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ORA DI DOTTRINA / 102 – La trascrizione

Il peccato trasmesso – Il testo del video

La Chiesa insegna che il peccato originale è trasmesso per via di generazione. Avendo peccato, i nostri progenitori hanno trasmesso una natura decaduta. La distinzione tra il peccato originale e il peccato attuale.

Catechismo 04_02_2024

Proseguiamo il nostro percorso di riflessione e catechesi sul peccato originale. Un tema molto importante che dobbiamo trattare oggi è quello della trasmissione di questo peccato. Andiamo con ordine. Anzitutto, ricordiamo che quando Dio crea l’uomo, secondo quello che abbiamo definito “lo stato originario” (vedi qui, qui e qui le catechesi sul tema), gli dà in dote tutta una serie di caratteristiche che vengono perdute dopo il peccato originale. La scorsa volta accennavo che è molto importante mantenere questi due capitoli – lo stato originario e il peccato originale – perché una buona parte della teologia sul peccato originale si capisce in riferimento allo stato originario. Che cosa accade si capisce quando si comprende che cosa c’era prima.

Abbiamo visto come l’uomo, nella sua natura “terrestre”, chiamiamola così, viene creato già elevato, con la grazia santificante, cioè con un abito soprannaturale, interiore. Perché? Perché questo abito era ciò che rendeva questa natura capace del fine della sua chiamata, l’unico fine – di cui abbiamo già parlato –, cioè il fine soprannaturale della visione beatifica. La visione beatifica, ovviamente, appartiene all’altra vita, ma questa vita è appunto destinata a vivere secondo la volontà di Dio, ad amare Dio in questa vita, per poi appunto goderLo nella vita eterna.

Questa dote è accompagnata dall’integrità della natura. Cosa vuol dire “integrità della natura”? Vuol dire che l’uomo non soffriva la concupiscenza, cioè il fatto che ogni facoltà va verso il suo proprio bene apparente, senza tener conto del bene della persona; in sostanza la concupiscenza è il disordine che si crea nella sensibilità dell’uomo, nelle sue facoltà, per cui non c’è questa integrità che porta armonicamente, in modo ordinato, al bene dell’uomo, ma appunto c’è un disordine, una divisione, un caos che sperimentiamo quotidianamente dentro di noi. Non c’era la passibilità: l’uomo non soffriva. Non soffriva nella sua psiche, non soffriva nella sua carne. E non c’era la morte. Questo era il “pacchetto” dell’integrità della natura umana.

Ora, possiamo dire che nello stato originario il corpo era perfettamente, armonicamente unito e sottomesso all’anima umana. La nostra sensibilità era perfettamente armonica, sottomessa alla nostra ragione. E il nostro spirito era perfettamente sottomesso e unito, per la grazia, a Dio. Dunque, un ordine che possiamo immaginare “a strati”, ma che in realtà è l’ordine dell’unica persona umana: non abbiamo dei pezzi, ma abbiamo delle dimensioni. Queste dimensioni collaboravano tutte per il bene dell’uomo in quanto tale e per il suo fine unico, che è appunto l’amore di Dio, la sua chiamata alla visione beatifica nell’altra vita.

La cosa fondamentale da capire, importantissima per capire il peccato originale, è che questa giustizia e santità originarie, che legavano l’uomo a Dio (l’uomo era in armonia con Dio, in sottomissione amorosa a Dio), erano il nodo da cui dipendevano anche le altre sue dimensioni. Tagliato questo nodo, tutte le altre dimensioni cadono, decadono. Perché è così importante comprenderlo? Perché, se questa è la causa della decadenza dell’uomo, si comprende che la terapia, la sua rinascita, la sua redenzione è impossibile pensarla senza il ristabilimento di questo nodo primario. In altri termini, è impossibile pensare al bene dell’uomo se questo bene dell’uomo esclude il rapporto con Dio, se esclude la sottomissione amorosa a Dio. Qualsiasi bene dei livelli “inferiori” – del corpo, della sensibilità, della psiche, delle facoltà dell’anima – non sta in piedi da solo, se non ha questo aggancio superiore della sottomissione del nostro spirito a Dio. Non che non ci possa essere alcun bene, ma non ci sarà mai un ordine. E dunque non ci sarà mai il bene della persona nella sua totalità. Sicuramente posso guarire da una ferita che mi procuro alla mano anche se non professo la fede in Dio e anche se non vivo la carità di Dio. Non c’è dubbio. Così come posso scrivere un testo giuridico assolutamente ineccepibile, senza la fede in Dio. Ma questo non è tutto l’uomo: queste sono delle parti.

