• IL RICORDO

Ciao Rosanna

Gli ultimi giorni di vita terrena di Rosanna Brichetti Messori sono stati un testamento della misericordia di Dio. Lei stessa, poco prima della Settimana Santa, ha confidato a degli amici di aver rivissuto visivamente e nella propria carne la Passione di Cristo. Con il marito Vittorio ha fatto tanto per divulgare la mariofania di Rosa Mistica. Al cuore di ogni sua preoccupazione: la Chiesa.

Per gentile concessione dell’editore, pubblichiamo di seguito integralmente il ricordo di Rosanna Brichetti Messori (†16 aprile 2022) scritto da Riccardo Caniato per il numero di giugno della rivista Studi Cattolici.

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Il Duomo di Desenzano si è riempito a funerali in corso. Tanti gli amici che venivano da fuori, anche da lontano, per l’ultimo saluto a Rosanna. Mesti e stupiti perché la falce della morte è caduta inaspettata – si è parlato di leucemia fulminante e di sistema immunitario impazzito – e tutti un po’ smarriti perché di solito ci pensava lei, Rosanna, con il suo grande sorriso, a coinvolgere coloro che entravano nel suo raggio di azione, creando empatia e legami.

Suo marito Vittorio è arrivato invece in chiesa con anticipo. Eravamo in pochi, ma avevamo pudore ad avvicinarlo. Era tutto preso nell’intimità con Dio e la sua sposa nel giorno più straziante del distacco fisico. Il suo sguardo si posava fugacemente su chi si faceva appresso a salutarlo per poi rivolgersi verso il tabernacolo e intorno, senza una meta precisa, quasi a cercare nell’aria il respiro dello Spirito e dell’anima amata che si incontravano nel suo cuore.

«Il matrimonio», ha commentato un amico, «è un viaggio in treno in cui due sposi salgono a bordo insieme, ma sono poi costretti a scendere in stazioni differenti». Rosanna Brichetti e Vittorio Messori erano felicemente sposati dal 1996, dopo avere aspettato vivendo lontani e come fratello e sorella la dichiarazione di nullità del primo sfortunatissimo matrimonio di lui. Un’attesa così lunga da impedire loro una propria discendenza, ma che non ha potuto ostacolare un’altra forma di genitorialità rispetto a una vastissima platea di lettori, uditori, che per l’incontro con i coniugi Messori, avvenuto il più delle volte attraverso i loro scritti, li hanno avvicinati di persona per un confronto, un consiglio, venendo accolti anche nella loro casa da amici e in molti casi proprio quasi come figli. Per oltre venticinque anni i coniugi Messori hanno vissuto con sobrietà e discrezione i loro giorni, dividendosi fra preghiera, studio, ospitalità e ascolto.

Socievole ed esuberante, Rosanna era il ministro degli Esteri della famiglia. È grazie a lei se Vittorio mi ha permesso di oltrepassare la scorza apparentemente dura della sua riservatezza e di scoprire il suo cuore gentile e generoso. Di lei già mi mancano l’eleganza innata con cui nobilitava ogni contesto e la curiosa intelligenza con cui incendiava ogni conversazione, che immancabilmente riconduceva all’essenziale: con lei ci si interrogava sempre sul senso delle cose, e sapeva leggere ogni passaggio dell’esistenza di ciascuno nell’economia salvifica di un Dio trinitario che ama le sue creature. Era acuta e non convenzionale nei suoi giudizi, perfettamente consapevole, come ha suggerito il sacerdote alle esequie, che l’autentica libertà viene da Dio e che, di conseguenza, la più alta forma di libertà è affidarsi a Lui, adeguando la nostra alla sua divina volontà.

Non appena la salma è arrivata ed è stata posta ai piedi dell’altare, Vittorio ha lasciato la panca e, mettendosi dalla parte del capo, vi ha posto le sue mani sopra, per alcuni lunghi attimi di silenzio, a stabilire un ultimo contatto. La stessa scena si è ripetuta al termine della funzione, poi l’anziano sposo si è fatto lentamente di lato permettendo che il corpo della sposa venisse condotto alla sepoltura.

In quell’attimo ha alzato la mano destra e ha ripetuto quel semplice cenno di saluto che accompagna i giorni di chi si vuole bene: «Ciao». E che promette ogni volta, anche in questo caso estremo, un «Arrivederci», come Vittorio spiegava nella sua postfazione a Una fede in due, il libro in cui Rosanna ha raccontato il loro innamoramento e la vita in coppia: «In entrambi», confidava allora Messori, «è stata sempre presente la consapevolezza della morte e la certezza che quella non sarà la fine ma l’inizio. Per questo ci siamo sempre detti che il primo cui toccherà varcare la porta che si apre su una dimensione “altra” dirà all’altro un convinto “Arrivederci a presto”».

