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Il "metodo Ecône": sbandierare la fede per celare lo scisma

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Al rischio sanzioni evocato dal Dicastero per la Dottrina della Fede la Fraternità replica mostrando la propria autocertificazione di obbedienza e cattolicità. Un ritornello edificante ripetuto dai tempi di Lefebvre, che tace il distanziamento di fatto dalla Chiesa fino a rifiutarne i sacramenti. 
- Dossier: il caso FSSPX

Ecclesia 20_05_2026

Il 13 maggio scorso, il cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, ha pubblicato una dichiarazione per confermare che le consacrazioni del prossimo 1° luglio, annunciate dal superiore della Fraternità Sacerdotale San Pio X, don Davide Pagliarani, comporteranno la scomunica latæ sententiæ.

Don Pagliarani risponde il giorno successivo con una Dichiarazione di Fede cattolica rivolta direttamente a papa Leone, per esprimere «il proprio attaccamento alla fede cattolica, senza nascondere nulla né a Sua Santità né alla Chiesa universale», considerata il «minimo indispensabile per poter essere in comunione con la Chiesa». Il superiore della FSSPX lamenta di non essere mai stato adeguatamente ascoltato, di non aver mai ricevuto una «risposta effettiva» alle perplessità sollevate negli anni. Al contrario, «l’unica soluzione veramente presa in considerazione dalla Santa Sede sembra essere quella delle sanzioni canoniche. Con nostro grande rammarico, ci sembra che il diritto canonico sia dunque utilizzato non per confermare nella fede, ma per allontanare da essa».

Chi è a conoscenza della modalità con cui la Fraternità si è rapportata con la Santa Sede in tutti questi anni sa riconoscere in questa dichiarazione un tratto piuttosto caratteristico di queste relazioni, ossia quello di far credere al lettore sprovveduto che il problema sia esclusivamente “Roma”, mentre la Fraternità non è altro che cattolica perché professerebbe la “fede di sempre” (cosa tra l’altro non vera, essendoci degli errori importanti nella dichiarazione). E così, caro Papa, ti mettiamo davanti una dichiarazione dottrinale per mostrarti che noi crediamo quello che la Chiesa ha sempre creduto; e se dunque tu ci scomunichi, scomunichi la Tradizione della Chiesa, mostrando che lo scismatico sei tu.

Mons. Lefebvre fece lo stesso nella famosa dichiarazione del 21 novembre 1974, testo “fondatore” della FSSPX, quando proclamò: «Per questo ci atteniamo fermamente a tutto ciò che è stato creduto e praticato nella fede, i costumi, il culto, l'insegnamento del catechismo, la formazione del sacerdote, l'istituzione della Chiesa, della Chiesa di sempre e codificato nei libri apparsi prima dell'influenza modernista del Concilio, attendendo che la vera luce della Tradizione dissipi le tenebre che oscurano il cielo della Roma eterna». Le tenebre sono a Roma, la luce a Ecône: il problema riguarda dunque Roma non la Fraternità.

Dichiarazioni di questo tipo non hanno che uno scopo: di fronte al comprensibile disorientamento e tentennamento di molti fedeli per la minaccia di scomunica, specie di quelli che hanno iniziato la frequentazione delle cappelle della FSSPX in anni più recenti, la Fraternità ha necessità di dimostrare di essere cattolica, e che la scomunica che conseguirà necessariamente alle consacrazioni è una cattiveria di Roma, una sua incomprensione o, meglio ancora, la prova che Roma ha perso la fede, perché insieme alla Fraternità, condannerebbe anche la fede espressa nella dichiarazione. Il ragionamento di don Pagliarani è piuttosto evidente: noi proclamiamo la fede cattolica, voi vi limitate a colpirci con il diritto canonico. Da una parte l’integrità della fede, dall’altra il legalismo canonico: posta così la questione, chi non simpatizzerebbe per la FSSPX?