Com’è stato tagliato questo nodo fondamentale, da cui dipendeva tutto il bene dell’uomo e anche l’integrità dell’uomo e della sua natura? È accaduto con il peccato di Adamo, che essendo il peccato compiuto dalla persona di Adamo viene chiamato il peccato originale originante, cioè quello che ha “scatenato” il resto che vedremo. È da distinguere dal peccato originale originato, che è quello che noi ereditiamo.

Ora, il peccato originale originante ha la causa nell’atto di Adamo: è un atto di Adamo, non è un atto nostro. Non sono adeguati quei tentativi di spiegazione che immaginano che in qualche modo tutti noi eravamo presenti in Adamo a peccare: è una finzione. Vedremo che la spiegazione è un’altra. Dunque, l’atto, il peccato originale originante, è il peccato dei progenitori. Noi non compiamo quell’atto. Eppure, ereditiamo un vero e proprio peccato originale (originato). Che cos’è e come si trasmette?

Il peccato originale è sicuramente un peccato di disobbedienza a Dio. Disobbedienza a Dio, vuol dire la volontà di fare a meno di Dio, perché voglio fare a meno di quello che Dio mi chiede, mi ha detto, e preferisco un’altra strada. Dunque, taglio questa relazione con Dio, che era quella che fondava tutto il resto. Allora che cosa succede? Succede che l’uomo, con la sua natura integra, costituita nella santità e nella giustizia originaria, tagliato il perno che sosteneva tutto l’uomo, che dava la linfa, la vita all’uomo, rendeva immortale il suo corpo mortale, cade. Infatti, parliamo di de-cadenza dell’uomo. E l’uomo si trova, in sostanza, con la sua natura puramente terrestre. Cosa vuol dire? Rimane l’uomo, non cambia natura, ma è una natura spogliata di quei beni di cui parlavamo prima: è una natura ferita. Perché ferita? Perché non si tratta puramente di un’assenza di qualcosa, ma di una privazione.

Che differenza c’è tra assenza e privazione? Se l’uomo non ha le ali, non è un privazione, è un’assenza: non ha qualcosa che non costituisce un bene per lui. Se l’uomo non ha un cappello, forse può prendere freddo, ma non è qualcosa di profondamente legato alla sua natura. Invece qui succede qualcos’altro, ossia: qualcosa che l’uomo aveva, qualcosa di cui l’uomo era stato dotato da Dio, questi beni a un certo punto vengono meno, non ci sono più. Non ci sono più la giustizia e la santità originaria, non c’è più la grazia, non c’è più quell’ordine nell’uomo che lo priva della concupiscenza: l’uomo avverte il disordine, la concupiscenza dentro di sé; non c’è più l’impassibilità e quindi l’uomo deve patire, deve soffrire il caldo, il freddo, la fame, la malattia; non c’è più l’immortalità, dunque l’uomo deve morire. Teniamo a mente la differenza tra l’assenza di un bene e la sua privazione, perché è molto importante. Se fosse una mera assenza, l’uomo non patirebbe di questo, non è qualcosa che andrebbe a colpirlo nella sua identità. Invece, è una privazione. Ed è la privazione di quei beni, come la grazia santificante, che per lui erano necessari per raggiungere il suo fine. È una ferita profonda. Certo, non è una ferita che ha alterato la sua natura: noi siamo realmente uomini, siamo esseri umani, non siamo menomati. Eppure, questa nostra natura terrestre soffre la privazione di quei beni con cui Dio aveva creato l’uomo.

Dobbiamo adesso porci una domanda fondamentale: come si fa a trasmettere un peccato? Un peccato riguarda chi lo commette, dunque, nel nostro caso, riguarda i progenitori. Ma perché parliamo di un vero e proprio peccato trasmesso a coloro che non hanno compiuto quella colpa? Com’è possibile? E come si può trasmettere questo peccato? La Chiesa insegna – e questo è un insegnamento dogmatico – che il peccato originale viene trasmesso per via di generazione. Com’è possibile questo? Non è una domanda oziosa, è importante. Non possiamo dire che noi eravamo presenti là e peccavamo. Non c’è una preesistenza delle anime. E non si può neanche dire che “mio nonno ha fatto un peccato e io eredito il suo peccato”. No: il peccato è suo, non lo trasmette, può trasmettere alcune conseguenze indirette ‒ se si è giocato tutta l’eredità, supponiamo, io non la riceverò, oppure può trasmettere una malattia genetica ‒, ma non il peccato in quanto tale.