E così ha fatto Rosanna lasciando la casa per andare in ospedale, e poi ancora dal letto del ricovero in quell’ultima volta in cui Vittorio ha potuto farle visita. E lo stesso gesto ha ripetuto con gli amici, che lei chiamava «i vicini», che ha convocato al suo capezzale per una di quelle confidenze preziose che gli amici, i vicini, si fanno cuore a cuore. Mi ha telefonato di pomeriggio, il mercoledì che precedeva la Settimana Santa: «Sono stata molto male», riferì, «se puoi, lascia quello che stai facendo e vieni. Anche stanotte, ma desidero condividere una cosa importante». Quando l’ho raggiunta, un paio d’ore dopo, l’ho trovata distesa nel letto della cameretta al piano rialzato, alla sinistra dell’ingresso. Si era trasferita lì, per non essere di disturbo al marito per la malattia. Rosy, la signora che aiuta come una figlia i Messori da trent’anni, mi aveva detto che Vittorio si era ritirato a pregare e che Rosanna mi avrebbe ricevuto subito. Nella stanza c’era già un altro amico, “Riccardo” anche lui e precettato d’urgenza.

Noi ci preoccupavamo che potesse essere scontenta delle cure o che ci desiderasse garanti di qualche disposizione testamentaria. Invece, voleva riferirci che la malattia così improvvisa e violenta era stata abitata dal Signore, il quale l’aveva resa certa della sua misericordia. Non solo su di lei, ma per tutti. L’amica era molto affaticata, le rimaneva un filo di voce. Ma lo sguardo e il suo dire rimanevano assolutamente lucidi. Con estrema chiarezza arrivò al punto: ci rivelò che nei giorni precedenti la nostra visita, a partire dal giovedì, mentre per gli altri si trovava in uno stato di presenza assenza, lei aveva rivissuto visivamente e nella propria carne la Passione di Cristo. Spiegò che aveva seguito Gesù in ogni passo della sua agonia dal Getsemani al Calvario e che ne aveva partecipato il dolore. Dalla domenica si era sentita meglio. «È stata dura», sospirò, «e non me lo aspettavo proprio. Ma sono arrivata in fondo e ho visto il Signore vittorioso». E qui aggiunse: «Nella Chiesa una nuova conversione è in atto. Siamo al punto di svolta. Anche per questa mia povera offerta Gesù promette che la Chiesa ritroverà la sua unità». Questo non è tutto ciò che l’amica ci ha detto – ci sono cose che vanno maturate nel cuore prima di essere conosciute – ma tutto ciò che ha detto lo ha voluto ripetere, perché fossimo resi certi della sua consapevolezza. «Io ho finito», ha tenuto a puntualizzare. Poi ci ha congedato.

Devo dire che in questa luce colpisce che Rosanna sia poi morta di Sabato Santo, quando Gesù ha portato a termine la Via della Croce e sta per risorgere. Così com’è sorprendente che il Sabato Santo quest’anno sia caduto il 16 aprile, il giorno dei compleanni di Vittorio e di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, che Rosanna in Tornare al centro, l’ultimo suo libro, indica come i due punti di riferimento nella famiglia di Dio di cui sempre si è sentita parte.

Ma il 16 aprile, prima di Rosanna, celebrava già la nascita al Cielo di Bernadette Soubirous, la santa più amata da Messori, il quale una volta, trovandosi a Nevers, ne ha potuto toccare le spoglie mortali nella teca che le custodisce, rimanendone sconvolto, perché a distanza di oltre centocinquant’anni la pelle della Veggente di Lourdes rimaneva morbida e calda al tatto, come viva, testimone della sua purezza incorruttibile.

A Nevers, come si sa, Bernadette Soubirous giunse nel 1866 presso le Suore della Carità e dell’Istruzione cristiana e da qui più non si mosse sino alla morte, avvenuta il 16 aprile del 1879. Ciò che forse è meno noto è che gli ultimi suoi giorni «visse fino in fondo la sua passione, come Émile Zola stesso l’ha chiamata». Lo ha scritto proprio Vittorio nel suo Ipotesi su Maria, citando le precise parole del letterato francese, noto per la sua iniziale incredulità, che definì la Veggente «una irregolare dell’isteria», ma che, poi, rimase ammaliato dalla sua figura luminosa: «Chiese perdono a tutti», riferì Zola. «Disse che, dal Cielo, non avrebbe dimenticato nessuno. La passione era ormai consumata. Aveva, come il suo Salvatore, i chiodi e la corona di spine, le membra flagellate, il fianco aperto. Come Lui, levò gli occhi in alto, stese le braccia in croce e gettò un grido: “Mio Dio!”. E, come Lui, verso le tre del pomeriggio disse “Ho sete”. Intinse le labbra nel cucchiaio che le porgevano, chinò la testa, abbassò le palpebre, entrò nella morte».

