• IL PUNTO DELLA SITUAZIONE

Coronavirus, poche strategie e confuse. E ora l’Italia chiude

Con oltre tremila contagiati e 107 deceduti, il nostro Paese è il più colpito in Europa dal Covid-19, a causa di misure discutibili e nonostante le rassicurazioni iniziali di Conte. Il premier ha annunciato nuove regole, valide per 30 giorni: in realtà si tratta del prolungamento della chiusura delle scuole, estesa a tutta la Penisola, oltre che lo svolgimento a porte chiuse delle manifestazioni sportive. Tutto qui. Il governo reitera misure di cui non conosce l’efficacia, senza individuare altre strategie.

- UN GOVERNO DI DILETTANTI ALLO SBARAGLIO, di Romano l'Osservatore

- PRETI CHE CELEBRANO MESSA: PARTE LA CACCIA ALLE STREGHE, di A. Zambrano

- IL DOSSIER

Sono passate quasi due settimane da quel cruciale 21 febbraio 2020 quando l’Istituto Superiore di Sanità annunciò il primo caso autoctono in Italia di persona infetta da Coronavirus, ricoverata all’Ospedale Sacco di Milano.

La rete di protezione - come già avevamo scritto sulla Nuova Bussola - aveva presentato delle falle. E l’infezione, che si sarebbe potuta evitare effettuando rigorosi controlli sugli ingressi dalla Cina, ha cominciato a diffondersi.

L’Italia, a oggi, ha avuto 3089 persone contagiate dal virus, con 107 deceduti (che rappresentano il 3,5% degli infetti), 276 guariti pienamente, 1065 persone che si trovano in isolamento domiciliare, 1346 ricoverati con sintomi e 295 persone in terapia intensiva.

L’Italia è dunque il Paese in Europa dove l’epidemia si è di gran lunga più diffusa, e questo dovrebbe far riflettere. È evidente che qualcosa non ha funzionato, e che il virus ha cominciato a circolare nel Paese ben prima del ricovero del Sacco del 21 febbraio.

Il premier Conte aveva rassicurato fin dagli inizi dell’epidemia in Cina che l’Italia era pronta a fronteggiare l’eventuale arrivo del virus. Così non è stato. Non si sono prese le necessarie misure per attrezzare a dovere gli ospedali, dove le scorte di disinfettanti e di mezzi individuali di protezione stanno scarseggiando. Conte si era pavoneggiato dell’isolamento del virus effettuato all’Ospedale Spallanzani, vantando l’eccellenza della sanità italiana tra le migliori del mondo. In realtà, se quella contro il Coronavirus è una “guerra”, come aveva dichiarato un mese fa il presidente cinese, l’Italia è arrivata impreparata al conflitto, come spesso è accaduto nella sua storia. Così ci sarebbe da discutere anche sulle strategie adottate.

Nella sua ultima conferenza stampa, il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, ha dichiarato che “nessuno di noi può avere certezza di quella che sarà l'evoluzione successiva del virus. Questa settimana sarà importante per vedere come andrà il contagio”. In ogni caso, spiega Borrelli, “siamo pronti a rivedere i piani sulla base degli scenari che andremo a incontrare. Se andare verso una maggiore o minore severità. Tutto dipende dall’evoluzione dei dati”.

Insomma, stiamo a vedere quel che succede e poi provvediamo. Un’incertezza di azione che si è vista nei vari decreti che si sono succeduti in questi ultimi giorni. Il governo non sa se le misure adottate per frenare l’impatto siano sufficienti o se, al contrario, il numero dei malati continuerà a crescere. Proprio per questo, il premier Conte ha predisposto nuove regole, valide per 30 giorni e da applicare in tutta Italia. In realtà queste “nuove regole” non sono altro che il prolungamento della chiusura delle scuole, estesa a tutta la Penisola, oltre che lo svolgimento a porte chiuse delle manifestazioni sportive. Tutto qui. Non si fa che reiterare misure che il governo stesso ammette non sapere se siano efficaci. Non vengono individuate - nonostante l’aumento dei casi - altre criticità e altre strategie. Basterà la sola chiusura di scuole e chiese ad arginare l’epidemia?

Ad onor del vero, si sta facendo strada anche quella che potrebbe essere la migliore arma contro l’epidemia, che è stata proposta da subito dalla Nuova BQ e che è ora sostenuta dal ministro Roberto Speranza: l’adozione di misure personali di buone pratiche di igiene. È il famoso “decalogo” predisposto dall’Istituto Superiore di Sanità:

1 - Lavati spesso le mani con acqua e sapone o gel a base alcolica;

2 - Evita il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute;

3 - Non toccarti occhi, naso e bocca con le mani;

4 - Copri bocca e naso con fazzoletti monouso quando starnutisci o tossisci. Se non hai un fazzoletto usa la piega del gomito;

5 - Non prendere farmaci antivirali né antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico;

6 - Pulisci le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol;

7 - Gli animali da compagnia non diffondono il nuovo coronavirus;

8 - Usa la mascherina solo se sospetti di essere malato o se assisti persone malate;

9 - I prodotti «made in China» e i pacchi ricevuti dalla Cina non sono pericolosi;

10 In caso di dubbi NON recarti al Pronto Soccorso: chiama il tuo medico di base e segui le sue indicazioni.

Tra scuole chiuse (intanto ufficializzata la chiusura fino al 15 marzo) e supermercati aperti, la strategia migliore è proprio questa: diffondere uno stile di vita più attento alla pulizia, alla disinfezione, che dovrebbe peraltro essere già chiaro e assodato per tutti, ma purtroppo non è affatto scontato.

E poi resta un’ultima importante risorsa: l’aumento delle temperature, che porterà, come già sta accadendo in Cina, alla diminuzione della diffusione del virus. Un riscaldamento quanto mai atteso, alla faccia di Greta Thunberg, che nel frattempo, paradossalmente, continua a propagandare le sue tesi, e addirittura -  nonostante il Parlamento europeo abbia annullato tutti o quasi gli eventi previsti nelle prossime tre settimane-  è stata incredibilmente invitata ad intervenire e a portare il suo pensiero, che in tempi di Coronavirus non interessa più a nessuno.