Per capire la questione della trasmissione del peccato originale, dobbiamo fare una piccola distinzione tra persona e natura. Che cosa vuol dire? La persona è il soggetto che esiste, un soggetto che ha una natura razionale. La natura è proprio ciò che specifica chi è questo soggetto che è persona: è un soggetto caratterizzato da quella natura che è, in questo caso umana. Mentre la persona è sempre singola ed è diversa, la natura è una ed è identica. Cioè, la mia natura umana non è diversa dalla natura umana del mio vicino o di un mio parente o di un estraneo: è la stessa. La persona, il soggetto sussistente, invece è molteplice e quindi ha tutte le sue caratteristiche singolari. Ora, la persona che viene ad esistere, quindi viene concepita e dopo la gestazione nasce, viene alla luce, riceve una natura. E come riceve questa natura? La riceve precisamente per via di generazione, cioè grazie alla coppia genitoriale che trasmette a questa nuova persona la natura umana.

Attenzione: c’è una distinzione concettuale, ma non c’è una separazione tra persona e natura umana; cioè non abbiamo nature umane che non siano persone: questo è un errore, una grossa fissazione di tutti quelli che sostengono la possibilità di uccidere feti malformati o persone sofferenti, “perché non sono persone o sono meno persone”. È una follia. Non esistono nature umane che non siano persone. Esistono persone che non hanno una natura umana, perché hanno per esempio una natura angelica oppure la natura divina [le tre persone della Trinità].

Dunque, io ricevo una natura che non dipende da me, la ricevo da un altro. Ora, questo altro, andando a ritroso lungo questa catena, l’ha ricevuta dal primo uomo e dalla prima donna, la prima coppia, i progenitori. Che natura hanno trasmesso questi progenitori? Hanno trasmesso la natura che avevano. La natura che avevano non era più quella che era stata data loro da Dio, ma era una natura decaduta. Possiamo dire che ognuno trasmette quel che ha, non può trasmettere quello che non ha più. La natura umana si trasmette per via di generazione. Questa natura umana è una natura decaduta e, in particolare, è una natura priva della grazia santificante, priva della grazia di Dio. Ecco perché si dice che il peccato originale originato, quello che noi ereditiamo, è un vero e proprio peccato, nonostante non siamo stati noi a commettere l’atto. Ma, essendo questa natura decaduta priva della grazia di Dio, priva della comunione con Dio, essa è in stato di peccato.

Vediamo ora come san Tommaso affronta questa questione. Siamo nella I-II della Somma Teologica, alla quæstio 81. «Si deve ritenere, secondo la fede cattolica, che il primo peccato del primo uomo si trasmette ai discendenti per via di origine. Per cui anche i bambini appena nati vengono portati al Battesimo per essere purificati dall’infezione della colpa. La dottrina contraria è invece l’eresia di Pelagio, come risulta da numerosi scritti di sant’Agostino» (I-II, q. 81, a. 1). Ecco perché abbiamo voluto dedicare la lezione precedente al pelagianesimo. Cosa sta dicendo qui san Tommaso? È molto interessante. San Tommaso dice che, siccome nella Chiesa vige la prassi, la disciplina di battezzare i bambini appena nati in remissione dei peccati, per essere purificati dai peccati, è chiaro – non avendo il peccato come atto – che vengono battezzati per essere purificati dal peccato originale originato, che viene da loro ereditato tramite la via di origine, cioè la generazione. È interessante il ragionamento: c’è un dato, c’è la prassi costante della Chiesa, una prassi di origine apostolica e, dunque, non può essere cambiata la prassi perché io non capisco come può essere trasmesso il peccato originale; è vero piuttosto il contrario. La prassi sacramentale della Chiesa mi dice che il peccato originale è trasmesso, tant’è vero che io lo devo togliere, col Battesimo. Al teologo spetta capire come, non il contrario.

San Tommaso prosegue: «Bisogna ricordare che tutti gli uomini che nascono da Adamo possono essere considerati come un uomo solo, in quanto possiedono la stessa natura ricevuta dal capostipite» (ibidem). Cioè, non un uomo solo in quanto una sola persona: «possono essere considerati un uomo solo» quanto alla natura, l’unica natura umana. E questa natura umana l’hanno ricevuta dal loro capostipite, dal loro progenitore.

Prosegue Tommaso: «Perciò i molti uomini che derivano da Adamo sono come le membra molteplici di un unico corpo. Ora, gli atti di un arto corporeo, di una mano per esempio, non sono volontari per volontà della mano, ma dell’anima, che ne è il primo motore» (ibidem). Non è la mano che strangola, ma è l’anima, che è il primo motore. «Perciò l’omicidio che la mano commette non è imputato alla mano (…). Perciò il disordine, esistente in quest’uomo generato da Adamo, non è volontario per la volontà di questo individuo [cioè, non è l’individuo che ha commesso l’atto del peccato originale], ma per volontà del progenitore, il quale muove mediante la generazione tutti quelli che hanno generazione da lui, come la volontà dell’anima muove all’operazione tutte le membra. Per cui il peccato che così si trasmette dal nostro progenitore ai suoi discendenti viene detto originale: mentre viene detto attuale il peccato che dall’anima si trasmette a tutte le membra del corpo» (ibidem). Il peccato originale ha questa caratteristica: è il peccato commesso dal progenitore e trasmesso ai discendenti, come dice san Tommaso; dunque, non è per volontà dei discendenti, ma per volontà del progenitore. Invece, il peccato attuale è il peccato che la nostra volontà commette.

