Leone XIV: la pace è dono di Dio affidato alla nostra responsabilità
All'Angelus per la solennità di Maria Santissima Madre di Dio, Papa Leone XIV torna a parlare di pace "disarmata e disarmante". Il suo appello a «costruire un anno di pace, disarmando i nostri cuori e astenendoci da ogni violenza».
Senza il desiderio di pace e amicizia tra i popoli non ha senso cambiare agende e calendari per il nuovo anno. Lo ha detto ieri Leone XIV nell'Angelus per la solennità di Maria Santissima Madre di Dio. Il messaggio del Papa è stato dedicato alla Madonna che, ha ricordato il Papa, è stata «la prima a sentir battere il cuore di Cristo». «Nel silenzio del suo grembo verginale - ha osservato Prevost - il Verbo della vita si annuncia come palpito di grazia». Nella sua riflessione ha sottolineato come, facendosi uomo, Gesù ha un cuore che «batte per ogni uomo e ogni donna», quindi «per chi è pronto ad accoglierlo, come i pastori, e per chi non lo vuole, come Erode».
Dopo l'Angelus Leone XIV è tornato a parlare di pace e lo ha fatto proprio in occasione della 59esima Giornata Mondiale della pace. Come scritto nel suo messaggio per la ricorrenza, il Papa ha ribadito anche dalla finestra del Palazzo Apostolico di volere «una pace disarmata e disarmante, che proviene da Dio, dono del suo amore incondizionato, affidato alla nostra responsabilità». Da qui il suo appello a «costruire un anno di pace, disarmando i nostri cuori e astenendoci da ogni violenza».
Nell'ultimo giorno del 2025, invece, il Papa si era recato in Basilica per presiedere la sua prima celebrazione dei Vespri della Madre di Dio e per il Te Deum di ringraziamento. Commentando la lettura, Prevost si è soffermato sulla parola «disegno» ed ha detto che «in questo nostro tempo sentiamo il bisogno di un disegno sapiente, benevolo, misericordioso». Al contrario, però, oggi sembrano dominare «strategie, che mirano a conquistare mercati, territori, zone di influenza» e che sono «armate, ammantate di discorsi ipocriti, di proclami ideologici, di falsi motivi religiosi».
Mentre si avvicina la fine del Giubileo della speranza, Leone ha dedicato la parte finale dell'omelia alla città di Roma che l'ha ospitato augurandole di «essere all’altezza dei suoi piccoli» e dunque «dei bambini, degli anziani soli e fragili, delle famiglie che fanno più fatica ad andare avanti, di uomini e donne venuti da lontano sperando in una vita dignitosa». Il Papa ha ringraziato i volontari che hanno lavorato in questi mesi al servizio dei pellegrini dando prova di una Roma accogliente così come aveva chiesto il suo predecessore Francesco. Al termine del Te Deum, il Papa si è spostato in piazza sulla macchina ed ha voluto rendere omaggio al presepe a ridosso dell'obelisco, soffermandosi in preghiera davanti al Bambinello. Lasciando il presepe, Prevost non si è risparmiato ed ha voluto salutare e benedire i fedeli in piazza.
Sarà un inizio d'anno pieno di impegni per il Pontefice americano che il 6 gennaio chiuderà la Porta Santa della Basilica di San Pietro concludendo il Giubileo indetto ed aperto dal suo predecessore. Nei giorni successivi lo attenderà il concistoro straordinario da lui stesso convocato e nel quale affronterà col sacro collegio temi di stretta attualità per la vita della Chiesa quali la sinodalità e la questione liturgica.

