• UNA MISURA NECESSARIA

Il costo standard per allievo, questo sconosciuto

Le associazioni hanno chiesto al neoministro Fioramonti di dare compimento alla legge sulla parità scolastica. Per riuscirci, serve applicare il costo standard di sostenibilità per studente, che garantirebbe alla famiglia l’effettiva libertà di scelta educativa (riconosciuta dalla stessa Costituzione), non discriminerebbe le scuole paritarie e consentirebbe di risparmiare circa 2,8 miliardi di euro all’anno. Ecco come.

È notizia recente: a quasi vent’anni dalla parità scolastica, le associazioni hanno domandato al neoministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, di dare compimento alla legge 62/2000 attraverso l’introduzione dei costi standard di sostenibilità per allievo (clicca qui): una richiesta che, preservandoci dal cadere nel meccanismo tutto italiano delle estenuanti disquisizioni, allontana anche il rischio che vengano impiegati altri vent’anni per capire che cosa il costo standard sia.

E, del resto, non ce ne sarebbe più il tempo: delle 12.000 scuole paritarie rimaste nel nostro Paese, fra cinque anni resteranno solo quelle con retta uguale o maggiore di 5.000 euro, se non si fa nulla per modificare un sistema scolastico che al momento non può non essere definito classista, regionalista e discriminatorio. Sulla base degli studi approfonditi compiuti in merito[1], pare dunque opportuno fare il punto della situazione.

CHE COS’È IL COSTO STANDARD DI SOSTENIBILITÀ PER ALLIEVO?

L’aspetto decisivo del costo standard di sostenibilità (declinabile in convenzioni, detrazioni, buono scuola, voucher, ecc.) sta nel riconoscere concretamente la titolarità, in ambito educativo e formativo, della persona e della famiglia. Tale titolarità si esercita attraverso una “libertà di scelta educativa” che va garantita a tutti, superando gli attuali ostacoli economici e sociali che ne impediscono di fatto l’esercizio ai meno abbienti. Il costo standard costituisce, infatti, una “quota capitaria” spettante all’alunno, che lo assegna poi alla scuola prescelta. Come dire che il finanziamento spetta alla famiglia e, di conseguenza, viene assegnato alle scuole pubbliche (statali o paritarie) in quanto servizio scelto dalla famiglia stessa. Bisogna infatti ricordare che “pubblico” non è sinonimo di “statale”, ma si richiama al principio del “pro populo”.

Se consideriamo le modalità di finanziamento della scuola in Italia, osserviamo la tendenza a utilizzare misure palliative con finanziamenti sporadici alla pubblica paritaria. Inoltre, negli anni seguiti all’emanazione della legge sulla parità, gli interventi di finanziamento sono stati assai incerti nei tempi di erogazione e nel quantum, anzi le risorse destinate alla paritaria (che pure consente allo Stato di risparmiare circa 6 miliardi di euro annui) hanno subito vari tagli. L’introduzione del costo standard, invece, potrebbe innescare una sana concorrenza tra le scuole del sistema nazionale di istruzione, accompagnandole verso la riqualificazione delle risorse e l’acquisizione di competenze di riorganizzazione amministrativa e gestionale, per rendere sostenibile la buona scuola di qualità, ma senza sprechi.

SPESA PER STUDENTE E PER TIPO DI SCUOLA

Uno sguardo al di fuori dell'Italia (dati Ocse) mostra che: a) Norvegia, Finlandia, Slovacchia e Svezia sono i Paesi dove l’accesso sia alle scuole gestite dallo Stato che a quelle gestite da privati è ugualmente garantito dal punto di vista del finanziamento per singolo studente; b) Francia e Danimarca sono nella media Ocse e Ue, con un gap di circa 4.000 dollari a favore delle scuole statali; c) Italia, Regno Unito, Stati Uniti e Lussemburgo registrano un crescente gap di finanziamento pubblico alle scuole paritarie (6.700-13.800 dollari)[2]. L’analisi conferma l’eccezionalità italiana in termini di disparità e di discriminazione della famiglia all’atto della scelta fra scuola pubblica statale e scuola pubblica paritaria.

