto soprattutto agli operatori sanitari.

Il termine “genere” oggi è diventato polisemantico perché fa riferimento sia al ruolo delle donne in società, sia al sesso biologico, che non può che essere quello maschile e quello femminile, sia alla cosiddetta identità di genere, ossia la percezione che il soggetto ha di sé come appartenente al mondo maschile, al mondo femminile oppure ad uno degli infiniti mondi sessuali partoriti dalle menti dei rappresentanti delle realtà Lgbt. Di tangente, per “genere” si fa riferimento a volte anche all’orientamento sessuale.

Il 6 luglio scorso, tramite l’articolo appena citato, l’OMS annuncia una revisione di questo manuale “alla luce delle nuove evidenze scientifiche e dei progressi concettuali su genere, salute e sviluppo”. Notare il fatto che in medicina ora possono entrare anche le evoluzioni (o involuzioni) culturali e non solo i dati scientifici. Dunque, spazio all’ideologia senza infingimenti, alle pressioni delle lobby arcobaleno, al politicamente corretto, al percepito diffuso (magistralmente orientato) che magari contraddice le prove scientifiche.

Vi sono quattro criteri di aggiornamento indicati dall’OMS per il prossimo manuale. Ne vogliamo analizzare qui solo due. Il primo: “Evidenziare ed espandere il concetto di intersezionalità, che esamina come le dinamiche del potere di genere interagiscono con altre gerarchie di privilegio o svantaggio, determinando disuguaglianza e pratiche sanitarie differenziate per persone diverse. I fattori di intersezione includono sesso, etnia, razza, età, classe sociale, stato socioeconomico, religione, lingua, posizione geografica, stato di disabilità, stato migratorio, identità ed espressione di genere, orientamento sessuale e situazione politica”. Traduciamo: nel prossimo manuale si dovrà porre attenzione come il suprematismo eterosessuale e quello mascolino vadano ad intrecciarsi con altre situazioni di discriminazioni date dalla razza, età, etnia, etc. Lo stereotipo del maschio eterosessuale bianco tossico riceverà l’avallo dell’OMS.

Secondo criterio di aggiornamento del manuale: “Andare oltre gli approcci binari riguardo al genere e alla salute per riconoscere il genere e la diversità sessuale, o il concetto che l’identità di genere esiste su un continuum e che il sesso non è limitato al maschio o al femminile”. Dunque, gli esseri umani dal punto di vista biologico saranno pure maschi e femmine – e su questo anche l’OMS si deve arrendere – ma sul piano psicologico il sesso è un continuum, ossia non vi sono due insiemi chiusi chiamati “maschio” e femmina” tra loro incomunicabili, non vi sono solo due colori, l’azzurro e il rosa, bensì esistono anche altri colori, c’è tutta una gamma di toni arcobaleno e si passa da una tonalità all’altra senza soluzione di continuità. Il sesso è una sfumatura di colori e, proprio come capita con questi ultimi, sarebbe artificioso inserire delle separazioni tra i toni, dei confini, bensì liquidamente si può passare da un sesso all’altro. Questo cromatismo sessuale include dunque non solo il maschio al 100% e la femmina al 100%, ma, ad esempio, il maschio al 50% con un’altra quota di pari percentuale di femminile, oppure un’appartenenza sessuale né maschile né femminile, una neutralità sessuale. Ancora, l’OMS ci sta dicendo che il sesso può essere un’invenzione della persona, la quale si collocherà in un’area sessuale dove ci sarà un nuovo sesso, né maschile né femminile.

Dunque, ed è questo l’aspetto più drammatico di questa vicenda, l’indifferentismo sessuale o, meglio, la teoria del gender riceverà qualificazione (pseudo)scientifica nientemeno che dall’OMS, la quale, invero, aveva già fatto ben intendere da tempo quale fosse il suo orientamento in materia, almeno fin da quando, il 17 maggio del 1990 (giorno che avrebbe indicato per sempre la data in cui a livello mondiale si celebra l’omosessualità e la transessualità), tolse l’omosessualità dall’elenco dei disturbi psicologici di carattere sessuale.

 

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