• COINCIDENZE

La purificazione al tempo del virus (e della Pachamama)

Cambiare stile di vita ok, ma non se si tratta di convertirci. Eppure di motivi per correggere il tiro ce ne sarebbero: una Chiesa che ha adorato la Pachamama ora si ritrova San Pietro chiusa; si è banchettato nelle chiese e queste adesso sono senza Messa col popolo; si è pensato di dare la comunione a tutti e ora non la fa nessuno. Una purificazione di Dio porta con sé sempre la sua redenzione, ma, dato che ce lo dicono da 50 anni, forse è ora di cogliere i segni dei tempi.

Ci stanno ripetendo in continuazione che dobbiamo cambiare vita e modificare la nostra quotidianità. Il rischio contagio sembra essere un valido motivo per mettere in discussione le nostre abitudini sociali. Se questo sia giusto o sbagliato lo diranno i numeri quando tutto questo sarà finito.

Però siamo più propensi a convertirci ai protocolli sanitari di questi giorni che a convertirci così come la Chiesa ci chiede quando calamità di questo tipo arrivano a sconvolgere la nostra esistenza. Anche perché difficilmente in questo periodo ci viene ricordato che anche in conseguenza di questa pandemia ci è chiesto di convertirci. Salvo rare eccezioni. 

Lo scoglio è sempre il solito: il Covid -19 è un castigo di Dio o no? La materia è complessa, ma se da un lato non si può rispondere su due piedi, è pur vero che la Dottrina definisce i contorni di questo castigo, che altri non è che un renderci casti, cioè puri, come dice etimologicamente la parola dal greco kathairo. Uguale per il verbo correggere che altri non è che il latino corrigere, mettere sulla strada diritta. Diverso sarebbe per flagello, che è invece uno strumento di tortura. Dio invece non vuole il male, ma lo permette per convertirci a Lui. Lo permette perché il nostro sguardo ritorni a lui purificato. Questo è vero ed è incontestabile.

Va da sé allora che se dobbiamo tornare a lui, significa che da qualche parte dovremmo trovare lo spazio per riflettere quando questo sguardo si è distolto da lui. Ognuno dovrà fare questo nel suo esame di coscienza personale, ma è innegabile che anche la Chiesa oggi potrebbe intelligentemente fare lo stesso percorso interrogandosi non tanto sulla punizione divina, quanto piuttosto su che cosa significhi quanto ci viene oggi tolto in relazione a quello che è stato fatto.

Il sacerdote don Alfredo Morselli si è chiesto se non sia un caso che si sia data “la Comunione a tutti, in stato di peccato e agli evangelici in Germania, e oggi nessuno può fare la S. Comunione”. E’ una provocazione che andrebbe presa in considerazione e non liquidata come una boutade perché a pensarci bene, in questa emergenza ci sono tanti elementi che ci portano a quanto è accaduto in questi ultimi mesi nella vita della Chiesa.

Allo stesso modo, è curioso constatare come la Basilica di San Pietro non avrà i riti della Settimana santa (è stata la prima chiesa ad annunciarlo), ma stiamo parlando della stessa chiesa – centro del cattolicesimo – che non più tardi di tre mesi fa ha ospitato un culto idolatrico agli idoli amazzonici della Pachamama. Ora la stessa chiesa sarà chiusa per il momento centrale della vita cristiana, la Pasqua. Non abbiamo le competenze per delineare un rapporto di causa effetto tra le due cose - nessuno le avrebbe -, ma non si può fare altro che constatare questa coincidenza.

Visto che si parla di chiese chiuse, giova ricordare che oggi molte chiese – in Italia lo abbiamo raccontato tante volte – sono state utilizzate per gli usi più disparati, sempre in chiave profana. Sono diventate sedi di catering, mostre, abbiamo visto Cattedrali trasformate in pizzerie e sedi di comizi politici. E ancora: dormitori per richiedenti asilo e senzatetto e persino teatro di kermesse della rivendicazione omosessualista. Oggi le chiese sono state chiuse alla Messa pubblica dei fedeli e aperte solo a una condizione: la preghiera personale senza assembramenti dove non si possono mettere in campo profanazioni né kermesse aliene e degradanti la sacralità del luogo.

Si potrebbe proseguire a lungo: “È stata tradita e venduta al regime la Chiesa cinese, e dalla Cina è arrivato il virus”, fa notare Morselli. E possiamo aggiungere che è curioso che proprio ora che la natura è stata glorificata col Sinodo sull’Amazzonia “fino a diventare un luogo teologico, ora sta mostrando che - a causa del peccato originale - non è una tigre facilmente cavalcabile”. Se qualcuno ci tiene, ora che il virus sta inchiodando il mondo intero, provi a invocare la Pachamama e vediamo che succede.  

E ancora: si è discusso a gran voce di dare ai preti la moglie, attraverso l’istituto dei cosiddetti viri probati. La proposta non si è eclissata definitivamente neanche dopo l’esortazione post sinodale del Papa Querida Amazonia dato che al Sinodo tedesco ancora tiene banco. Ebbene: è curioso notare come i preti siano privati della loro sposa: la parrocchia.

Don Morselli commenta con un eloquente "…perché capissero che con le cose con cui uno pecca, con quelle viene punito" (Sap 11,16).

Ma senza stare ad aprire infinite dissertazioni teologiche è evidente che il peccato porti con se una certa punizione, ma non si tratta di un karma meccanico. E nemmeno di una dantesca legge del contrappasso. Per il cristiano nella punizione c’è anche il mezzo di santificazione, la via d’uscita diciamo, che è la redenzione operata da Cristo crocifisso. Insomma: se stangata deve essere, se ne carica ancora una volta Lui sulle sue spalle. Non è vendetta, ma redenzione. Ci hanno fatto una testa così che bisogna cogliere i segni dei tempi. Cogliamoli subito, allora.