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cortocircuito

Flop sinodale in Italia, l'élite del laicato si ribella

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I vescovi incassano la bocciatura del documento finale, rimandato a ottobre e contestato da una base che rappresenta stagioni ecclesiali passate più che la maggioranza dei fedeli. Il virus tedesco si insinua anche nella Chiesa italiana.

Ecclesia 04_04_2025
Foto Alessandro Sardo/Vatican Media/LaPresse 14 Ottobre 2024

Il Sinodo non è un Parlamento. Francesco lo ha detto più volte e ieri mattina, non casualmente, lo hanno ricordato anche i vescovi italiani in una lettera a lui indirizzata. Ne avevano probabilmente già le tasche piene dei lavori della Seconda Assemblea sinodale delle Chiese in Italia, ma non avevano ancora visto il peggio. In tarda mattinata, infatti, è arrivata la notizia della bocciatura del documento finale e del rinvio della votazione ad ottobre.

Una decisione clamorosa scaturita dalla ribellione della cosiddetta «base» al testo, ovvero dalla maggioranza dei circa mille partecipanti. I vescovi erano appena 176, i laici addirittura 442. Le Propositiones che poi sarebbero dovute passare al Consiglio Episcopale Permanente e all’Assemblea Generale della Cei sono state largamente contestate in sede di assemblea sinodale e di fronte al bombardamento di richieste di emendamenti si è scelto di sospendere tutto anziché procedere a fare modifiche qua e là. La colpa del testo «apparso inadeguato» ai delegati – come ammesso da monsignor Erio Castellucci, presidente del Comitato Nazionale del Cammino sinodale – era quella di non aver tenuto in considerazione il lavoro fatto nelle fasi precedenti e che era finito tra Lineamenti, Strumenti di lavoro e proposte integrative delle Chiese locali.

La giornata di ieri non è altro che l'ennesima manifestazione di una burocratizzazione dei servizi ecclesiali distante anni luce dall'intento originario che mosse Paolo VI per l'istituzione del Sinodo. Monsignor Castellucci aveva messo le mani avanti all'inizio di questa Seconda Assemblea sinodale spiegando che il libro delle Proposizioni non poteva tenere dentro tutto il materiale prodotto nelle varie tappe di avvicinamento, ma la voglia di fare polemica ha prevalso. Lo si era capito da giorni: chi era presente in Aula Paolo VI ci ha raccontato che il clima friccicarello ha accompagnato i lavori sin dal pomeriggio del 31 marzo.

Diversi interventi si sono fatti notare per il loro aperturismo sui temi che già sappiamo: donne, gay, ruolo dei laici. Tra i più combattivi ci segnalano alcuni rappresentanti delle vecchie comunità di base. Ma non sono mancate le voci opposte, di chi ha difeso l'azione di guida della Chiesa da parte dei vescovi. Il testo, in ogni caso, non è piaciuto perché giudicato costruito a tavolino e calato dall'alto.

La verità, però, è che quella che è stata descritta come «base», in realtà è piuttosto un'élite perché i delegati non rappresentavano in alcun modo la maggioranza dei fedeli italiani. Le prime due fasi di questo processo, quella narrativa e quella sapienziale, sono state abbondantemente ignorate dalle parrocchie ed hanno finito per essere materia per pochissimi, spesso rappresentanti di stagioni ecclesiali ormai superate.

Il virus tedesco, quindi, si è insinuato anche nella Chiesa italiana e l'epilogo di ieri ne ha dato una prima dimostrazione. Ricordiamo, infatti, che scene simili si erano viste – più esasperate – in occasione della quarta assemblea del Cammino sinodale in Germania durante la quale un documento favorevole a cambiare gli insegnamenti sulla morale sessuale non incassò il quorum necessario. All'epoca non ci furono solo proteste dalla piccola élite votante, ma pure pianti e urla. Gli italiani, in questo caso, sono stati più «tedeschi» e quindi meno scenografici. 

Sarebbe facile attribuire il flop sinodale alla Cei, ma non bisogna dimenticare che i vescovi italiani non hanno chiesto di avviare questo percorso. Anzi, in qualche modo hanno provato a schivarlo facendo un po' i «finti tonti» di fronte alle ripetute sollecitazioni del Papa. A inizio 2021, poi, il diktat di Francesco ( «La Chiesa italiana», disse, «deve tornare al Convegno di Firenze e deve cominciare un processo di sinodo nazionale») che non si poteva continuare ad ignorare.

Un cammino sinodale imposto dall'alto che ieri ha prodotto un cortocircuito «dal basso». Nei giorni in cui tutto il mondo commemora il ventesimo anniversario della morte di Giovanni Paolo II, alla luce di quanto accaduto suona ancora più attuale l'insegnamento che questo grande Papa, interprete fedele del Concilio, diede nel corso del Sinodo di Cracovia affermando che la Chiesa non è una democrazia occidentale. 



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