CARATTERISTICHE E CIFRE DEL COSTO STANDARD

Il parametro di finanziamento del costo standard deve essere:

- correttamente finalizzato, cioè capace di sostenere le sfide (attuali e future) della “buona scuola”;

- diverso per ogni grado di scuola;

- diverso per ciascuna tipologia di studente (occorre prevederne uno specifico, ad esempio, per gli alunni portatori di handicap);

- costruito non in astratto, ma partendo da bilanci di esercizio concreti e da processi “viventi”;

- costruito sulla base di processi (standard) complessivi che non includono solamente il momento formativo in sé, ma tutta la relazione educativa con lo studente e con la famiglia;

- capace di indurre nelle scuole atteggiamenti (virtuosi) di sana imprenditorialità (sviluppo di adeguate iniziative di raccolta fondi privata e di attività integrative non curricolari);

- un parametro di “sostenibilità delle scuole” e non di “sopravvivenza”: gestire realtà scolastiche costrette a vivere in condizioni di costanti perdite economiche porta inevitabilmente i gestori a concentrarsi sull’aspetto economico, anziché su quello educativo;

- tale da favorire gli assetti scolastici più efficienti e soprattutto gli studenti più bisognosi e fragili;

- costruito assumendo anche una qualche forma (limitata e relativa) di compartecipazione alla spesa da parte delle famiglie italiane che accedono al servizio pubblico scolastico, statale e paritario, tenendo comunque sempre conto della presenza di cittadini meno abbienti, come già avviene per la sanità.

Il costo standard dovrebbe essere continuamente affinato (specie durante la prima fase di sperimentazione), e tenere conto anche dei diversi livelli di qualità e innovazione raggiunti dalle diverse scuole.

Esso comprende tutti i costi per una buona scuola: assicurazione, docenti retribuiti secondo il Ccnl statale, dirigenti, collaborazioni, manutenzioni ordinarie, accantonamento manutenzioni straordinarie, interessi passivi, riscaldamento, pulizia, personale di coordinamento, progetto lingua straniera, progetto disabilità, progetto Dsa, comunicazione, segreteria, amministrazione, cancelleria, formazione del personale docente, investimento standard in tecnologia, interessi passivi per investimento acceso per la tecnologia, progetto integrazione alunni stranieri, manutenzione spazi esterni scolastici, ecc.

Restano esclusi dal calcolo: mensa, trasporto, attività extracurricolari (che restano a carico delle famiglie), eventuali costi di costruzione di una scuola nuova, interventi di manutenzione straordinaria eccedenti lo standard (che restano a carico delle amministrazioni locali). Gli importi sarebbero versati dallo Stato in base al numero degli alunni effettivamente iscritti alla scuola.

Si noti che il costo standard individuato dagli esperti per ciascun corso presenta delle specificità, al contrario dell’attuale spesa pubblica dello Stato per gli allievi che frequentano la scuola statale, che risulta omogenea e asettica. Così, corsi professionali e istituti tecnici, per le loro specifiche esigenze tecnologiche, avrebbero costi diversi rispetto a quelli sostenuti per i licei. Senza dubbio, comunque, la serietà e l’efficienza delle scuole attirerebbe gli sponsor e le donazioni di materiale scientifico di altissimo livello.

In estrema sintesi, è la contemporanea presenza di tre libertà - di insegnare, di istituire scuole e di scegliere i luoghi dell’istruzione - che conferisce carattere pluralistico al sistema scolastico delineato dalla Costituzione. Le prime due libertà, tuttavia, apparirebbero svuotate di contenuto senza la terza, quella relativa alla scelta della scuola pubblica, statale o paritaria, da frequentare. Ed è proprio questa che il costo standard consentirebbe di realizzare, garantendo contestualmente un risparmio cospicuo e certo per le casse pubbliche, circa 2,8 miliardi di euro annui.

 

[1] Cfr. A.M. Alfieri - M. Grumo - M.C. Parola, Il diritto di apprendere. Nuove linee di investimento per un sistema integrato, Giappichelli, Torino 2015.

[2] Cfr. Oecd (Ocse), Education at a Glance 2014, Tabella B3.3, p. 249 (elaborazioni M. Laganà). I dati del 2011 sono in dollari convertiti per parità di potere d’acquisto. La classificazione Ocse non consente di distinguere le scuole primarie dalle secondarie, né le scuole che in Italia sono definite paritarie