E invece la verità è ben diversa. Lo scopo di questa dichiarazione è quello di gettare fumo negli occhi dei lettori, perché non vedano il vero problema alla base della Fraternità e della sua scelta di consacrare vescovi contro l’espressa volontà del Papa: lo scisma. E uno scisma che si fonda su una insufficiente, e pertanto falsa, concezione della Chiesa. Nessun vescovo può essere un vero vescovo cattolico se non è ricevuto nel collegio episcopale dal Papa, che di tale collegio è il capo. Nessun vescovo può esercitare legittimamente il proprio ministero se non nella comunione della Chiesa cattolica. Non c’è “stato di necessità” che dispensi da questa comunione gerarchica stabilita da Gesù Cristo e confermata dalla Chiesa. Quella di sempre. E a non volere questa comunione è stata a più riprese la Fraternità, che ha sistematicamente rifiutato ogni proposta di regolarizzazione canonica, senza la quale non c’è comunione con la Sede Apostolica, per rivendicare una totale autonomia dalla gerarchia cattolica che, per definizione, si chiama scisma.

Quanto al «non nascondere nulla né a Sua Santità né alla Chiesa universale» non c’è che da sorridere. Perché la Fraternità dimentica sempre di spiegare al Papa e alla Chiesa come mai consiglia di ri-ordinare sotto condizione i sacerdoti della “chiesa conciliare” che si “convertono”, proibisce di utilizzare particole consacrate nelle Messe novus ordo, erige chiese, altari e seminari senza nemmeno consultare l’Ordinario del luogo, continua ad ammettere che i propri sacerdoti assistano ai matrimoni senza avere le deleghe necessarie per la forma canonica (e dunque per la validità del sacramento), impedisce ai propri sacerdoti la communicatio in sacris con i sacerdoti della Chiesa cattolica e ai fedeli di partecipare attivamente ai sacramenti “riformati” (e si potrebbe continuare). Se spiegasse il senso di tutte queste “usanze” farebbe capire una volta per tutte al Papa che l’unica chiesa di Cristo indefettibile non ha più il suo centro di unità a Roma, ma a Menzingen. Se per gli ortodossi russi Mosca è la terza Roma, per la Fraternità Menzingen è la quarta.

Dall’altra parte ci ritroviamo però, per inscrutabili permissioni divine, la persona meno indicata per rapportarsi con il mondo tradizionalista e per cercare di ricucire degli strappi. Tucho Fernández sarà ricordato nella storia della Chiesa per aver fatto sollevare l’episcopato di un intero continente contro le benedizioni delle coppie omosessuali da lui fortemente volute. Le sue “chiarificazioni” sul tema hanno poi creato ancora più confusione e insoddisfazione. Tucho rappresenta quel mondo che rovescia l’insegnamento della Chiesa sbandierando una continuità inesistente, conquistata distorcendo i testi del Magistero o dei dottori della Chiesa ad usum Delphini. La posizione gravemente errata della Fraternità non può e non deve far dimenticare i numerosi problemi dottrinali e disciplinari che affliggono la Chiesa, di cui Fernández è l’espressione tra le più tristi ed eloquenti.

Anche le mancate sanzioni (ad oggi) nei confronti di mons. Joseph Brennan, per la scandalosa partecipazione alla consacrazione di un vescovo anglicano non sono certamente un segnale di una volontà di confermare i fedeli nella verità della fede. Ma questa grave situazione che affligge la Chiesa cattolica non sarà mai motivo sufficiente per trascinare le anime al di fuori dell’unità cattolica. Perché qualcuno sembra aver scordato che, come insegnava proprio San Pio X nel noto Catechismo, «gli scismatici sono i battezzati che ricusano ostinatamente di sottostare ai legittimi Pastori, e perciò sono separati dalla Chiesa, anche se non neghino alcuna verità di fede». Una verità che non ritroviamo nella Dichiarazione di don Pagliarani.



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