Continua Tommaso: «E come il peccato attuale, commesso da una delle membra, non è il peccato di tale arto se non perché tale arto è parte dell’uomo stesso [che cos’è il peccato attuale? Io pecco con la mia lingua, con la mia mano, eccetera], cosicché si denomina peccato umano» (ibidem) ‒ perché è un peccato umano? Perché non è un peccato dell’arto, ma è un peccato dell’uomo stesso ‒ «così, il peccato originale non è il peccato di una data persona, se non in quanto tale persona riceve la natura del suo progenitore» (ibidem). Dunque, non è il peccato dell’atto di quella persona, ma è il peccato di quella persona in quanto quella persona riceve la natura dal suo progenitore, la natura decaduta di cui abbiamo parlato prima, priva della grazia. Questa, dunque, è la spiegazione molto interessante che dà san Tommaso per distinguere il peccato attuale dal peccato originale. Il peccato originale originato è un peccato e, tuttavia, non è un atto. Il peccato originale originante, quello di Adamo, è stato invece un atto.

Il peccato originale è peccato mio in quanto ricevo la natura da Adamo. E la ricevo per via di generazione, ecco perché il peccato originale si trasmette per via di generazione. Dunque, decade il problema di dire “ma come faccio a ereditare un peccato che non ho commesso?”. La distinzione è proprio tra il peccato originale e il peccato attuale. Bisogna comprendere che il peccato originale viene trasmesso tramite una natura, a cui io partecipo e che io ricevo: l’unica natura umana.

È attraverso la generazione che tutti noi dipendiamo dai progenitori, dipendiamo da Adamo. E Adamo, per via di generazione, non può trasmettere nessun’altra natura, se non quella che ha. Se non avesse peccato, avrebbe trasmesso la natura integra e la giustizia e santità originarie. Ma, poiché ha peccato, trasmette la natura decaduta, la natura spogliata, la natura privata di quei beni. In questo senso, ogni uomo che nasce è uomo. E proprio perché è uomo, riceve la natura umana, è peccatore, perché questa natura è priva della grazia. Ecco perché ogni uomo nasce peccatore, eccettuato Cristo, eccettuata la Santissima Vergine, ovviamente.

Ed ecco perché ogni uomo necessita della Redenzione, nessuno escluso. È importantissimo capire questo insegnamento, la dottrina della Chiesa sul peccato originale.

Prima del peccato originale, avevamo quella che si chiama "economia della grazia", che prevedeva appunto la trasmissione di una natura integra e di uno stato di santità e di giustizia. Ma essendo intervenuto il peccato originale, cioè non il peccato di qualcuno ma il peccato dei nostri progenitori, si è entrati nell’economia della redenzione, cioè: abbiamo bisogno che quella grazia ci venga restituita. Ma nessuno di noi la può restituire, perché tutti noi, per via di generazione, ereditiamo quello stato di peccato, il peccato originale.

E dunque è Dio stesso che è intervenuto nella storia per rendere possibile una nuova nascita, una vera e propria rinascita dall’alto, che è quella battesimale: la grazia battesimale che è stata acquistata dalla Redenzione di Cristo. Dunque, è una sintesi che prende tanti temi.

E comprendiamo la ragione per cui il cristianesimo è l’unica religione che salva: non perché pensiamo, come dire, di essere il Padreterno: non siamo noi a salvare, è Gesù Cristo che salva, è Gesù Cristo che opera attraverso la sua Chiesa. La ragione è quella che abbiamo appena detto: tutti gli uomini, essendo uomini, sono peccatori, ereditano questo peccato originale; nessun uomo, per quanto ispirato, per quanto moralmente buono, per quanto abbia fondato una religione, è in grado di redimere; potrà esortare, potrà illuminare le menti, potrà dare un buon esempio, ma non può redimere. E dunque c’è un unico Redentore, Gesù Cristo, perché solo lui è Uomo-Dio. E dunque c’è un’unica fede, la fede in Gesù Cristo, che opera nella sua Chiesa. Vedete come le cose si tengono insieme.

Pensare a una pluralità di vie di salvezza significa far crollare tutte le verità della fede, inclusa quella di cui abbiamo appena parlato. La prossima volta continuiamo a vedere bene che cosa è successo nella nostra natura umana, dopo il peccato originale, che cosa ha provocato questo peccato e dunque quali sono i suoi effetti.  



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