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STATI UNITI

Biden-Erode firma un ordine esecutivo pro aborto

In risposta alla decisione della Corte Suprema che ha cancellato la sentenza abortista Roe vs Wade, Joe Biden ha firmato ieri un ordine esecutivo per sostenere l’accesso all’aborto negli Stati Uniti. Il provvedimento avrà comunque un impatto limitato. I Democratici sperano in un exploit nelle elezioni di metà mandato per approvare una legge che autorizzi l’aborto fino alla nascita. Ma la popolarità di Biden è ai minimi. Continua intanto il silenzio complice della Casa Bianca sugli attacchi a chiese e centri pro vita (una decina solo nell’ultima settimana) e sulle minacce ai giudici conservatori.

Attualità 09_07_2022

Biden come Erode. Il presidente degli Stati Uniti ha firmato ieri un ordine esecutivo per sostenere l’aborto, in risposta alla decisione della Corte Suprema che ha cancellato la Roe vs Wade (vedi qui), la sentenza che nel 1973 legalizzò l’uccisione dei nascituri in tutto il Paese.

Sotto la pressione dei suoi compagni di partito alla Camera e al Senato, delle multinazionali abortiste, dei grandi filantropi alla Soros e dei governatori Democratici di alcuni Stati, Joe Biden ha firmato alle 12 di ieri (ora locale) l’ordine esecutivo “sulla protezione dell’accesso ai servizi di assistenza sanitaria riproduttiva”, formalizzando le istruzioni ai Dipartimenti della Giustizia e della Salute e dei Servizi Umani per contrastare i tentativi di limitare la capacità delle donne di accedere ai farmaci abortivi approvati a livello federale o di viaggiare oltre i confini del proprio Stato, per accedere ai servizi clinici abortivi.

Alla firma dell’ordine esecutivo erano presenti la vicepresidente Kamala Harris, il segretario del Dipartimento alla Salute, Xavier Becerra, e la viceprocuratrice generale Lisa Monaco. L’ordine esecutivo prevede anche che le agenzie lavorino per educare i fornitori di servizi medici e le assicurazioni su come e quando sono tenuti a condividere con le autorità le informazioni privilegiate sui pazienti, al fine di proteggere le donne che cercano o utilizzano i “servizi” di aborto. Biden chiede inoltre alla Commissione federale per il commercio di adottare misure per proteggere la privacy di chi cerca informazioni sull’aborto e di istituire una task force inter-agenzie per coordinare gli sforzi federali volti a salvaguardare l’accesso all'aborto. Biden ha anche incaricato il suo staff di convocare avvocati volontari per fornire a donne e fornitori assistenza legale pro bono per aiutarli a superare le nuove restrizioni statali dopo la sentenza della Corte Suprema.

Nel suo discorso, di fatto un’apertura della campagna per le elezioni del prossimo novembre, Biden ha attaccato frontalmente la Corte Suprema e i suoi giudici (“Questa non è stata una decisione guidata dalla Costituzione… Non possiamo permettere che una Corte Suprema fuori controllo, che lavora in collaborazione con elementi estremisti del Partito Repubblicano, ci tolga le libertà”) e chiesto ai cittadini di votare per i candidati del Partito Democratico perché solo il Congresso potrebbe approvare una legge che annulli ogni disposizione pro vita a livello dei singoli Stati federati e liberalizzi l’aborto fino alla nascita (“Abbiamo bisogno di altri due senatori pro-choice e di una Camera pro-choice per codificare la Roe”).

Le reazioni al discorso e all’ordine esecutivo di Biden sono state di segno opposto. La presidente dell’organizzazione abortista Naral Pro-Choice America, Mini Timmaraju, ha definito l’ordine di Biden “un primo passo importante per ripristinare i diritti tolti a milioni di americani dalla Corte Suprema”. Invece, la presidente del gruppo pro vita Susan B. Anthony Pro-Life America, Marjorie Dannenfelser, ha condannato l’ordine esecutivo di Biden, affermando che il presidente “ha ceduto ancora una volta alla lobby abortista estrema, determinata a mettere tutto il peso del governo federale dietro la promozione dell’aborto”.

Dalla Casa Bianca non è giunta una parola né una riga che calmasse gli animi, nemmeno un cenno per condannare le continue minacce verso i giudici. Giusto poche ore prima il giudice Brett Kavanaugh era dovuto uscire da un’uscita secondaria di un ristorante di Washington, a seguito delle minacce di una pattuglia di giovinastri abortisti. Né Biden ha detto nulla nei confronti delle bande violente di anarco-abortisti che proseguono nella loro devastante azione: 10 tra chiese e centri pro life saccheggiati nell’ultima settimana. Si tratta del centro di gravidanza Birthright di St. Paul, Minnesota; della Care Net of Puget Sound Pregnancy Clinic di Kenmore, nello Stato di Washington; della Clearway Clinic e della Problem Pregnancy, entrambe di Worcester, Massachusetts. I luoghi di culto vandalizzati sono stati tre chiese cattoliche a Chippewa Falls (Holy Ghost, Notre Dame, St. Charles Borromeo); la chiesa cattolica di St. Peter a Bloomer, Wisconsin; l’evangelica Bible Missionary Church e una sala dei Testimoni di Geova, entrambe a Sumner, Washington.

Nei giorni scorsi è stata pubblicata una presa di distanza da parte di alcune organizzazioni abortiste contro RiseUp4AbortionRights, uno dei gruppi anarco-abortisti più attivi e violenti. Dopo la dichiarazione di guerra di Soros alla democrazia USA, commentata sulla Bussola, e l’intervista altrettanto bellicosa al Guardian di Alexis McGill Johnson, Ceo di Planned Parenthood, la quale si impegna a investire 150 milioni di dollari per i candidati abortisti nel prossimo novembre, Biden e i vertici del Partito Democratico hanno deciso di schierarsi, in vista delle elezioni di novembre, a favore della completa liberalizzazione dell’omicidio dei bimbi concepiti e totalmente contro ogni principio di separazione dei poteri.

Purtroppo per Biden, come avvertono diversi strateghi elettorali Dem, i cittadini sentono i morsi della crisi. La popolarità del numero uno della Casa Bianca è in calo drammatico (è il peggiore presidente dal 1953) e gli ultimi sondaggi sono sempre più a favore dei limiti e divieti all’aborto, con una netta maggioranza di cittadini (90%) contrari alla proposta dei Dem di legalizzare l’aborto fino alla nascita. Ora, dopo le decisioni e l’ennesimo impegno esplicito di Biden, quale pastorale adotteranno il Vaticano e i vescovi americani nei confronti di Erode e dei suoi fratelli?