Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
Santa Bernadette a cura di Ermes Dovico
STATI UNITI

Corte Suprema, i Dem vogliono cambiare le regole

Dopo che è stata annullata la sentenza abortista Roe vs Wade, i Democratici spingono sull’acceleratore per cambiare gli equilibri della Corte Suprema, con giudici a loro graditi. Due proposte di legge in pochi giorni. La prima mira a portare le toghe supreme da 9 a 13. La seconda prevede un diverso sistema di nomina e limiti di mandato.

Attualità 29_07_2022

Tutto il peggio è possibile negli Stati Uniti, in cui persino le singole città governate dai Democratici - che si trovano negli Stati governati dai Repubblicani - si permettono di autodichiararsi “santuari” dell’aborto. Il tentativo dei Dem di boicottare e svuotare la sentenza Dobbs della Corte Suprema è sia dal basso (attraverso le manifestazioni, le violenze e i contenziosi giudiziari) che dall’alto (attraverso le decisioni del presidente Biden e dei dipartimenti del governo federale), come abbiamo descritto nell’ultimo mese sulla Bussola.

Da qualche giorno, il Partito Democratico e le lobby abortiste ed Lgbti che lo promuovono stanno fortemente puntando alla distruzione della Corte Suprema per come l’abbiamo conosciuta negli ultimi decenni, pur di poter controllare in un sol colpo i tre poteri dello Stato: esecutivo, legislativo e giudiziario. La ragione di fondo che ha mosso le bande di protestatari ad abbattere statue e vietare quadri, persino a manipolare con falsità assurde e cancellare i padri fondatori e la storia degli Stati Uniti d’America, è triste ma semplice: imporre un nuovo socialismo di oligopolisti globali e burattini politici. Non c’è altra spiegazione alla rincorsa dei gruppi parlamentari Dem di Camera e Senato nel proporre proposte di legge rabberciate e partigiane per distruggere la Corte Suprema e conquistarne il controllo.

Sostenendo che “le libertà fondamentali sono sotto attacco” da parte dei giudici “ultraconservatori” della Corte Suprema, un gruppo di otto Democratici della Camera ha presentato, lunedì 18 luglio, una proposta di legge per portare da nove a tredici il numero di toghe del massimo organo giudiziario statunitense. Il rappresentante della Georgia Hank Johnson, Democratico e già principale sponsor del Judiciary Act, ha dichiarato a The Hill che la Corte, nella sua attuale composizione, è “una Corte Suprema in crisi con sé stessa e con la nostra democrazia”, dove “le libertà fondamentali sono sotto attacco” da parte della maggioranza conservatrice perché gli attuali giudici prenderebbero decisioni che usurpano il “potere dei rami legislativo ed esecutivo”.

Il Judiciary Act era stato presentato l’anno scorso e si era arenato al Congresso per mancanza di consensi e l’opposizione dei Repubblicani, visto che la riforma prevede una maggioranza qualificata. La riproposizione del testo, fatte salve le polemiche verso le decisioni dei giudici contro l’aborto, dimostra quanto sia innata la pretesa dei Dem di governare a maggioranza tutti i poteri dello Stato, in barba ad ogni minimo criterio di divisione dei poteri, indipendenza del sistema giudiziario, necessità di riforme strutturali bipartisan.

La sentenza Roe vs Wade (1973) è stata ufficialmente annullata il 26 luglio, un mese e due giorni dopo la storica sentenza Dobbs e quasi mezzo secolo dopo la legalizzazione dell’aborto che ha provocato la morte di 64 milioni di bambini. Infatti, sebbene la Corte Suprema abbia pubblicato il 24 giugno la sua decisione di rovesciare la Roe vs Wade, si attendeva che trasmettesse una copia certificata della sentenza Dobbs alle corti inferiori, fatto che è avvenuto appunto il 26 luglio. Sarà forse per questa ragione che inaspettatamente - mentre molti istituiti e agenzie di stampa pubblicano sondaggi sulla crisi economica, l’inflazione, la caduta a picco della popolarità di Biden - l’Associated Press e il NORC Center for Public Affairs Research hanno invece pubblicato, il 25 luglio, i dati di un sondaggio dal quale risulta che circa due americani su tre (che per l’82% si dicono elettori dei Democratici e per il 57% dei Repubblicani) sarebbero favorevoli a limiti di mandato o a un’età di pensionamento obbligatoria per i giudici della Corte Suprema.

Il perché di questo sondaggio, ripreso significativamente anche da Forbes, si è evidenziato il 26 luglio, quando un gruppo di Dem alla Camera, guidato dal già citato Hank Johnson, ha presentato una proposta di legge (“Supreme Court Tenure Establishment and Retirement Modernization Act”) che prevede limiti di età al mandato dei giudici alla Corte Suprema. Le nuove norme consentirebbero ai presidenti degli Stati Uniti di nominare nuovi giudici della Corte Suprema ogni due anni, al primo e al terzo anno del rispettivo mandato. Inoltre, la proposta di legge prevede che un giudice della Corte Suprema permanga in regolare servizio attivo per 18 anni. La Corte Suprema è composta da nove giudici dal 1869, ma i Democratici considerano l’attuale maggioranza conservatrice ‘abusiva’ perché non corrisponde ai propri desideri e quindi vogliono eleggere altri giudici per poter controllare il massimo organo giudiziario.