Così è passata a Dio Bernadette di Lourdes un 16 di aprile, così anche Rosanna in un giorno che associa il 16 aprile alla Pasqua di Gesù e dei santi che si sforzano di vivere nella sua sequela. E Vittorio, d’ora in avanti, festeggiando la sua nascita non potrà che festeggiare la vita nuova delle due donne che, con Maria di Nazaret, ha indicato come i punti di riferimento nella famiglia di Dio di cui dopo la conversione si è sentito parte.

Il giorno del funerale, la Lettura ha descritto l’efficacia purificatrice e redentrice della Croce di Cristo, a cui il cristiano può ed è chiamato a collaborare offrendo le sue sofferenze in comunione con Lui. E non ho potuto fare a meno di riscontrare la coincidenza anche fra la Parola di Dio e il vissuto particolare di cui l’amica mi aveva messo a parte: «Sappiamo bene», afferma san Paolo, «che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con Lui, perché fosse distrutto il corpo del peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato» (Rm 6, 6 ss.).

Non solamente Bernadette, tutti i mistici vivono la Croce perché venga «distrutto» il peccato del mondo. Alcuni ne portano i segni perfino esteriormente. Per il suo amore alla Chiesa, Rosanna era particolarmente attratta dalla figura di Pierina Gilli, che Gesù associò alla sua Passione chiedendole preghiere, sacrifici e penitenze in particolare per le anime dei consacrati che tradiscono la propria vocazione. È per lei, la piccola infermiera di Montichiari, se noi due siamo divenuti amici. Rosanna mi cercò nella primavera 2008, dicendomi che con Vittorio volevano propormi di dare una mano per studiare la mariofania di Montichiari che giudicavano imponente e autentica. Insieme abbiamo curato la pubblicazione postuma del saggio di mons. Enrico R. Galbiati Maria Rosa Mistica Madre della Chiesa, che il biblista aveva redatto a mano qualche anno prima per non disperdere il lascito degli eventi bresciani. Seguirono anni di pubblicazioni e di iniziative che ci hanno visto fianco a fianco e con cui abbiamo concorso con altri amici alla decisione del Vescovo di Brescia di erigere nel 2019 le Fontanelle di Montichiari a santuario mariano e all’inizio di una nuova fase di indagine in accordo con la Santa Sede.

Proprio come Pierina, il cuore di ogni preoccupazione di Rosanna era la Chiesa, lo strumento stabilito da Dio per la salvezza degli uomini nella storia. Non si dava pace per quanti, su opposti fronti, stabiliscono un solco incolmabile di discontinuità fra la Tradizione e la Chiesa postconciliare. Dell’ultimo Concilio valorizzava le novità, ma soffriva tremendamente le derive che hanno portato molti consacrati, proprio come predetto a Montichiari dalla Vergine, a non dare più credito alla propria vocazione fino al punto di tradire sé stessi e il Signore con la perdita della fede. Ne soffriva tremendamente perché è per la perdita della fede che non si contano più gli scandali di questi tempi oscuri.

Per questo ha scritto Tornare al centro, dove il centro è Cristo, per riannunciare con forza che il cristianesimo non è una teoria, ma un incontro interpersonale con il Dio creatore trinitario. Nello stesso libro Rosanna riferisce di alcuni momenti decisivi della sua esistenza in cui ha sentito palpabile e certa la presenza del Signore. E mostra la luce che promana dalle apparizioni mariane e da quei santi, come san Luigi Maria Grignion de Montfort, che riconoscono nella Madonna la creatura scelta da Dio per rendere possibile il trionfo finale di Cristo e del suo Regno. Riconosceva in Lei la persona ugualmente viva, estremamente partecipe dei casi umani, che ci restituiscono duemila anni di Magistero e di apparizioni. La mamma che nutre, consiglia, sostiene e rialza i suoi figli, anche quando sbagliano e nessun altro sembra disponibile a dar loro credito. Rosanna amava teneramente la Vergine, in cui vedeva il modello accessibile, in quanto creatura proprio come noi; e che, come tale, rende possibile a ogni altro uomo e a ogni altra donna di rispondere pienamente al disegno divino.

Rosanna si è sempre sforzata di dare questa risposta con la sua vita, gli interventi pubblici, i suoi scritti. Dei quattro volumi che ho seguito per le Edizioni Ares posso dire, per necessità di sintesi, che essi sono un unico grande elaborato in cui il segreto di un’esistenza realizzata sta nel riconoscere di essere figli amati da Dio. Ragione per cui non si dava pace di fronte alla crisi attuale della Chiesa, al punto di offrire generosamente per essa sé stessa nella sua ultima battaglia. E dire infine anche lei, con Bernadette, insieme con Gesù: «Tutto è compiuto».

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- Preghiera e annuncio, l'eredità di Rosanna Brichetti Messori, di Riccardo Cascioli

- Cara Rosanna, sei stata il modello di donna cattolica, di Patricia Gooding-Williams


 

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